L’angolo della Psicologa: I legami affettivi tra dipendenza ed autonomia (prima parte)

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Cominciamo un altro viaggio, come quello che abbiamo percorso insieme parlando delle emozioni.

In questo nuovo cammino a tappe il tema che ci accompagnerà sarà l’amore, nelle sue tante e colorate sfumature.

Cominciamo oggi la nostra avventura nel mondo dell’amore provando a definirlo e vediamo dove arriviamo.

Quando mi chiedono: “Che cos’è l’amore?” il mio viso assume una strana espressione, buffa credo, quella di chi vorrebbe tanto rispondere ma che, tuttavia, non riesce a farlo perché non è certa di sapere da dove cominciare e dove andare a finire.

Come si fa a dire così, su due piedi, cosa sia l’amore?

Penso che non si possa dire neppure a seguito di un lungo ragionamento, anzi, ne sono certa. L’amore non si dice, né si spiega, l’amore si sente e si vive.

Negli anni questo argomento è stato tema di molte ricerche ma nessuna sostanzialmente ha raggiunto il primato dell’esaustività, probabilmente perché l’amore è una dinamica in continuo movimento che sfugge alla ragione, che si genera e si rigenera unitamente ai cambiamenti del proprio essere e di chi lo prova.

Quando parlo di amore in qualche incontro mi baso spesso sulla teoria di Stemberg perché trovo in essa un giusto compromesso, quello che, al di là del contenuto, sostiene che l’amore vero e completo non sia fine a stesso ma si formi dall’unione e dalla condivisione, come a dire che l’amore, quello vero, nasce dall’incontro di più parti tra loro differenti e, in tale meccanismo si nutre e cresce.

Questo psicologo, Stemberg appunto, sosteneva che l’amore sia costituito da tre componenti fondamentali e che, in base alla loro combinazione, scaturiscono diverse tipologie di relazione che, di volta in volta, prendono la forma di un amore romantico, di un’infatuazione, di pura attrazione, di amicizia o di un amore maturo.

Le componenti che permettono il crearsi di queste determinate tipologie di relazioni sono: 

l’impegno, ovvero l’insieme di conoscenze, affetti e comportamenti che segnalano la disposizione dell’individuo a proseguire un determinato rapporto;

l’intimità, cioè il processo che induce l’avvicinamento e l’esplorazione delle affinità e delle differenze fra due persone e che comporta l’espressione di emozioni di vario genere ed intensità, esso implica necessariamente confidenza, fiducia, complicità, la condivisione e di vicinanza vissute nel rapporto, che scaturisce dall’intimità e dalla convergenza degli interessi individuali;

– a passione, intesa come attrazione, desiderio sessuale, sensazione di essere innamorati.

Dell’amore hanno creato addirittura un’equazione cosi che non solo i tipi sentimentali ne potessero comprendere il significato ma anche quelli più cervellotici e razionali!

Ovviamente la mia è una battuta ma, una formula che viene definita l’equazione dell’amore, esiste davvero ed è stata formulata dal fisico Dirac (premio Nobel per la Fisica nel 1933), eccola qui:

(∂ + m) ψ = 0”

Questa equazione, tradotta per chi come me di fisica ne capisce ben poco, afferma:“Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possiamo più descriverli come due sistemi distinti, ma in qualche modo sottile diventano un unico sistema. Quello che accade a uno di loro  è continuare ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce”. Che tradotto ancora in parole più povere potrebbe significare che, quando due persone si conoscono, si innamorano ed arrivano ad amarsi, diventano una cosa sola tanto da incidere l’uno sull’altro.

Non so quanto posso essere d’accordo con questa definizione poiché penso che l’amore sia quella forza unificatrice che, se espressa nella forma di maggiore verità ed equilibrio, lascia libere le persone che unisce piuttosto che renderle dipendenti.

Tuttavia la definizione più bella che abbia mai letto dell’amore e che mi ha fatto sentire una stretta nello stomaco è quella di Jean Vanier, il fondatore delle comunità per disabili “l’Arca”.

Chiudo questa prima tappa del nostro nuovo viaggio proprio con le sue parole per lasciarvi qualcosa di bello e magari la voglia di mettervi alla ricerca, nel vostro cuore, di quell’amore che non deve essere capito o definito ma semplicemente sentito, seguito e vissuto nel miglior modo possibile: L’amore non è né sentimentale, né un’emozione passeggera; è un’attenzione all’altro che a poco a poco diventa impegno, riconoscimento di un legame, di un’appartenenza vicendevole; è ascoltare l’altro, mettersi al suo posto, capirlo, interessarsene; è rispondere alla sua chiamata e ai suoi bisogni più profondi; è compatirlo, soffrire con lui, piangere quando piange, rallegrarsi quando si rallegra. Amare vuol dire anche essere felici quando l’altro è lì, tristi quando è assente; è restare vicendevolmente l’uno nell’altro, prendendo rifugio l’uno nell’altro: «L’amore è una potenza unificatrice», dice Dionigi l’Areopagita.
Se l’amore è essere teso uno verso l’altro, è anche e soprattutto tendere entrambi verso le stesse realtà; è sperare e volere le stesse cose; è partecipare della stessa visione, dello stesso ideale. E, con questo,è volere che l’altro si realizzi pienamente secondo le vie di Dio e al servizio degli altri; è volere che sia fedele alla sua chiamata, libero di amare in tutte le dimensioni del suo essere(J.Vanier in “La comunità luogo del perdono e della festa”).

dott.ssa Antonella Petrella psicologa, psicoterapeuta

 

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