“Prosegue la battaglia di FDI-AN a difesa dei pensionati”. Presentati i ricorsi al TAR del Lazio

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“Come a suo tempo promesso, sono partite le nostre azioni legali finalizzate ad abolire la norma del Governo Renzi che nega ai pensionati il diritto di ricevere il dovuto rimborso dopo l’abrogazione della “Legge Fornero””. E’ quanto annuncia il Portavoce Provinciale di Alessandria di FDI-AN Federico Riboldi, che ha voluto aggiornare sulla situazione. “La sentenza della Corte Costituzionale n. 70 del 10 marzo 2015 ha abolito l’art. 24, co. 25 del Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201 che aveva previsto, per gli anni 2012 e 2013, il blocco integrale della rivalutazione dei trattamenti pensionistici superiori a tre volte il trattamento minimo INPS.” – ricorda Federico Riboldi – “All’indomani della pubblicazione della Sentenza, Fratelli d’Italia ha minacciato di avviare una class action, nell’ipotesi in cui non fosse stato fatto nulla per dare attuazione alla sentenza; al contempo riferendo che, qualora il Governo si fosse attivato, facendo così venire meno il presupposto giuridico per la class action, sarebbero comunque proseguite le nostre battaglie (non solo politiche ma anche legali) in caso di eventuali interventi normativi non pienamente soddisfacenti.”
FDI_AN ha quindi predisposto e fatto inviare dai Cittadini interessati all’INPS e al Ministero competente migliaia di diffide ad adempiere, che hanno contribuito a produrre un primo risultato, obbligando il Governo ad intervenire, introducendo una misura di rimborso che assolutamente parziale ed insoddisfacente. Con il Decreto Legge n. 65/2015, infatti, il Governo ha escluso dalla restituzione di quanto dovuto una categoria troppo ampia di pensionati (quelli titolari di pensioni superiori a sei volte il minimo), e per le categorie coinvolte ha previsto rimborsi ancora troppo bassi (si va dal 45% al 10% di rimborso). All’indomani della pubblicazione del Decreto Legge n. 65/2015, Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale ha subito preannunciato che, ferme restando eventuali iniziative dei singoli che ciascuno potrà sempre proporre autonomamente, avrebbe avviato una serie di azioni legali volte in questo caso a fare abrogare la norma, nell’ottica di consentire ai pensionati di ottenere il rimborso adeguato.
“In data 24 settembre 2015 abbiamo allora proposto davanti al TAR Lazio due distinti ricorsi rivolti contro INPS, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e Ministero dell’Economia e delle Finanze, attraverso i quali abbiamo impugnato la circolare INPS n. 125/2015 di attuazione del suddetto Decreto Legge n. 65/2015, chiedendo ai Tribunale di rimettere tale norma davanti alla Corte Costituzionale. Uno dei due ricorsi è finalizzato a contestare la parte della Legge che esclude da ogni forma di rimborso i pensionati che beneficiano di un trattamento previdenziale superiore a sei volte il minimo. L’altro ricorso è invece finalizzato a contestare la parte del Decreto che prevede forme di restituzione del tutto irrisorie per le restanti categorie.” – conclude Riboldi, che precisa – “Siamo ben consapevoli delle difficoltà di questa azione, soprattutto per via delle possibili criticità di carattere processuale legate alla natura dell’atto impugnato; pur tuttavia non vogliamo darla vinta al Governo Renzi, quindi abbiamo lo stesso deciso di andare avanti, ed anzi intendiamo ora anche proporre la medesima questione davanti ai Tribunali di altre Giurisdizioni. Terremo come sempre aggiornati i pensionati sugli sviluppi della vicenda e sull’andamento delle cause già instaurate.”

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