Italia senza slancio con lavoro povero e disuguaglianze
- redazione informamolise
- 4 ore fa
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Il Rapporto annuale 2026 dell’Istat fotografa un paese segnato da precarietà e perdita di potere d’acquisto, con salari fermi e divari incolmabili

Il rapporto dice che il mercato del lavoro italiano cresce, ma resta molto fragile, i salari recuperano poco rispetto al terreno perso con l’inflazione, si hanno così oltre 11 milioni di persone a rischio povertà.
Sempre più famiglie faticano a sostenere le spese energetiche, mentre milioni di persone rinunciano ad avere figli per ragioni economiche e lavorative.
Viene fuori un'immagine dell’Italia che continua a crescere lentamente ma che resta segnato da precarietà, disuguaglianze territoriali e perdita di potere d’acquisto.
Secondo l’Istat, il mercato del lavoro italiano prosegue una “fase di espansione”: nel 2025 il tasso di occupazione raggiunge il 62,5%, oltre tre punti sopra i livelli pre-pandemia, e con la disoccupazione che scende al 6,1%.
Purtroppo restano elementi strutturali di estrema fragilità con un tasso di occupazione che continua a essere il più basso dell’Unione europea, distante quasi nove punti dalla media Ue, il guaio vero è che il lavoro che si crea continua spesso ad avere caratteristiche di precarietà.
La quota dei non occupati che riesce a trovare un impiego è scesa al 5,9%, contro il 12,3% registrato tra il 2021 e il 2022, ma, nel 67% dei casi si tratta di lavoro “vulnerabile”: contratti a termine o part time involontario e i lavoratori vulnerabili superano i quattro milioni e rappresentano il 17% degli occupati.
L’ Istat rileva che l’aumento dell’occupazione, è stato trainato soprattutto dagli over 50, tra il 2019 e il 2025 il tasso di occupazione dei 50-64enni è cresciuto di oltre cinque punti percentuali, nel 2025 le persone con più di 50 anni rappresentano il 42% degli occupati italiani, questo dato secondo il rapporto, riflette l’invecchiamento della forza lavoro.
Questo processo rischia di frenare innovazione e trasformazione produttiva e l’uso dell’intelligenza artificiale nelle imprese è triplicato tra il 2023 e il 2025, ma metà delle piccole e medie imprese segnala come principale ostacolo la mancanza di competenze adeguate.
Alfredo Magnifico