Un vino,un territorio/ Toscana-Montecucco “Rigoleto” Colle Massari

343

Pietro Colagiovanni*

Il territorio: siamo in Toscana, la regione italiana, insieme al Piemonte, più conosciuta al mondo per la produzione di vino, in particolare rosso. Brunello di Montalcino, Sassicaia, i cosiddetti Supertuscan sono sono solo alcuni dei nomi che hanno reso il vino italiano famoso ovunque.

Oggi ci troviamo in provincia di Grosseto e ci occupiamo di un vino rosso, intelligente e sorprendente, il Rigoleto della Cantina Massari. Il comune è quello di Cinigiano, 2500 anime immerse nel verde, ai piedi del Monte Amiata, confinante a nord con Montalcino, il paese in cui è nato il Brunello. Una terra tra il mare e la montagna, su una collina mite a guardia del fiume Ombrone.

Ma è la stessa cantina Massari, ubicato nell’omonimo castello, ad essere di per sé un’attrazione turistica. In località Poggi al Sasso, sulle pendici del Monte Amiata, nel cuore della Maremma Toscana la moderna azienda vinicola è incastonata in un castello del 1200, al centro di vasti boschi, inframmezzati da vigneti e uliveti. Una cartolina vera e propria, esempio di un paese, l’Italia, sorprendente e meraviglioso.

Centro di origine medievale Cinigiano, nell’orbita storica del comune di Siena prima e a partire dalla metà del XVI secolo annessa al Granducato di Toscana fu trasferita dal comune di Siena al comune di Grosseto nel 1766 da Pietro Leopoldo di Lorena. Da visitare oltre al citato castello sede di Colle Massari la cinquecentesca chiesa di San Michele Arcangelo, la Cappella dell’Orologio, la Cappella di Santa Petronilla e la Torre dell’Orologio nel centro del paese.

Il vitigno: il Rigoleto è prodotto con uno dei più classici blend della produzione vinicola toscana. A far la parte del leone (70%) è il Sangiovese, il vitigno a bacca nera principe della produzione toscana. Il Sangiovese, diffuso praticamente in tutta Italia, è probabilmente vitigno di origini toscana e il suo nome, secondo alcune ricostruzioni, deriverebbe da Sangue di Giove, a testimoniare il legame tra sacralità e vino.

Per altri più prosaicamente il nome deriverebbe da San Giovanni Valdarno, dove veniva coltivato. Per altri ancora le sue origini sono romagnole, a Santarcangelo di Romagna con testimonianze risalenti al periodo romano. Come che sia l’uva Sangiovese oltre a declinarsi in numerose varianti e biotipi in Toscana produce vini di altissimo livello (il Brunello è fatto con Sangiovese in purezza) perchè ha corpo e tannini, producendo vini naturalmente predisposti all’invecchiamento.

In questo caso il Sangiovese è accompagnato da due compagni di vinificazione: il Ciliegiolo (15%) e il Montepulciano (15%) . Il Ciliegiolo vine introdotto in Italia dalla Spagna sul finire del XIX secolo. Secondo gli ultimi studi il Ciliegiolo, secondo alcuni imparentato proprio con il Sangiovese, è invece un fratello dell’Aglianicone, vitigno autoctono campano. Dà vita a vini con prevalenti note fruttate che con la maturazione del vino virano verso sentori di prugna e di frutta sotto spirito.

Da ultimo un altro dei big della vinificazione in rosso italiana, il Montepulciano quasi un deuterantagonista del Sangiovese. Spesso è stato confuso con il Sangiovese soprattutto perchè porta il nome di un famoso comune toscano (dove con il Sangiovese si produce un grandissimo rosso italiano, il Nobile di Montepulciano) ma oggi è certo che tra i due vitigni non c’è alcuna affinità o parentela. Probabilmente discendente da qualche vitigno di origine greca il Montepulciano produce vini asciutti e di buon tenore alcolico, dai sentori fruttati e adatti all’invecchiamento.

Il vino: la cantina Colle Massari nasce nel 1998, nella posizione spettacolare di cui abbiamo parlato, per volontà di Claudio Tipa, ex ingegnere di telecomunicazioni che ha fatto della valorizzazione del patrimonio culturale e materiale toscano una propria missione personale. 400.000 bottiglie l’anno su 110 ettari vitati, centrati su pratiche biologiche ed eco sostenibili la cantina Colle Massari è diventato un esempio di valorizzazione del territorio, la Maremma in questo caso, e della sua storia. Il Rigoleto 2017, vinificato secondo il disciplinare della Doc Montecucco, è un vino rosso di grande versatilità e, voglio ribadirlo, di grande intelligenza.

Il rosso sta perdendo appeal perchè spesso vino eccellente ma forse a volte addirittura ingombrante, riservato più agli intenditori, agli esperti (spesso anche per il prezzo) che non ad un pubblico più vasto. Non è il caso di questa bottiglia. Fermenta in acciaio 15-20 giorni poi affina per 10 mesi il 50% in acciaio e il 50% in legno (barrique e tonneau di secondo e terzo passaggio). Il risultato è un vino gradevole, di ottima beva, niente affatto ingombrante. Di un bel colore rubino, esprime note floreali e fruttate con qualche rimando minerale. Al sorso è equilibrato ed elegante, non ostacolato da un tenore alcolico di rilievo (14,5% i gradi).

Un rosso che si può bere ogni giorno (grazie anche ad un prezzo molto competitivo), concedendosi un vino di qualità senza troppi timori o tremori. E’perfetto in abbinamento con un bel piatto di pasta al sugo ma va bene anche con portate di carne. Lo si può sperimentare anche con una pizza, un connubio sorprendente.

Valutazione: 3,75 5

Prezzo medio: 8 euro

Rapporto qualità/prezzo: molto favorevole

* fondatore del gruppo Terminus, comunicatore, sommellier Ais

Seguimi su Twitter @PietroColagiov1

e su Facebook pagina Terminus Vino e territorio

mail [email protected]

Commenti Facebook