L’opinione/Aberriamo la vecchia logica dei partiti

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di Massimo Dalla Torre

Non capiremo mai la logica che è alla base dell’acredine che in questi giorni condisce gli articoli e i comunicati, tutti nessuno escluso, per le scelte dei partiti. Un’acredine che la dice lunga di come ancora una volta chi scrive o confeziona servizi televisivi non si compenetra in quella che è la libertà di scelta, specialmente quando quest’ultima è in netta antitesi alla compagine storica che governa questa regione. Non ce ne voglia nessuno ma non c’è giorno che non si faccia esplicito riferimento ai possibili candidati che nel 2023, se non prima, visto le procelle che agitano la navigazione della nave Molise, si daranno battaglia per conquistare il cosiddetto “posto nella darsena”.

I quali, ripetiamo, sono liberissimi di affrontare l’agone elettorale in cui gli unici veri ed incontrastati arbitri sono gli elettori e non certamente i “travet” di partito. Figure che, ogni qualvolta ci si accinge al rinnovo degli organismi politici si rinvigoriscono e fanno di tutto per mettere in cattiva, luce chi ha deciso di dire no al sistema, troppo compromesso e troppo vetusto. Da anni si parla di rinnovamento, da anni si parla di svecchiamento, da anni si parla di cambiamento e poi, regolarmente nulla cambia, anzi si fa a gara a partecipare al classico gioco dei quattro cantoni dove il meno fortunato non si siede.

In tanti anni di elezioni politiche, regionali, provinciali e comunali, non abbiamo mai visto un volto veramente nuovo, anzi sono quasi sempre gli stessi che si riciclano e magari ricorrono ai maghi della chirurgia plastica, nonostante l’età, per apparire freschi e pronti sui blocchi di partenza.

Ecco perché ci siamo veramente scocciati di assistere a queste pastette, i meno prosaici le definirebbero menate, che fanno si che l’unico sport preferito dai galoppini e di conseguenza dall’esercito dei possibili pretendenti alle poltrone è quello dell’inciucio, del sotterfugio, del gossip, del dileggio; chi più ne ha ne metta, anzi ne scriva. Ecco perché plaudiamo, a chi darà un calcio materiale al modo vetusto di fare politica che fa si che il Molise non avanzi di un metro rispetto ad altre realtà che hanno capito che se non si guarda oltre non si va da nessuna parte.

Vedete, oggi nel nostro Paese e nella fattispecie nella nostra realtà fare politica innovativa significa dire no e disconoscere quello che si è in tanti anni radicato sul territorio con tutte le storture immaginabili e possibili. Fare politica innovativa significa collaborare tutti insieme senza salire in cattedra, senza rivendicare privilegi o cariche, anche se queste sono essenziali per dare organicità all’azione di governo. Fare politica significa scendere tra la gente e toccare con mano quella che è la realtà e non stare chiusi nelle stanze dei bottoni.

Fare politica innovativa significa non guardare all’oppositore come un possibile nemico che a tutti i costi si deve sconfiggere. Fare politica attiva significa ascoltare tutti senza alcuna discriminazione, senza primeggiare, senza resoconto personale questo è quello che intendiamo e chi andrà ad occupare gli scranni delle varie Amministrazioni deve prima di ogni cosa guardare dentro se stesso e dire con franchezza sono all’altezza del compito? Sono in grado di dare voce a chi non ne ha?

Sono capace di mettere in campo le mie conoscenze? Solo così si riuscirà a guadagnare la fiducia dell’elettore. Solo così si sconfiggerà l’astenzionismo che a quanto pare è l’unico vincitore fino a questo momento. Ecco perché guardiamo con fiducia a chi ha ed avrà il coraggio di mettersi in gioco con la consapevolezza che la gente è sfiduciata ed ha necessità di certezze e non di parole, parole, parole…

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