La Fiera d’Ottobre: dalla storia una lezione per il futuro

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Diversi autori si sono soffermati sul fatto che Larino, anche in periodi antichissimi, ad esempio nell’epoca romana, avesse un’economia florida, incentrata sull’agricoltura e pastorizia, e che la collocazione della città, sorta lungo vie importanti di comunicazione, favorisse il suo ruolo economico e commerciale nell’area. Probabilmente, questa posizione favorevole, fu la causa della grandezza di Larinum in termini economici, politici e militari. Tuttavia è difficile dimostrare il collegamento delle nostre fiere con epoche così remote. Infatti, visto anche la disastrosa situazione economica avutasi in seguito alla caduta dell’impero romano con la frammentazione della popolazione , l’indebolimento estremo delle attività agricole e produttive, la mancanza totale del controllo politico e militare del territorio, è difficile pensare che le attuali fiere siano la continuazione di manifestazioni simili che si svolgevano nell’antichità.

Dopo la rinascita dell’agricoltura, grazie all’azione dei monaci benedettini, ci fu la nascita di piccole comunità rurali intorno ai monasteri. In seguito, si ebbe l’incastellamento e l’arrivo al periodo feudale. La popolazione, per una maggiore sicurezza, si rifugiò in centri fortificati, tuttavia la protezione era pagata con la sottomissione delle persone al feudatario. La riduzione della libertà della gente e un’economia chiusa e controllata impedirono un forte sviluppo dell’ economia e del commercio. Successivamente Federico II, con la sua riorganizzazione dello Stato “indebolì L’aristocrazia feudale”, diede un impulso alle attività produttive e al commercio. Scrive lo storico Giuseppe Maria Galanti nel testo: “ Descrizione dello Stato antico ed attuale del Contado di Molise”: “Ecco l’epoca dello stabilimento della proprietà del regno, l’amministrazione pubblica cominciò a prendere una forma più solida. Di qui i principi di un governo regolare, della civiltà, delle arti, del commercio…..Egli( FedericoII) si studiò di stabilire con un corpo di leggi i principi di un governo libero ed eguale, che assicurasse a ciascuna persona la libertà civile e la proprietà dei beni, ed incoraggiasse le arti e le industria… Federico II nel 1234 istituì le fiere generali nelle diverse parti del regno. Sotto di lui la popolazione crebbe sensibilmente…le nostre provincie…cominciarono ad essere abbondanti e floride…”. Anche in questo caso , però, non è possibile, con certezza, legare l’esistenza delle nostre fiere all’azione politica di Federico II. Molto più facile è invece chiarire perché la nostra antichissima fiera si svolge a Ottobre. Prima di chiarire questo aspetto, soffermiamoci sull’etimologia della parola “ Fiera”.Come molti sapranno il termine fiera deriva dal Latino Feriae dal significato di festa, giorno festivo. Infatti i mercati si tenevano in occasione di feste. In questi giorni si riversavano nelle città moltissime persone provenienti dalle aree rurali e questo rappresentava una ghiotta occasione per il commercio di animali, oggetti di artigianato, produzioni locali. Anticamente a Larino si svolgevano tre fiere importanti, la prima dell’anno, quella di Sant’Antonio Abate, a Gennaio, dal 13 al 21 del mese, la seconda, intorno alla festa di San Primiano, dal 13 al 18 maggio e infine quella di San Pardo che si svolgeva dal 18 al 28 maggio. Questo dato è riportato nell’articolo “ La Fiera di Larino nella storia” di Giuseppe Mammarella che a sua volta si riferisce al testo “ Considerazioni storiche sulla città di Larino” di Giandomenico e Alberto Magliano in cui è riportata una relazione di Salvatore Pinto “ in cui sono descritte le condizioni dei pochi abitanti di Larino scampati da un’epidemia di peste che nel 1656 interessò la città frentana”( Giuseppe Mammarella/ Da Vicino e da Lontano).La collocazione della fiera di San Pardo nel mese di Maggio e intorno alla festa patronale giustifica il successo di questa manifestazione: molte erano le persone, da tutti i centri vicini, richiamate a Larino in quei giorni. Larino da sempre è stato un centro di riferimento perché sede di diocesi e luogo dell’antica città di Larinum. La festa ha origine antichissima come probabilmente la fiera. Inoltre la fiera si svolgeva in un periodo cruciale, ovvero al ritorno dei pastori in montagna lungo le vie della transumanza ovvero i tratturi. Con le fiere i pastori avevano la grande possibilità di compiere affari prima del rientro a casa. Quindi una grande concentrazione di persone, di allevatori, caratterizzò da sempre questa antica fiera.Tuttavia ci sono alcuni misteri da chiarire sul sito dove viene svolta la fiera, denominato , in dialetto, “ U Chiane da fiere” e corrispondente al luogo dove è sorta la città moderna e dove era collocata la Larinum antica. Visto la grande quantità di animali e quindi la grande necessità di spazi, la collocazione della fiera in quel luogo era di comodo? Oppure la fiera si svolgeva in quel luogo già prima dello spostamento della comunità nel Centro storico medioevale? Io sono per la prima ipotesi, ma l’enigma è di difficile chiarimento.Successivamente, la fiera di San Pardo, con decreto regio del 13 settembre del 1742 di Carlo III, Re delle Due Sicilie, fu spostata alla seconda decade di Ottobre, nacque così la manifestazione che noi oggi chiamiamo “Fiera d’ottobre”.( Giuseppe Mammarella/ Da Vicino e da Lontano I)Quindi nel 1742 la fiera fu spostata ad Ottobre. Intorno a questa data, il 17 ottobre, a Larino, si festeggia, il natalizio del Santo Patrono,” San Parde de vellegne”. Inoltre fu confermata il legame della fiera con la transumanza visto che quel periodo dell’anno, Ottobre, è all’incirca coincidente con la discesa, sui tratturi, di mandrie e armenti dalle montagne alle pianure della Capitanata.La fiera di Ottobre, da sempre, è stata un riferimento commerciale per tutta l’area ed ha assunto , con il tempo, dimensioni tali da essere definita tra le più importanti dell’Italia Centro-meridionale. Era una fiera legata all’agricoltura, quindi si vendevano molti animali, ma anche svariati oggetti e prodotti. Veniva gente da diverse parti d’Italia, oltre ai commercianti , arrivavano a Larino gente di malaffare, cantastorie e giocolieri. Nel periodo della fiera si consumavano alcune specialità tra cui capitoni arrosto.Diversi anziani che ho intervistato nei paesi vicini mi hanno raccontato che venivano a piedi alla grandissima fiera di Larino, come un arzillo anziano di Civitacampomarano, “Alessandro”, che alcuni anni fa mi ha ricordato dei suoi “viaggi”, a piedi, a Larino per la compravendita di bovini. Della fiera d’Ottobre di Larino ne hanno parlato due scrittori importanti : Francesco Iovine e Luigi Incoronato, altri autori hanno composto componimenti musicali e poesie e ha stimolato la fantasia di diversi fotografi.Bellissima è l’immagine della Fiera d’Ottobre del 1893 in una foto di Scipione Novelli di cui una copia ingrandita è posta nell’attuale sala consiliare di Larino . Notevoli, suggestive, documenti importanti sono le foto scattate dall’Illustre famiglia di fotografi larinati “ Pilone”.Purtroppo non sono riuscito a trovare gli spartiti, ma, come risulta nel libro “ L’altare insanguinato” di Giovanni de Luca, il maestro don Carlo Bucci di Montorio nei Frentani, compose un brano musicale dal titolo “ La fiera di Larino”: “ Esso riproduceva quasi in modo plastico e rappresentativo l’omonima fiera-mercato larinese, che si svolge nei giorni 7-10 Ottobre, non lungi dalla stazione ferroviaria: fischio e arrivo del treno ansimante e sobbalzante sulle rotaie; muggiti dei buoi, il belare delle pecore, il raglio dei somari, lo strillare assordante dei molti venditori di castagne, anguille, “scapece”, utensili domestici, tessuti vari. Tutto era ben imitato da oggetti diversi e strani, dalle voci umane o strumentali dei vari musicanti, che dal maestro Bucci erano dislocati in diversi punti e luoghi, con direttive precise di come e quando dovevano entrare in azione.”Nel suo “ Viaggio nel Molise, nel paragrafo “ I contadini vanno al piano”, Francesco Iovine scrive : “ A Larino torneranno ancora per la fiera nell’ottobre: tutta la gente dei monti che si è incontrata nella piana di Larino, all’ombra della bella cattedrale gotica o nei suoi pellegrinaggi verso i santuari delle puglie o nelle migrazioni periodiche per i lavori campestri, si è data convegno qui sul finire dell’estate. La fiera è antichissima e dura una settimana: da tutti i villaggi del tavoliere e del Molise vanno verso il piano innumerevoli greggi, branchi di maiali, armenti scampananti, orefici di Agnone, spezzini da Frasso e Telese, pescivendoli da Termoli e da Vasto, saltimbanchi da Bari e da Napoli, sonnambule, giocatori di ventiquattro e ladri di ignota e universale provenienza. Gli zingari di Ielsi e di Casacalenda che hanno tecnica di Imbroglio secolare conosciuta e facilmente evitabile, si mischiano a quelli provenienti da lontano, più astuti, misteriosi…i contadini vanno verso la fiera con l’idea di tuffarsi in un ginepraio inestricabile di allettamenti, richiami persuasivi, che celano un colpo mancino o una truffa…dover concludere un affare in quella gazzarra, tra quel casa del diavolo, genera la diffidenza nei poveri contadini che affidano la loro speranza ad un unico capo di bestiame, a un solo asino, a un solo vitello….Ma nonostante tutto la gente dei monti è attratta dal piano verso questa varia, inquietante vita, irresistibilmente.”La Fiera ha ispirato anche l’animo sensibile di poeti come Maria Serafini( “ Maestra Farina”) con la sua : “ E’ Fiera” che ho ritrovato sul n° 17 de “ Il Ponte” del settembre 1991 e riporto di seguito:E’ FIERAE’ Fiera, fiera, fiera.Non sapevo che cos’eraUna grande confusioneDi cafoni e di signoriDi cavalli e di maialiE d’ogni sorta di animaliE poi banche e bancarelle dove si trovano cose belle.Baracche e baracconiDove si mangia un buon bocconePesce anguille cotti arrostoChe si mangiano sul postoQui si vende il buon vinoViva la Fiera di Larino.Un altro importante scrittore, Luigi Incoronato, parla della fiera, nel suo racconto “ Morunni”. Luigi Incoronato è nato a Montreal da padre molisano, di Ururi, e madre piemontese. La fiera di Larino era così importante che , sicuramente, il padre avrà raccontato al figlio aneddoti su questa storica manifestazione. L’autore ne sarà stato così tanto impressionato e incuriosito che ha voluto riportare, nel suo racconto, i ricordi del padre sulla Fiera. Nel libro Incoronato parla di località molisane, ma a quella d’origine, Ururi, dà un altro nome, “Morunni” per l’appunto, e a Larino, visto l’uso dei paesi vicini di denominare il centro frentano “ Arine”, secondo la mia opinione, lo chiama Rinno. Un Capitolo del libro è denominato “ La fiera di Rinno”. Visto che scrive basandosi, probabilmente, sui ricordi del padre, non è preciso sulle date, poiché scrive che si svolge “ alla fine di settembre” e ha la durata di quattro giorni, tuttavia nella descrizione è vicino a Iovine e altri che hanno parlato dell’evento. Riporto di seguito un passo del capitolo :” Oramai erano in pianura e stavano per giungere dove ogni anno …aveva luogo la rinomata fiera di bestiame, che si tramutava in una fiera di ogni sorta di mercanzie, dai piatti di budella arrostite, dalle scope di Napoli, ai coltelli di Campobasso, e raccoglieva migliaia e migliaia di contadini dai villaggi della regione, per ben quattro giorni, a comprare cose e cosucce, dal maiale ai fichi secchi, dal torrone alle scarpe, Un vocio infernale , un rincorrersi di richiami, di risa, di suoni d’ogni genere, un forte odore di animali e di uomini, un gran fango per terra e baracche, baracche, cantastorie, imbonitori, zingari, ladri, donne di ogni età, molte in nero, floride e grinzose, bambini, proprietari, braccianti, ruffiani e porci, cavalli, vacche…Finalmente lì scorsero i porci di don Erminio Tuccini… molta gente stava lì ad ammirarseli, scegliendo a lungo, con pazienza, sapendo di compiere un atto molto importante nel comprare il porco da crescere fino oltre Natale. Don Erminio sentì dentro di se un vago senso di contentezza…la giornata prometteva bene…Parlò col garzone che avrebbe diretto le vendite, gli fece delle raccomandazioni….”.Quindi la Fiera di Larino rappresenta un reperto che custodisce la nostra storia, una chiara testimonianza del nostro legame con il mondo agricolo e pastorale, una prova dell’appartenenza della nostra comunità alla cultura e all’economia della transumanza. Il successo di questa fiera è legato al fatto che essa, da secoli, ha rappresentato per lungo tempo la cultura, l’economia della nostra terra. La fiera è stato uno strumento , una vetrina promozionale del territorio, un luogo in cui era possibile acquisire nuove conoscenze e strumenti di lavoro, ma anche il mezzo per garantirsi la sopravvivenza, quindi è ricordata da tutti con affetto, come luogo della nostra memoria, è un’immagine della nostra anima che è radicata nella storia di questa terra. La fiera è un simbolo della nostra cultura, della nostra storia , della nostra economia. Oggi la fiera, per questo legame con la storia, per l’affetto e la gloria che ha guadagnato nel tempo, si “promuove per inerzia”. Anche se, parzialmente, ha perso il collegamento con l’economia della nostra terra, riesce a richiamare ancora 50.000-60.000 visitatori. Non c’è dubbio che in quei giorni il comune incassa soldi per la cessione di suolo pubblico, i locali, ristoranti, pensioni, hotel, agriturismi, e negozi di Larino e dintorni lavorano molto di più, quindi l’evento concede una boccata d’ossigeno ad una terra che sta soffrendo una gravissima crisi economica. Non Fare la fiera, interrompere il legame con la nostra storia sarebbe un suicidio incredibile, distruggere quello che i nostri antenati hanno costruito con fatica e impegno, sarebbe un’altra vittoria di quei cittadini imbecilli che mirano alla distruzione della nostra terra. Tuttavia, questa Fiera deve riprendere il ruolo promozionale e di motore dell’economia locale, deve riprendere questa importante funzione e cercare di smettere di essere solo il simulacro di quello che ha rappresentato l’evento nel passato. Neanche il legame nostalgico con il passato non basterebbe! Nel passato venivano venduti animali perché rappresentavano i beni di produzione e i mezzi di lavoro, oggi dobbiamo puntare a quello che la nostra terra offre , il meglio che può proporre a livello artigianale, enogastronomico, dei servizi . La “produzione” locale che per tipicità e qualità riesce a reggere l’urto della violenta globalizzazione. La fiera deve inoltre servire da stimolo, perché potrebbe essere la via attraverso la quale guardare cosa fanno “ gli altri”, un mezzo per un confronto con altre culture, economie, quindi rappresentare la palestra, la scuola per apprendere, per inventarsi un mestiere, per migliorare le attività produttive locali.Le sfide che deve affrontare la fiera sono ancora più grandi perché le illusioni del dopoguerra, dei soldi pubblici in abbondanza, del miraggio di un’economia facile, dell’inserimento, per “ piaceri”, in forze lavorative “ad ingrossare l’esercito del debito pubblico”, ha indebolito la creatività , la mentalità imprenditoriale, in una terra che nel passato ha rappresentato la patria di imprese importanti impegnate ad esempio nella produzione della pasta, dell’olio. Buona Fiera è per tutti!(Marcello Pastorini)

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