Collegio unico, Perrella (MNS): la coerenza ai tempi del PD

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“E’ davvero incredibile il teatrino a cui stiamo assistendo nella discussione della nuova legge regionale del Molise. Con l’approvazione del collegio unico in Prima commissione questo Governo regionale ha offerto l’ennesimo esempio di una incoerenza di fondo, e strutturale, che ha caratterizzato questa amministrazione di centrosinistra”.
In questa maniera Carlo Perrella, commissario regionale del Movimento Nazionale per la Sovranità, commenta la notizia diffusa dagli organi di stampa sull’approvazione del collegio unico nella nuova legge che dovrebbe disciplinare le elezioni nella nostra regione.

“Ancora una volta il Governatore Frattura e la sua maggioranza – continua Carlo Perrella - calpestano le prerogative del territorio e dei cittadini molisani approvando un nuovo sistema che non fa altro che colpire il principio fondamentale della democrazia rappresentativa. Una decisione che non ha tenuto in minimo conto le istanze di quei territori che verranno fortemente penalizzati e che incontreranno enormi difficoltà nell’esprimere una loro rappresentanza nel prossimo Consiglio regionale”.

“Eppure lo stesso Presidente Frattura il 27 maggio a Termoli – ricorda il Commissario regionale del MNS Molise - durante l’Assemblea del PD affermava che era un bene la divisione del territorio regionale in tre collegi, salvo poi ritrattare tutto alcuni mesi dopo presentando a Isernia una legge tarata sul collegio unico senza alcuna garanzia per il territorio pentro e per il basso Molise. Non solo, da un lato lo scorso 6 novembre la Segreteria regionale del PD tornava a chiedere la rappresentanza territoriale con tre collegi elettorali, dall’altro il Governatore insieme alla sua maggioranza preparava l’ennesimo blitz in commissione per approvare il collegio unico. È questa la coerenza del PD?”.

“Ancora una volta – conclude Carlo Perrella - si è fatta una scelta a tavolino per favorire posizioni di rendita, rimanendo sordi alle richieste dei cittadini molisani e del territorio, segno di un profondo distacco tra chi governa e il popolo”.

 

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