Lettera al direttore/ Il Molise è un relitto, una cenerentola, una zona di guerra o che cosa?

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Riceviamo e pubblichiamo

Caro direttore,
Ho appreso del signore di Larino di cui è stata dichiarata la morte cerebrale per via di una serie di circostanze assurde. Prima l’ambulanza che non arriva perché impegnata altrove, poi il punto di primo intervento di Larino appena chiuso, infine la Tac di Termoli (che sembra essere l’unica del basso Molise!) in stato di manutenzione.
Non riesco a trovare le parole per esprimere la rabbia nei confronti dell’accaduto, come non riesco a pensare a che cosa si è fatto per smontare progressivamente i tasselli -anche i più banali- della sanità molisana.
Siamo passati da un eccesso ad un altro: prima reparti doppi a poche centinaia di metri di distanza (e mi riferisco al capoluogo regionale), poi mancanza di strutture di primo intervento. E rimango basita da dichiarazioni in difesa della chiusura di tali strutture, fra citazioni di articoli di legge, cavilli, burocratese. Il ministro della Sanità Grillo, che manderà ispettori in loco, si chieda piuttosto se decisioni tanto insensate non debbano essere seriamente ripensate.
Qualche anno fa ho vissuto, attraverso mia zia, un caso di malasanità nel nosocomio del capoluogo, tra esami non effettuati e superficialità varie: anziché tagliare, ci si interroghi invece se non si debbano qualificare il personale e le procedure di assistenza al paziente!
E’ una zona di guerra, una cenerentola, un relitto questo Molise? La gente deve morire per rispondere alla mera logica del risparmio?
Orazio diceva che a tutto c’è un limite, e che c’è una linea al di là ed al di qua della quale non si può parlare di rettitudine: qualcuno rifletta seriamente su questo!
Con profonda indignazione,
Mara Iapoce

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