Il Consiglio Comunale di Termoli schiera il suo ‘NO’ alle trivellazioni in Adriatico

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Il Consiglio Comunale di Termoli si è riunito ieri 16 ottobre 2014 per discutere del tema “Tutela dell’Adriatico e difesa dell’ambiente marino e costiero termolese”. Dopo l’apertura dei lavori condotta dal presidente del Consiglio Manuela Vigilante, il consigliere Antonio Sciandra ha dichiarato a nome della Maggioranza in Consiglio, la totale contrarietà a qualsiasi intervento di trivellazione nel mare Adriatico e ha proposto una mozione d’ordine, a nome del gruppo consiliare del PD, per poter stilare un documento unico e condiviso con la Minoranza in Consiglio.
Dopo la riunione dei capigruppo e dopo la lettura da parte del Presidente dell’ordine del giorno integrato, si è aperta la discussione. Si sono susseguiti gli interventi del Consigliere Nicolino Di Michele che ha spiegato tecnicamente i pericoli e i danni al territorio molisano che deriverebbero dall’installazione di pozzi petroliferi al largo della costa molisana. Il consigliere Sciandra ha ribadito la possibilità di inserire la costa molisana nella perimetrazione del costituendo Parco  Nazionale “Costa Teatina”.
L’avvocato Michele Marone ha posto l’attenzione sullo Sblocca Italia e le competenze della Regione Molise in fatto di tutela del territorio. A seguire il consigliere Paolo Marinucci e  Daniele Paradisi hanno sottolineato la necessità di intervenire per evitare ulteriori scempi della costa. Il consigliere Di Francia si è espresso a nome del PD locale e come Maggioranza ribadendo la contrarietà ad ogni forma di inquinamento e di ruberia del territorio. Infine il consigliere Roberti ha auspicato a che si sviluppi una coscienza di tutela del territorio. L’ordine del giorno è stato votato all’unanimità.

Di seguito si riporta l’ordine del giorno completo di integrazioni:

ORDINE DEL GIORNO
Oggetto: “Tutela dell’Adriatico e difesa dell’ambiente marino e costiero termolese”

Il Consiglio Comunale di Termoli.
Premesso che,
–    La costa adriatica, compreso lo specchio d’acqua antistante Termoli, sono interessati da un progetto di ricerca di idrocarburi;
–    La Regione Molise ed il Governo Nazionale hanno espresso parere favorevole per la realizzazione dei saggi;
–    L’attività estrattiva del petrolio, in mare o nel terreno, comprometterebbe in modo irreversibile, l’ecosistema marino e terrestre;
–    Il Decreto Renzi cosiddetto “Sblocca Italia” facilita e velocizza le procedure estrattive, senza tener conto dei riflessi negativi delle azioni prodotte;

Il 20.03.2012 con delibera di consiglio comunale è stato approvato un documento che nella sua interezza disponeva la salvaguardia del Mare Adriatico e del Territorio termolese dall’estrazione di idrocarburi.

considerato che,

–    L’ispezione dei fondali marini avviene mediante la tecnica dell’AIR GUN;
–    La suddetta tecnica risulta dannosa sia per i fondali che per le specie ittiche;
–    L’attivazione delle trivellazioni ed ancora più dell’attività estrattiva del petrolio in un mare chiuso come l’Adriatico, comporterebbe una seria compromissione dell’attività di pesca e del turismo con gravi ripercussioni economiche per Termoli e per l’intera Regione Molise;
–    L’estrazione petrolifera è un’attività ad alto rischio e ad alto impatto su tutte le matrici ambientali (suolo, acque, aria) oltre che su flora e fauna, in tutte le fasi del processo: dalla perforazione sino al trasporto;

particolare rilevanza hanno, durante i processi estrattivi, i fenomeni di contaminazione del suolo e delle falde acquifere a causa dei cosiddetti fanghi di perforazione che vengono utilizzati nelle operazioni di trivellazione e nelle successive fasi di estrazione degli idrocarburi;

per raggiungere i giacimenti le trivelle utilizzano sostanze chimiche dette “fluidi perforanti” necessari per eliminare gli strati rocciosi, controllare la pressione, lubrificare e raffreddare lo scalpello delle trivelle e consolidare il foro di perforazione e le pareti del giacimento sostenendone le pareti e impedendo loro di restringersi o di franare, facendo perdere tratti di foro perforato.
Si tratta di sostanze chimiche complesse, a base di additivi e oli, che si infiltrano nei terreni per passare poi nelle falde acquifere, inquinandole con componenti altamente tossici;
una volta individuato il serbatoio petrolifero sotterraneo, per estrarre il greggio, gli operatori iniettano nel suolo liquidi contenenti acqua mista a sostanze chimiche.
La pressione creata fa risalire il petrolio in superficie, mentre le sostanze inquinanti riempiono l’area sottostante. Le rocce presenti in sito non essendo completamente impermeabili lasciano filtrare parte del liquido che penetra così nelle falde acquifere pregiudicandone seriamente le caratteristiche chimico-fisiche e batteriologiche;

la realizzazione di un pozzo, soprattutto di notevole profondità, che interessa falde acquifere profonde (indipendentemente da tutti gli accorgimenti tecnici utilizzati in fase di realizzazione dello stesso) facilita il passaggio dell’acqua e molto spesso degli inquinanti da una falda più superficiale a una falda più profonda;

un’ulteriore problematica connessa allo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi riguarda il possibile verificarsi di fenomeni di subsidenza a seguito dell’estrazione di fluidi in profondità. La subsidenza è un fenomeno di abbassamento del suolo ampiamente diffuso su scala nazionale, essendo legato alla naturale e lenta evoluzione geologica della crosta terrestre ed alla conseguente formazione dei rilievi montuosi e dei bacini sedimentari. La subsidenza può dipendere inoltre da attività antropiche, tra cui rientrano sicuramente quelle relative allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi che possono determinare alterazioni delle condizioni naturali del suolo e del sottosuolo;
la coltivazione dei giacimenti infatti può determinare il verificarsi di fenomeni di decompressione a seguito della riduzione della pressione dei fluidi nella roccia causati dall’estrazione dal sottosuolo del petrolio e delle acque che spesso ad esso sono associate. La riduzione di spessore degli strati può ripercuotersi verso l’alto e manifestarsi in superficie con un locale cedimento del suolo;
lo sfruttamento petrolifero a lungo termine può quindi disturbare le condizioni del sottosuolo attorno ai giacimenti di petrolio e di gas in molti modi. I fluidi di riempimento possono propagarsi e penetrare nelle crepe e nelle fratture contribuendo allo spostamento di roccia, al propagarsi di crepe, sfalsando gli equilibri e aggiungendo maggiori pressioni in punti vulnerabili e ad elevato rischio sismico come il nostro territorio. L’estrazione di petrolio che può spostare sulle rocce circostanti pressioni e forze che prima erano equilibrate;

numerose zone del territorio nazionale, delicate dal punto di vista ambientale, sono attualmente oggetto di indagini geologiche e prospezione di idrocarburi. In particolare, e da tempo, si parla di perforazioni antistanti la costa adriatica e, nello specifico, nell’area delle Isole Tremiti;

l’azienda Edison S.p.a ha chiesto l’autorizzazione di tre nuovi pozzi petroliferi tra Vasto e Campomarino (dove si trova anche Termoli), la procedura di istituzione è in fase finale presso il Ministero dell’Ambiente;

tali perforazioni, oltre ai problemi sopra descritti, mettono a repentaglio lo sviluppo ecosostenibile dell’area oggetto del costituendo Parco nazionale “Costa Teatina”, già previsto con legge n.93/2001 art. 8 comma 3;

i nuovi insediamenti metterebbero a repentaglio lo sviluppo sostenibile dell’ecosistema marittimo e della pesca;

la perimetrazione dell’istituendo Parco nazionale “Costa Teatina” non è ancora stata effettuata e che pertanto i confini del parco potrebbero ricomprendere anche la costa molisana (o quantomeno tutelarla in qualità di vicinanza al parco marino poiché risulta impossibile definire netti confini);
tutto ciò premesso,

DELIBERA

1)    Di esprimere ferma contrarietà a qualsiasi operazione di ricerca ed estrazione di idrocarburi nel mare Adriatico e sulla costa termolese;
–    Di invitare il sindaco,
·    a rappresentare l’indirizzo del Consiglio Comunale al Presidente, all’assessore all’Ambiente della Regione Molise ed al Governo Nazionale;
·    a coinvolgere i Comuni costieri molisani, abruzzesi e pugliesi per svolgere una azione sinergica di contrasto alle attività di ricerca ed estrazione petrolifera;
·    a riferire entro un mese in Consiglio comunale l’esito di tali iniziative

2)    a) a prendere le necessarie misure atte ad evitare la realizzazione dei pozzi nelle zone tra Vasto e Campomarino
b) richiedere alla Regione Molise l’inserimento della costa molisana nella perimetrazione dell’istituendo parco nazionale  “Costa Teatina”

3)    di invitare il Consiglio regionale a intraprendere ogni iniziativa utile nei confronti del Governo nazionale per le modifiche degli articoli 36,37 e 38 del Decreto Legge “Sblocca Italia” coerenti con la tutela costituzionale della legislazione concorrente in materia energetica.

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