Testimonianza della giornalista Doretta Coloccia alla Giornata del Sollievo a Roma

Domenica 29 maggio a Roma presso il Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” è stata Celebrata la XV Giornata nazionale del Sollievo, promossa dal Ministero della Salute, dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, dalla Fondazione Nazionale “Gigi Ghirotti”. Numerosi gli artisti e i personaggi pubblici che, invitati dalla Fondazione “Gigi Ghirotti”, si sono avvicendati nel corso della manifestazione tra cui: Paola Saluzzi, Fabrizio Frizzi, Milly Carlucci, Giulio Scarpati, Gianluca Sciortino, Gabriele Paolino, Edoardo Purgatori, Federico Russo, Lucrezia di Michele, Saul Nanni, Domiziana Giovinazzo al mattino e Giancarlo Magalli, Massimo Wertmuller, Paolo Conticini, Fabrizio Giannini, Cristina Vaccaro, Leonardo De Angelis.

Medici e operatori sanitari del Gemelli insieme a studenti e specializzandi della Facoltà di Medicina della Cattolica, coordinati da Numa Cellini, presidente esecutivo della Fondazione Gigi Ghirotti, già ordinario di Radioterapia nell’ateneo del Sacro Cuore, accanto a volontari, ma anche a pazienti e loro familiari, si sono alternati con i personaggi pubblici per sensibilizzare l’opinione pubblica, in particolare i giovani, sulla cultura del sollievo dalla sofferenza fisica e morale attraverso la proposta di brani musicali e brevi testimonianze.

Doretta Coloccia, giornalista molisana volto storico di Teleregione, conduttrice per diversi anni della trasmissione di approfondimento “L’incontro” ha raccontato la sua esperienza. L’intervento della nostra corregionale, ripreso da diversi organi di stampa nazionali e laziali, è stato molto apprezzato dagli organizzatori che lo hanno segnalato.

Intervistata da Paola Salluzzi, ha esordito dicendo “ sono anch’io una giornalista del Molise, avevo paura della sofferenza e forse anche per questo in trasmissione invitavo spesso i medici della Cattolica di Campobasso, un gioiello che abbiamo in Molise, che è una costola del “Gemelli” di Roma”.

Con la voce un po’ tremolante Doretta si lascia andare e parla senza remore della sua storia “sempre in trasmissione ho parlato del “Sollievo”, mai avrei immaginato che mi sarei trovata nella condizione di dover essere sollevata. In 20 ore, solo 20 ore di orologio, alla Cattolica di Campobasso è stata fatta una diagnosi definitiva, grazie alla professoressa Giuseppina Sallustio, Primario del reparto di Radiodiagnostica, che dover avuto certezza, ha immediatamente chiamato i colleghi di Roma. Qualche giorno dopo sono stata ricoverata”.

“Nella sofferenza il paziente rischia di smarrirsi” aggiunge quasi commossa “ma quando la “rete” funziona e c’è collaborazione costruttiva tra colleghi tutto funziona bene, se mi fossi rivolta ad un’altra struttura cosiddetta pubblica, io sarei ancora in attesa di una diagnosi”. Poi il ricordo di quegli attimi drammatici “la professoressa (Sallustio) si è seduta sul quel tavolo di vimini, accanto a me, e con un timido sorriso mi ha detto tutto …. Quanto è importante sentire il medico al “camminarti accanto”. Il Sollievo è una carezza per chi soffre, diceva Gigi Ghirotti, non è assenza di dolore, ma sostegno sollecito e d’amore verso il malato, incoraggiandolo a non arrendersi mai. Senza questa sorta di Amore empatico non può esserci guarigione”.

Il suo breve, ma intenso intervento si è concluso con un appello “è importante la rete, la solidarietà, ma soprattutto la tempestività … “ poi ancora un ringraziamento alla Cattolica di Campobasso … “ ripeto a tutti, 20 ore di orologio per una diagnosi, in quel “piccolo” gioiello che abbiamo in Molise: la Fondazione di Ricerca e Cura “Giovanni Paolo II”.

Una storia commovente quella di Doretta, che fa riflettere sull’importanza di un percorso assistenziale integrato e sulla costruttiva collaborazione tra medici. Quando c’è stata certezza della diagnosi, vista la complessità del caso, la signora è stata accompagnata nel percorso di scelta, ed ha deciso di affidarsi ad un Centro specialistico di riferimento nazionale.

“Noi siamo Università Cattolica, aldilà di quello che scrive qualche giornalista che continua a definirci “ex Cattolica”, dichiara la professoressa Sallustio, “noi agiamo in strettissima sintonia con il “Gemelli”. Quando telefoniamo a Roma noi digitiamo un numero interno, come se chiamassimo al 3° piano della Fondazione. E’ capitato, molto spesso, in questi anni, di dover affrontare casi di pazienti con diagnosi complesse e non abbiamo esitato a contattare colleghi esperti di Roma che, quando si è ritenuto necessario, sono anche corsi qui a Campobasso per intervenire direttamente”.

“Poi” -confessa la Prof. “è oltremodo vero che anche i colleghi di Roma spesso ci affidano pazienti nell’ottica del confronto costruttivo e della condivisione attiva”.

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