Riuso, riciclo e riqualificazione: Revive 14 allarga i confini rigenerazione urbana sostenibile

1076

Continua la kermesse di (Re)vive, il seminario organizzato dalla Fondazione dell’ordine degli architetti di Campobasso, inaugurato l’11 novembre e che si svolgerà fino a sabato 15 novembre. Ieri altra giornata densa di contenuti scientifici, soprattutto nella tavola rotonda che ha visto alternarsi alcuni docenti delle Facoltà di architettura d’Italia, introdotti dal prof. Luciano De Bonis dell’Università del Molise. Ad aprire il dibattito un’interessante riflessione del prof. Antonio Clemente dell’Università G. d’Annunzio degli studi di Chieti-Pescara sul linguaggio, sull’attuale difficoltà di attribuire dei significati certi e condivisibili ad alcuni termini correnti. Citando Bernardo Secchi, il relatore ha parlato della necessità di porre attenzione non tanto alle cose, quanto piuttosto al racconto, al come se ne parla. Clemente ha fatto riferimento alla parola rigenerazione, oggi difficilmente identificabile e confusa tra i vicini termini riuso, riciclo, riqualificazione, termini che hanno scandito varie epoche del progetto e che mutano le proprie declinazioni al cambiare dei contesti economici, culturali e sociali.
E proprio sul concetto di perdita di responsabilità della parola è intervenuto il prof. Marco d’Annuntiis dell’Università degli studi di Camerino, in merito all’enorme scarto che esiste oggi tra vocabolario e realtà, in particolare facendo riferimento a coppie di termini come città campagna, centro periferia che esprimono oggi antinomie in qualche modo desuete, da rileggere alla luce delle nuove ricerche sulla città contemporanea. A questo riguardo D’Annuntiis ha posto l’accento sul relativismo che investe oggi il rapporto centro/periferie, invitando a riscrivere questi significati all’interno dei contesti attuali, nei quali i confini tra queste due realtà sembrano sempre più assottigliarsi. Dalla lettura del territorio come palinsesto si è poi passato alla visione del territorio come spazio aperto, o meglio alle potenzialità del suolo e del progetto degli spazi aperti. In un contesto ormai caratterizzato da un surplus edilizio, mosso da una continua spinta all’espansione, l’intervento del prof. Matteo di Venosa dell’Università G. d’Annunzio degli studi di Chieti-Pescara ha aperto un ragionamento sulla possibilità di intervenire non sulle cose, ma tra le cose, leggendo nelle connessioni alcune potenzialità per la rigenerazione urbana.
Da ragionamenti sulla larga scala si è poi passati a delle visioni più ravvicinate, e il prof. Luigi Mondaini dell’Università Politecnica delle Marche ha presentato diversi progetti di riuso dell’esistente, nel tentativo di aggiungere qualità con piccole trasformazioni, evitando costosissime demolizioni e infiniti procedimenti amministrativi. Sulla scia del costruire sul costruito è intervenuto il prof. Stefano Panunzi dell’Università degli studi del Molise, presentandone un esempio paradigmatico nel progetto di riuso dei tetti del Corviale di Roma, una proposta di trasformazione della superficie vuota e inusata della copertura in potenziali giardini capaci di autoprodurre energia, qualità e bellezza.

Commenti Facebook