Campobasso/ L’emergenza scuole che la politica non può (o non vuole?) risolvere

231

Quando si parla del ‘tema del momento’ per il Molise in generale (e il capoluogo in particolare) bisogna partire dai numeri; lo farò, ma all’incontrario, cioè spiegando il problema e poi citando le cifre. Un numero lo dirò subito: all’ombra del Castello Monforte ci sono una cinquantina di locali adibiti a scuola considerati insicuri (è citato espressamente in una autorevole relazione istituzionale); alcuni addirittura definiti ad alto rischio per una parte consistente dei diecimila alunni che quotidianamente entrano nelle scuole del capoluogo.

Il dato sembra inoppugnabile, oltre che facilmente verificabile; ma per spiegare meglio i fatti sarà bene ripercorrere il cammino a ritroso nel tempo. Dalla data che purtroppo nessuno dimenticherà in Molise, il 2002, tutti i nuovi amministratori cittadini del capoluogo di regione hanno messo al primo posto del programma elettorale la sicurezza nelle scuole: il famoso ‘big Gino’ la definì addirittura la priorità assoluta, quasi esclusiva, ma anche nel suo quinquennio di governo non si è visto quasi nulla di nuovo. Anche il successore, Antonio Battista ha rivendicato questa priorità, sciorinato dati e numeri alti, ma alla vista ( e anche di fatto) nei cinque anni di mandato, plessi nuovi non sono stati realizzati, tranne due in formato ‘mini’ di cui si parlerà nel seguito dell’articolo. Ricordo bene quando l’Amministrazione comunale di Campobasso, a guida PD, annunciò il Piano da 14 milioni di euro (che poi per l’edilizia scolastica di un capoluogo di regione non è una cifra astronomica). In verità non si trattava di niente di nuovo, visto che faceva riferimento ad una vecchia scheda tecnica di finanziamenti disponibili a favore del Comune. Il riparto dei fondi proveniva da risorse FSC 2000/2006 dell’Accordo di programma tra Regione e Comune, relativo al noto piano “Sistema scuole sicure, città, mobilità cittadina” del 07 novembre 2011. Quindi una destinazione di fondi che, dal 2011 ad allora, ancora non vedeva il suo percorso finale, cioè l’elevazione di muri e pareti scolastiche nella loro interezza e che addirittura faceva riferimento ad una programmazione risalente ad almeno tre lustri fa. E’ vero che nel tempo è stata rimodulata, ma la scusante non è una giustificazione.

Di quella programmazione e delle altre non si è visto granché di costruito: allora venne annunciato il super progetto di Via Crispi, che al momento tanto super non è, visto che per vedere quel plesso costruito nella sua interezza manca ancora del tempo; non è stato realizzato il plesso scolastico che si sarebbe dovuto finanziare con i proventi della vendita delle ex-elementari di Via Kennedy e del capannone di Via D’Amato, perché queste vecchie costruzioni sono ancora al loro posto, abbandonate. Il ‘Romita’ è stato abbattuto da anni e trasferito in un capannone preesistente all’uopo adattato, anche bene, dove, par di capire, almeno per il momento rimarrà e al suo posto si è avuta una ricostruzione solo parziale delle volumetrie dismesse. Sono state costruite, è vero, due ‘scuolette’ (in via Berlinguer ed a ridosso della ‘Colozza’), che per dimensioni sembrano le casette dei lillipuziani. C’è l’ipotesi-Mascione che ancora suscita non poche polemiche e sono stati trasferiti studenti nel palazzone della cosiddetta ‘Casa dello studente’ in zona di San Giovannello e altri ne dovrebbero arrivare da quelle parti. Questo e poco altro, tranne sporadici interventi per la sicurezza ‘a macchia di leopardo’ con rattoppi vari. Nel mentre sono state chiuse la già citata scuola di Via Kennedy, scuole al Cep, a ridosso di Via D’Amato e la ‘storica’ sede della D’Ovidio di Via Roma (ometto il nome sostitutivo che ho già criticato in passato) e probabilmente altre che al momento mi sfuggono dalla mente.

A ‘discolpa’ dei sindaci va precisato che certo non spetta a loro l’erogazione dei finanziamenti sulla scuola e forse il capoluogo di regione in passato non ha ‘reclamato’ a gran voce i finanziamenti necessari, a differenza di quanto avvenuto nei paesi, dove l’emergenza scuola è di gran lunga l’argomento maggiormente sentito dalla popolazione. O, forse, sono stati i decisori politici superiori quelli che fanno le scelte strategiche, ad ignorare negli anni o nei decenni passati le istanze provenienti da Campobasso. Non voglio certo scatenare la ‘guerra tra poveri’ e non entro nel dettaglio di questa posizione, ma è indubbio che al momento vi siano scuole moderne e belle in comuni con pochi alunni (alcune poi solo parzialmente utilizzate) e nella città maggiore sia più o meno il disastro. Cosa si sta facendo adesso? Altre enunciazioni pubbliche, da verificare, sperando che in questo quinquennio si eriga qualche plesso ‘serio’ e si intervenga per la sicurezza, non di alcuni, ma di tutti i diecimila ed oltre studenti presenti nelle scuole di Campobasso. Altrimenti aspetteremo il prossimo sindaco, che naturalmente prima e dopo le elezioni dirà che la sicurezza delle scuole della città sarà priorità assoluta sua e della sua amministrazione.

Stefano Manocchio

Commenti Facebook