Arretramento dell’economia nel Mezzogiorno. Venittelli: emergenza sociale per il Molise

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“Le cifre drammatiche divulgate dallo Svimez nel consueto rapporto annuale evidenziano l’ulteriore arretramento dell’economia nel Mezzogiorno: è un quadro da aggredire con rilancio degli investimenti, una politica industriale nazionale specifica per il Meridione d’Italia, fiscalità di compensazione”.
L’onorevole molisana del Pd Laura Venittelli condivide in toto l’analisi compiuta nel rapporto sull’economia del Sud, che evidenzia l’emergenza sociale venutasi a creare con il crollo occupazionale e produttivo.
Lo Svimez denuncia come ci sia il rischio di desertificazione industriale, per questo serve una strategia di sviluppo nazionale centrata sul Mezzogiorno con una logica di sistema e un’azione strutturale di medio-lungo periodo fondata su quattro driver di sviluppo tra loro strettamente connessi in un piano di primo intervento: rigenerazione urbana, rilancio delle aree interne, creazione di una rete logistica in un’ottica mediterranea, valorizzazione del patrimonio culturale.
“In Molise il Pil nello scorso anno è  calato del 3,2% rispetto al 2012, con una quota pro capite al di sotto dei 20mila euro e con una posizione indicizzata di quasi un quarto inferiore alla media nazionale.Cala il livello demografico, siamo ora a 314.700 residenti, e le esportazioni sono crollate del 10%.Abbiamo appena 99.500 occupati, ne abbiamo persi in un solo anno 7.200, pari al 7,7%. La disoccupazione giovanile sfiora il 50% (48,9%), il tasso generale è del 27,5%.
Sono già 4.593 i residenti che lavorano nel Centro-Nord o all’estero e il 32% degli emigrati è laureato. In Molise vi sono 14 famiglie su cento che guadagnano meno di 12mila euro l’anno e il 3,2% con meno di 500 euro al mese. Metà dei nuclei è monoreddito e l’8,7% ha 3 o più familiari a carico. La povertà relativa coinvolge una famiglia su 5, il 19,6%. Sono dati non più allarmanti, drammatici, verso cui abbiamo l’onere imprescindibile di tentare una inversione di tendenza per evitare una pericolosa deriva sociale”.

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