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La crescita dell’ Inflazione  si abbatte su giovani, operai e famiglie

  • redazione informamolise
  • 22 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

Ancora una volta i dati dell’Istat smentiscono i toni trionfalistici del governo e ci dicono che la crisi continua a scaricarsi sui redditi più deboli, il caro vita colpisce soprattutto chi già sta male.


Cresce il peso di alimenti, energia e trasporti, mentre aumentano disuguaglianze territoriali e sociali, a pagare il prezzo più alto della nuova fiammata inflazionistica sono i soggetti più esposti: giovani, operai, famiglie con figli e nuclei numerosi.

Le voci più colpite dai rincari sono; alimentari, energia, trasporti , costi che pesano molto di più sui bilanci delle famiglie fragili, arrivando ad assorbire oltre il 45% delle uscite complessive.

Costi che crescono ulteriormente nel Mezzogiorno e nei piccoli centri, dove i margini di risparmio sono già ridotti.

Secondo l’analisi, “il conto è segnato dalla fiammata dei prezzi post-Covid, aggravata dall’invasione russa dell’Ucraina” ,dinamica che non si è esaurita, ma che continua ad avere effetti persistenti, soprattutto sui beni essenziali.

Dal 2019 al 2024 il peso di queste spese è aumentato sensibilmente, segnalando una trasformazione strutturale nei consumi delle famiglie italiane.

Non tutte le categorie però sono colpite allo stesso modo. Le coppie con tre o più figli, i giovani tra i 18 e i 34 anni e i nuclei monogenitoriali risultano tra i più vulnerabili.

Sul fronte del lavoro emergono differenze nette: le famiglie di operai e quelle in cerca di occupazione registrano livelli di esposizione più alti rispetto ad altre condizioni professionali, superando in alcuni casi il 50% della spesa destinata a beni essenziali.

Pesa anche il divario territoriale. In regioni come Calabria, Campania e Basilicata l’incidenza dei rincari è ben superiore alla media nazionale, mentre le aree metropolitane mostrano una maggiore capacità di tenuta.

Una frattura che si somma alle disuguaglianze sociali e che rende ancora più evidente come l’inflazione non sia un fenomeno neutro, ma un moltiplicatore delle disparità.

Il risultato è una pressione crescente sui redditi da lavoro, che rischia di comprimere ulteriormente i consumi e aggravare le condizioni di vita di milioni di persone.

Una dinamica che chiama in causa politiche redistributive e salariali, perché senza interventi strutturali il costo della crisi continuerà a essere pagato da chi ha meno strumenti per difendersi.

Alfredo Magnifico

 

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