OdG, Cimino: lavorerò prendendo per mano tutti i colleghi per accompagnarli nella giusta direzione

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Dopo la cerimonia di insediamento con il neo Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Molise, mi sono fermata per una intervista, a tutto tondo sul giornalismo in generale, ma soprattutto sul ruolo e sulla situazione dei giornalisti oggi. E viste le premesse, conoscendo Enzo Cimino mi aspetto che questi prossimi tre anni possano segnare davvero la prosecuzione del cambiamento già avviato (ndr).

Vincenzo Cimino, presidente più giovane d’Italia, per l’Ordine dei giornalisti regionali. Soddisfazione ma anche responsabilità?

Giovane anagraficamente di sicuro, ma esperto della materia. Pubblicista da 22 anni, ho iniziato a scrivere su Nuovo Oggi Molise che ne avevo 19, grazie a Carlo Sardelli, 6 anni come dirigente in Assostampa, 10 anni in seno al Consiglio Nazionale e ora al regionale del Molise come presidente, 3 anni in Agcom, direttore, vice direttore di testate, ruoli in uffici stampa, portavoce….insomma credo siano un buon bagaglio. Nasco pubblicista scrivendo di cronaca da Montenero, il mio paese, poi professionista a Roma a 27 e poi ancora pubblicista per rispettare la legge che impone la esclusività.  Questo se ci soffermiamo sui numeri, ma se invece riflettiamo sulla qualità, credo di aver rappresentato in centinaia di situazioni, anche scomode, l’Ordine e i colleghi, quindi sono stati anni intensi e lo saranno ancora. Responsabilità? Certo le sfide mi sono sempre piaciute. Chi mi conosce sa che sono un guerriero, ma ripeto, non amo parlare di me, sono i fatti e la storia che mi descrivono da soli. In ogni situazione ci ho sempre messo la faccia, ho gestito diversi milioni di euro con il Corecom, ho curato la formazione e i corsi nelle scuole, mai una cartella verde. Ma ribadisco, i miei colleghi lo sanno”.

Questa elezione ha rotto gli schemi preesistenti, ora ci si aspetta un cambiamento. Sei pronto?

“Non credo che la elezione abbia rotto chissà quali schemi. Se per schemi intendiamo posizioni di privilegio, beh allora sono d’accordo. In una famiglia dove su 10 persone, 9 hanno lo stesso colore, dove su 10 persone, 9 sorreggono economicamente l’Ordine, perché deve essere il decimo a guidare l’Ordine stesso? Diciamo che nel Molise i pubblicisti si sono presi la vittoria e lo spazio che meritavano. Questo dal punto di vista economico. Dal punto di vista dell’immagine, credo che una realtà povera ma onesta, laboriosa e sfruttata, sia rappresentata dalla persona giusta. Ad ogni buon conto, io non ho mai avuto un candidato presidente alternativo. Potevano individuarlo e mi sarebbe piaciuto molto confrontarmi con lui, anzi sarebbe stato molto divertente”.

Quale è il ” ruolo” se così possiamo chiamarlo del giornalista in Molise. Mi spiego, il giornalista ha ancora il ruolo principale di comunicatore ed informatore?

“Il ruolo è sempre lo stesso. Credo che nel contesto in cui viviamo, grazie al Covid, siamo diventati i punti di riferimento dell’opinione pubblica. Con la verifica delle fonti, il filtro, la saggezza e la sua preparazione, il giornalista ora ha ripreso il ruolo che i social, fb, i blog, youtuber gli stavano scippando. Oggi il sentore arriva dalla gente comune. Quando leggono, ad esempio, di un contagio, per avere conferma della notizia accendono la tv, ascoltano la radio, navigano leggendo diversi giornali telematici: non si fermano a facebook: abbiamo quindi vinto la battaglia della professionalità”.

Con la propagazione dei diversi social, la nascita di blogger ed influencer, non credi che il mondo dell’informazione venga contaminato, ed a volte distorto? Credi sia possibile ridare dignità alla “comunicazione”?

Questi operatori assimilabili per certi aspetti al nostro mondo, devono trovare una regolamentazione da parte del parlamento. E’ inutile discutere su di una legge, la nostra, ferma al 1963 e alla norma sugli uffici stampa ormai ventennale. La politica deve navigare di pari passo con la tecnologia e con una professione che muta col passare dei mesi. Deve pertanto cambiare l’accesso alla professione e lo stesso esame di stato. Credo che il proliferare di queste figure professionali, a volte legate al marketing, alla pubblicità, alla propaganda, alla comunicazione “di parte” debba trovare un canale normativo a sè stante, garantendo ai giornalisti una zona franca“.

In sede di insediamento del nuovo Consiglio hai dichiarato: sarò il presidente di tutti, in particolare di coloro che non hanno voce, dei più indifesi, dei più delusi…

E lo ribadisco. Nel Molise ci sono tanti validi colleghi che lavorano a tre soldi, che hanno subito e continuano a subire discriminazioni lavorative, che continuano a sognare a sperare in un futuro diverso. Molti sono avviliti, scoraggiati, molti hanno mollato, tanti altri vedono la professione con distanza e meno affezione. Anche chi mi sta intervistando ora: donna brava, preparata, riservata, nel settore da 14 anni, non so se riesce a potersi permettere un mutuo con i redditi derivanti dal giornalismo. Di conseguenza mi piacerebbe poter dire di aver risolto almeno 1 caso di questi. Ne sarei già felice. Ecco, io non cerco nulla per me o per la mia squadra, mi permetto solo di ribadire un concetto chiave: se i giornalisti pensano che Cimino metta i timbri sui tesserini e raccolga i soldi delle quote, beh allora sono fuori strada. Cimino prova a dare segnali per stimolare gli iscritti, dare loro maggiore consapevolezza che in via XXIV maggio siede uno di loro, un uomo forte, determinato, trasparente, diretto. Chi mi conosce la mia storia e quella della mia famiglia, sa bene di che pasta siamo fatti: lavorerò prendendo per mano tutti i colleghi e cercando di accompagnarli nella giusta direzione. Per questo chiedo ai giornalisti alcune cose: evitiamo di litigare fra noi, evitiamo commenti negativi sui colleghi, cerchiamo compattezza e serenità, rispettiamo al deontologia, riprendiamoci quella dignità che a volte la politica o qualche editore malandrino ha contribuito a intaccare”.

Negli ultimi anni, insieme al Presidente Pina Petta, si è investito molto sulla formazione continua. Ci sono già progetti futuri?

“Continueremo nel solco tracciato da Pina Petta. Una donna che in parte invidio: riuscire ad essere così combattiva, lucida, pronta al sacrificio, alla sua età, mi ha sbalordito. Pina Petta è una donna straordinaria, veramente d’altri tempi: non meritava il trattamento che le hanno riservato. E’ anche vero che ha avuto me al suo fianco, Cosimo Santimone, un buon disciplinare, una Marcella Tamburello vogliosa di imparare il ruolo di segretaria, ma sono convinto di poter continuare, a parti inverse, a chiederle una mano. Non credo me la neghi. Prossimi eventi: corsi di dizione e lingua espressiva su Isernia, Campobasso, sicuramente entro dicembre faremo un corso a Campobasso sul brand journalism. Poi l’anno prossimo, Covid permettendo, avrò delle sorprese per voi. Che vi anticipo? Posso dirvi che faremo dei corsi in linea con le dinamiche legate all’evoluzione della professione, tutti gratuiti”.

In conclusione, ritieni che quello del giornalista sia ancora una professione da poter scegliere?

Non credo che possiamo indicare a un ragazzo la nostra professione senza avvisarlo dei probabili rischi. Il giornalismo è una vocazione, devi un po’ esserci portato. Nel Molise non la consiglio, a meno che non muti lo scenario, anche perché praticarla con esclusività resta difficile. Io stesso mi sveglio giornalista, ma entro a scuola o nei teatri per suonare e insegnare flauto. Ho dovuto accettare questa realtà, per non andare via e per garantire un futuro a me stesso e a mio figlio, una realtà dove i sogni restano tali mentre le bollette occorre pagarle. Ovviamente lungi da me indirizzare mio figlio verso il giornalismo. Giammai. E così come tanti colleghi sono deluso da quella che era stata la mia scelta, ma i fatti della vita mi hanno imposto delle scelte e delle priorità. E così eccomi a guidare un Ordine grazie a voi tutti, che avete capito il mio amore per il giornalismo, amore che proietto nella organizzazione di una burocrazia dell’ente. Forse solo chi ama questa attività e ne comprende le difficoltà, può rappresentarla con efficacia. Non a caso il nome della mia lista è: Ordine povero. Se mi è consentito vorrei aggiungere alcune cose fuori “carta”: vorrei ringraziare quei tanti giornalisti che sono rimasti iscritti solo per affetto, solidarietà, per mantenere in vita, con la quota, l’Ordine del Molise. Ringrazio questi eroi che hanno fatto km, sacrifici, per sostenermi. Ringrazio chi inserirà questa intervista: sicuramente penserà che ho ragione, so che nutrirà la speranza in me, so che i suoi sentimenti, sono anche i miei. In ultimo, consigliatemi, non lasciatemi da solo, ho comunque bisogno di voi”.

Mariateresa Di Lallo

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