Caporalato/Una vita da schiavi
- redazione informamolise
- 8 giu
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Amin, Ullah, Safi e Waseem sono stati bruciati vivi nel minivan che li stava riportando a casa dal lavoro, il più grande aveva 29 anni, uccisi, in modo brutale, dai caporali pakistani che davano loro vitto e alloggio ma che non volevano pagare, stando a quanto racconta il quinto passeggero che è scampato alle fiamme.
Erano trattati e vivevano come schiavi moderni, tutto il giorno a raccogliere fragole e in dieci in un bilocale.
Uomini da spremere, usati dai criminali che organizzano il sistema dello sfruttamento e poi uccisi perché avevano protestato, perchè non venivano pagati da più di un mese e per questo si erano ribellati.
Le immagini che abbiamo viste delineano i contorni di una vera e propria strage, una tragedia che tocca il punto più basso della disumanità e dello sfruttamento para schiavistico nelle nostre campagne”, un meccanismo organizzato e centralizzato che dietro ai caporali ha dei mandanti.
In italia si sente troppo l’assenza dello stato contro lo sfruttamento e il caporalato, in ogni provincia e in ogni comune servirebbe un piano di accoglienza dei lavoratori migranti e non come succede spesso girarsi dall’altra parte.
In Italia c’è ancora la schiavitù, ragazzi sfruttati, come quelli uccisi ad Amendolara, fanno comodo a molti.
Quello che è successo in Calabria è qualcosa di inimmaginabile, contro cui tutti dobbiamo assolutamente reagire, non possiamo tollerare che accadono cose di questo tipo.
I caporali vanno con i pulmini a caricare i lavoratori, ma i caporali sono solo un anello della catena dello sfruttamento, che è un drago a dieci teste e dietro ha sempre un mandante. Polizia e procura dovrebbero svolgere indagini approfondite, risalire questa catena e andare a cercare i mandanti.
Bisogna individuare le imprese che ingaggiano i caporali per trovare lavoratori, un mondo di criminalità che si sviluppa non solo nel settore agricolo ma nella logistica, trasporti, mercato del lavoro, controllava tutto utilizzando anche caporali.
Sono le aziende a decidere su; la giornata di lavoro, quanto deve durare, quanto va remunerata, l’ingaggio dei caporali con regole precise, quante squadre, quanti pulmini, quanti operai, in quali campi.
La cosa che non si riesce a capire è perché lavoratori che hanno regolare contratto e permesso di soggiorno, debbano chiedere soldi al caporale e non all’impresa.
Alfredo Magnifico



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