SLC CGIL: 3G licenzia ma vorrebbe dare la responsabilità ai lavoratori

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Dopo il mancato accordo dello scorso 8 ottobre presso il Ministero del Lavoro, ci risulta che l’azienda stia procedendo con alcune lettere di licenziamento negli stabilimenti di Sulmona e Campobasso. Le voci fatte circolare in azienda dicono che i numeri, ancora non quantificati, sarebbero contenuti e dovrebbero servire da monito per i lavoratori per poter riaprire la trattativa sui licenziamenti “volontari” incentivati che l’azienda ha chiesto sin dall’inizio. Ricordiamo che l’azienda aveva dichiarato 232 esuberi ma, in seguito a insistenti richieste da parte delle Organizzazioni Sindacali, aveva aperto alla possibilità che queste 232 unità si trasformassero in 125, ufficialmente con una mobilità secondo il criterio della non opposizione, in pratica secondo il criterio di produttività camuffato da criterio tecnico-organizzativo. Questa rigidità aziendale nel proseguire nel disprezzo delle regole ha avuto come conseguenza il mancato accordo al Ministero. Se le informazioni attualmente circolanti negli stabilimenti fossero corrette, ci troveremmo di fronte ad un’azienda che continua a seminare paura e mettere i lavoratori uno contro l’altro, preparando la strada ad un referendum che imporrebbe ai lavoratori la scelta di chi licenziare.
La SLC CGIL ribadisce la sua disponibilità ad affiancare i lavoratori che, soprattutto quelli raggiunti da una lettera di licenziamento che non rispetti i criteri di anzianità e carichi di famiglia, decidessero di fare ricorso, poiché il criterio tecnico-organizzativo in un’azienda che svolge le attività della 3G non può essere considerato alla stregua degli altri in quanto i lavoratori vanno considerati fungibili. La SLC CGIL continua a ritenere inaccettabile che sia posta una tale pressione sulle spalle dei lavoratori, ai quali viene chiesto di scegliere chi licenziare. Ci auguriamo che a nessuno venga in mente di mettere in piedi forzature di nessun genere che sortirebbero, come unico scopo, quello di mettere l’un contro l’altro i lavoratori facendo decidere ad una parte di essi il licenziamento della rimanente. Sarebbe una barbarie inqualificabile. Alla politica, specie quella locale, chiediamo con forza di pretendere dall’azienda serietà e, soprattutto, aiutare ad evitare spaccature fra i lavoratori. Soluzioni credibili sono state ampiamente prospettate all’azienda da tutto il sindacato unitariamente, condividere i licenziamenti non vuol dire non essere freddi nel dialogo, vuol dire abdicare al ruolo del sindacato.

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