Jazz in Campo, seconda serata a Campodipietra dedicata alla musica napoletana con i NeaCo’

Avreste mai immaginato un Surdato ‘nnammurato che canta “Oje vita, oje vita mia” in blues? O che la fascinosa Brigida cui è dedicata la canzone “A’ Tazza ‘e cafè” possa non essere di Napoli (dove si beve il migliore caffè del mondo) ma della Giamaica (dove cresce la migliore pianta di caffè del mondo)? O, ancora, che i “guagliune e’ malavita” di Guapparia assomiglino a quelli di Fred Buscaglione? Avreste mai pensato che il Take Five di Dave Brubeck – con il suo modernissimo ritmo di cinque/quarti – avrebbe potuto un giorno vestire le parole della più antica canzone napoletana, “Te voglio bene assaje”? Tutto questo – e molto altro ancora – accade per effetto della Neapolitan Contamination. Il supergruppo sarà ospite domani, venerdì 19 luglio, del festival Jazz in Campo – Jazz in Galdo in piazza Rimembranza a Campodipietra (concerto alle 22 preceduto dal djset di S.P.G.).

Il progetto NeaCo’ propone i brani più celebri della canzone napoletana in modo nuovo e particolarissimo. L’ascoltatore viene condotto in un viaggio tra i continenti e gli stili musicali, dall’Europa al Medio Oriente, all’Africa centrale, fino al Nordamerica del gospel, del blues, del jazz e del funky, al Centroamerica del calypso, del reggae, della rumba, e giù fino al tango argentino. Il pubblico viene stimolato – dall’esecuzione musicale e dal racconto che la accompagna – ad esplorare ‘dentro’ ciascuna canzone, per trovarvi un ‘seme di contaminazione’, un elemento di globalizzazione, di universalità, capace di trasporre il brano musicale in un contesto antropologico, geografico, culturale, ideale del tutto diverso. La canzone si evolve e si trasforma geneticamente, pur nel sostanziale rispetto del testo (e quindi del messaggio) originario. È un modo per onorare un glorioso passato in chiave evolutiva, guardando al suo futuro.

La storia di NeaCo’ (Neapolitan Contamination) si sviluppa in tre fasi diverse, ed è in continua evoluzione. L’idea originale della Neapolitan Contamination è di Luigi Carbone del 2010; viene subito condivisa da Giovanni Imparato. La prima fase del progetto, in collaborazione con altri musicisti, prende il nome di Arthèteca Project. Dura dal 2010 al 2013 e ricomprende – tra l’altro – una importante sessione al Teatro Delle Muse di Roma (2 settimane di concerti in beneficenza per la Casa di Tonia, fondata dal Cardinale Sepe, spettacolo poi ripreso dal servizio sociale su Rai News 24) e varie uscite su Unomattina e sui Tg Rai. Nel 2013 esce il primo CD: Neapolitan Contamination.

La seconda fase si sviluppa, con musicisti in parte diversi, ma sempre con Giovanni Imparato e Luigi Carbone, tra il 2014 e il 2016. Si caratterizza per arrangiamenti più sofisticati e complessi, per ben quattro sold out all’Auditorium Parco della Musica di Roma, per un intero concerto trasmesso in diretta su Radio Rai, per la partecipazione ad alcuni eventi internazionali alla Stazione Marittima di Napoli e al Blue Note di Milano e per l’avvio della collaborazione mensile con il Big Mama di Roma.

La terza fase è quella attuale ed è radicalmente diversa da quelle precedenti. Prende avvio nella primavera del 2017 e presenta molte idee nuove; anche alcune delle “contaminazioni” precedenti vengono riconsiderate e riarrangiate con cura, per una formazione inedita rispetto al passato. Oltre a Giovanni Imparato (direzione artistica e percussioni) e Luigi Carbone (regia, voce narrante e tastiere), l’esecuzione è affidata a un gruppo di musicisti intensi, che riunisce strumenti etnicamente contaminanti: dal basso del maestro Aldo Perris (che cura anche le orchestrazioni, forte della sua ultraventennale esperienza in Rai) alla chitarra “svedese” di Mats Hedberg, a quella partenopea di Antonio Carluccio, ai fiati di Davide Grottelli, al violino di Lavinia Mancusi. Il tutto prende voce attraverso un bouquet di cantanti: assieme alla voce evocativa di Giovanni Imparato, si alternano e si incrociano quelle di Antonio Carluccio, cantautore e cantante-attore dalla voce “classica” e appassionata, e di Lavinia Mancusi, straordinaria voce della nuova musica popolare e folk.

Il festival si concluderà sabato 20 sempre a Campodipietra con, in apertura, il duo Mafalda Minnozzi e Paul Ricci in “Ritratti in bossa e jazz” e a seguire Filippo Graziani che canta le canzoni del padre Ivan. Durante le serate prosegue la mostra fotografica di Marcello Tronca che racconta i 15 anni di Jazz in Campo. Ci sarà inoltre, come di consueto, l’area dedicata all’enogastronomia con menu diversi ogni sera dedicati ai prodotti tipici.

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