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"Neet", un capitale umano da rafforzare

  • mteresadilallo
  • 9 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

I giovani italiani che non studiano e non lavorano, - i cosiddetti Neet (Not in education, employment or training), a livello europeo sono in calo, ma l’Italia rimane il secondo Paese dell’Unione Europea con la più alta percentuale di persone tra i 15 e i 34 anni che vivono in una sorta di limbo senza studiare, lavorare o seguire un corso di formazione.


Nel terzo trimestre del 2025 i Neet scendono al 15,1%, in miglioramento rispetto al 17,8% registrato nello stesso periodo del 2024, e in continuità con la tendenza discendente riscontrata anche nel secondo semestre 2025,  riconducibile all’impatto positivo del Pnrr sull’economia italiana, così come alla riduzione demografica delle nuove generazioni.


I Neet diminuiscono di circa 313 mila unità, attestandosi a un milione e 820 mila giovani.


Il calo del fenomeno riguarda tutte le classi d’età, ma con intensità diverse. I progressi più marcati si registrano tra i 20-24enni, dove il tasso di Neet passa dal 18,4% al 13,8%. Anche tra i 15-19 anni si osserva una riduzione significativa, con il tasso che scende al 5,2% (-2,6 punti percentuali).


Tra i 25-29enni l’incidenza scende al 18,9%, mentre tra i 30-34enni si attesta al 22% (rispettivamente -2,6 e -0,8 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2024). La riduzione del fenomeno riguarda entrambe le componenti di genere. Nel terzo trimestre del 2025 le giovani donne Neet sono 1,085 milioni (-152 mila rispetto al 2024), mentre i ragazzi sono 735 mila (-161mila). Il tasso femminile passa dal 21,2% al 18,7%, mentre quello maschile scende dal 14,5% all’11,8%. Nonostante il miglioramento complessivo, il divario di genere resta stabile, confermando una maggiore esposizione delle donne alla condizione di inattività. Le differenze diventano particolarmente evidenti nelle età adulte: tra i 30-34enni, ad esempio, l’incidenza raggiunge il 30,7% tra le donne, contro il 13,7% degli uomini.


Tra i giovani di 25-34 anni, cioè quelli ormai usciti dal sistema educativo, il tasso di Neet scende dal 22,1% al 20,5%. Il miglioramento più evidente, rispetto al titolo di studio, riguarda i diplomati, per i quali l’incidenza passa dal 22,2% al 18,8% (-3,4 punti percentuali). Rimane invece molto elevato il rischio per chi possiede un basso titolo, con un tasso stabile al 38,6%, mentre tra i laureati l’incidenza è molto più contenuta (11,9%). Le differenze di genere si amplificano proprio tra i livelli di istruzione più bassi: tra i 25-34enni con al massimo la scuola secondaria inferiore il tasso di Neet raggiunge il 59% tra le donne, più del doppio rispetto agli uomini (24,3%).

Il calo dei Neet interessa tutte le aree del Paese, ma resta marcato il divario territoriale. Le riduzioni più consistenti si registrano nel Sud e nelle Isole: nelle Isole il tasso passa dal 29,4% al 24,4%, nel Sud dal 27,1% al 22,6%. Nel Nord i livelli rimangono decisamente più contenuti: 9,1% nel Nord-Est e 10,4% nel Nord-Ovest.

Nel terzo trimestre 2025 crescono le quote di giovani in attesa di risposta dopo una candidatura (+3,5 punti percentuali) e di disoccupati da oltre un anno (+2,8 punti). Diminuiscono invece gli scoraggiati, che scendono dall’12% all’8,7%, e i Neet per motivi personali, che passano dal 10,3% al 6,4%. Tra le condizioni più diffuse emergono: responsabilità familiari (16,3%), attesa di risposta (15,4%), disoccupazione di lungo periodo (13,3%).

Tra le donne Neet il 25% indica responsabilità familiari come motivo principale, contro appena il 2% degli uomini. Anche le condizioni legate alla cura – sia per scelta sia per l’assenza di servizi accessibili – riguardano quasi esclusivamente la componente femminile.

La proporzione dei giovani italiani che non hanno un impiego, non sono scolarizzati e non seguono una formazione è tra le più elevate dell'Ocse e la quota di laureati nella popolazione tra i 25 e i 34 anni è tra le più deboli.

Secondo l'Ocse, «il debole livello di istruzione e la qualità insufficiente dell'insegnamento nuocciono alle competenze della popolazione attiva, in particolare, alle competenze digitali, amplificando gli effetti dell'invecchiamento demografico». OCSE suggerisce quindi di migliorare il capitale umano del Belpaese «continuando a migliorare la qualità degli Its-Istituti tecnici superiori e sviluppare la loro accessibilità, in particolare, nel sud del Paese, e rafforzare il legame tra finanziamento, da una parte e performance delle Università pubbliche in materia di ricerca e di scambio di conoscenze». L'Ocse suggerisce inoltre di «migliorare l'orientamento degli studenti e di attuare programmi di insegnamento in adeguazione con i bisogni del mercato del lavoro».

Alfredo Magnifico

 
 
 
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