Campobasso/ Pendolari ‘appiedati’: una vergogna per la città!

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Il ‘caso’ dei tagli chilometrici al trasporto urbano mette ancora una volta in luce il Molise (ma in questo caso ancor più il capoluogo di regione) dell’inefficienza e dell’approssimazione.

Campobasso è da sempre città soggetta a forte pendolarismo in entrata, per scelta politica e ruolo amministrativo; si calcola che fino a ventimila persone, tra studenti e lavoratori, quotidianamente entrino in città, utilizzando in buona parte, soprattutto nel primo caso, i mezzi del trasporto pubblico. Cosa succederà adesso? Dal 13 settembre tutte queste persone correranno il rischio di rimanere ‘appiedate’ all’arrivo al Terminal delle autocorriere, perché non verrebbe più garantito il collegamento con i bus navetta verso il centro, l’ospedale ed i licei. Badate bene: dal 13 settembre, giorno di apertura delle scuole. Proviamo ad immaginare il caos che si verificherà quel giorno ed in quelli seguenti: la situazione sarà allucinante!

Il fatto è di una gravità assoluta, una vera e propria macchia sull’immagine della città, anzi, a dirla tutta, una vergogna! A determinare l’assurda decisione sarebbe stato il taglio chilometrico del 30 per cento imposto dalla Regione al Comune per questioni di bilancio e trasferimenti di fondi pubblici; dovendo scegliere come agire, a palazzo San Giorgio hanno inteso non penalizzare i residenti, che l’autobus lo devono prendere tutti i giorni per tutto l’anno e invece tagliare di netto i servizi ad utilizzo prevalente dei pendolari.

Una soluzione poco salomonica, creata così ‘sic et sempliciter’ senza valutarne le conseguenze, che sono enormi.

Il Comune di Campobasso ha tra le tariffe maggiori possibili in fatto di tassazione e prelievo fiscale ed ha ‘l’obbligo’ di garantire servizi adeguati all’uopo, non solo ai cittadini, ma anche ai ‘forestieri’ che già devono sopportare viaggi, anche lunghi, per venire a studiare o lavorare in città e ora si troveranno di fronte a questa penalizzazione; il trasporto cittadino, tra tutti i servizi pubblici, è quello di maggiore interesse collettivo, insieme alla fornitura di acqua potabile e queste due voci assolutamente non possono essere condizionate da scelte drastiche visto il ruolo ‘sociale’ che rivestono.

Secondo aspetto: la situazione climatica del capoluogo, che è caratterizzata da inverni rigidi, temperature basse e buona probabilità di precipitazioni nevose. Migliaia di persone sarebbero costrette ad attaversare la città a piedi, tra pioggia, vento o gelo.

E’ impensabile che non si sia studiata una strada differente, una sorta di perequazione tra le varie corse, rendendole omogenee e senza sacrificare di netto una categoria, peraltro già penalizzata; è maggiormente impensabile (se così si può dire) che non sia accaduto all’interno di una struttura amministrativa, quella del Comune, che vanta centinaia di dipendenti e decine tra funzionari e dirigenti. Orbene un taglio ci deve essere, se gli accrediti sono diminuiti, ma dovrà essere relativo, limitandolo casomai ad alcuni orari e giorni. Il cosiddetto taglio ‘verticale’, la mannaia sui servizi non serve a nessuno, o meglio, servirà solo a farci odiare.

Con una punta di ironia potremmo concludere dicendo che tutto si risolverà con la metropolitana leggera:utilizzando l’ossimoro che nessuno vuole, sarebbe come affermare l’utilità di uno spreco di risorse. Ma ritiriamo subito la proposta, perché un’amministrazione pubblica poco efficiente potrebbe anche prenderla per buona.

Stefano Manocchio

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