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Il Molise e la criminalità dei colletti bianchi: i delitti contro la PA triplicano, mentre calano le intimidazioni contro gli amministratori pubblici

  • redazione informamolise
  • 4 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

È stata pubblicata la sedicesima edizione del rapporto «Amministratori sotto tiro» di Avviso Pubblico. Nel caso del Molise, i dati indicano un allarme ancora più complesso: la regione “sparisce” dalle statistiche quando si guarda alle minacce, ma emerge con forza nei procedimenti relativi ai reati commessi negli uffici pubblici.



Per anni il Molise si è autoassolto con l’etichetta rassicurante di “isola felice”, una terra ritenuta impermeabile alle grandi dinamiche criminali che storicamente colpiscono le regioni confinanti. Gli ultimi dati statistici emersi dalla relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario nel distretto di Campobasso restituiscono, tuttavia, un quadro radicalmente diverso.


Se i reati violenti di strada e le intimidazioni dirette non figurano più tra i fenomeni rilevati, crescono invece in modo marcato i delitti consumati all’interno delle istituzioni pubbliche. I numeri sono inequivocabili. Nel giro di un anno, i delitti di peculato iscritti presso la Procura della Repubblica del capoluogo molisano sono

quintuplicati: da 5 a 24 episodi contestati.


Un incremento ancor più significativo riguarda le omissioni di atti d’ufficio: i procedimenti a carico di imputati noti aumentano quasi del triplo, passando da 51 a 146. Questi dati delineano una Pubblica Amministrazione locale fragile, esposta e

in difficoltà sotto il profilo sia etico sia operativo. Il peculato descrive un fenomeno di indebita appropriazione di risorse collettive, denaro e beni destinati a sostenere una comunità già penalizzata dalla carenza di servizi.


L’omissione di atti d’ufficio, invece, mette in luce una burocrazia paralizzata o, nei casi peggiori, deliberatamente inerte rispetto a diritti e richieste dei cittadini. Allo

stesso tempo, il quadro presenta un elemento apparentemente positivo che merita un’attenzione specifica: nel medesimo periodo non risultano registrati atti intimidatori o minacce contro gli amministratori locali.


Nessuna auto data alle fiamme, nessuna lettera minatoria ai sindaci, nessun

episodio riconducibile a consegne di proiettili nei municipi del distretto. Una lettura superficiale potrebbe interpretare questo “zero” come un segnale di tranquillità, nella realtà, invece, il dato va considerato con preoccupazione. Incrociato con il forte aumento dei reati finanziari e amministrativi, l’assenza di intimidazioni assume infatti i contorni di un campanello d’allarme politico e sociale.


Quando l’illegalità cresce nei palazzi senza generare conflitti visibili all’esterno, si profila un modello che non necessita della forza per piegare le istituzioni: gli uffici vivono la corruzione dall’interno. In questo contesto, il malaffare tende a privilegiare la penetrazione silenziosa, la connivenza o la vulnerabilità strutturale dei procedimenti, piuttosto che lo scontro frontale con la politica locale. Le attività di controllo della magistratura e delle forze dell’ordine hanno consentito di rafforzare strumenti di intercettazione e tracciamento, rendendo visibile e perseguibile una parte di reati che prima restava sommersa.


L’azione penale, pur indispensabile, tuttavia, fotografa il danno quando il fatto è già compiuto. Se il distretto di Campobasso intende impedire che la “zona grigia” dei colletti bianchi diventi il motore invisibile dell’economia e della gestione locale, la risposta non può essere esclusivamente giudiziaria. È necessaria una rigenerazione profonda dei meccanismi di trasparenza nei piccoli Comuni e negli enti regionali,

prima che la presunta “isola felice” sia definitivamente sommersa. (Vincenzo Musacchio, Presidente dell’Osservatorio Antimafia del Molise).

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