Sanità/ Coronavirus e anziani, la fine della storia e dei ricordi

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E’ un’ecatombe quello che sta avvenendo nella sanità molisana a causa di questa seconda ondata di coronavirus; il Molise è già in ginocchio ed il rapido diffondersi dell’epidemia rischia di assestare il colpo di grazia. In questi casi, è vero, c’è bisogno di unità e limitarsi a criticare vorrebbe dire non dare aiuto a nessuno; nel contempo non si può sottacere l’aspetto ‘sociale’ della questione. Il ‘Cardarelli’ è allo stremo e questo fatto naturalmente porta a considerare se siano stati fatti tutti gli sforzi di programmazione, anche previsionali; perché la seconda ondata, è bene dirlo chiaramente, era stata abbondantemente prevista e si sarebbe dovuto organizzare la sanità molisana prima dell’autunno per non farla trovare drammaticamente impreparata all’urto del contagio, come purtroppo è avvenuto.

Il problema, purtroppo non si limita solo al Cardarelli; a Isernia l’area-Covid del Pronto Soccorso è piena e ovunque nel Molise medici e infermieri sono allo stremo. Lo stress a cui sono sottoposti, il continuo arrivo nelle strutture di malati gravi, la necessità di assicurare cure anche ai pazienti ‘non-Covid’, l’assistenza anche domiciliare ai malati gravi e terminali: tutto questo rischia di far diventare il problema una bomba sociale non meno dell’epidemia in sé. Le responsabilità istituzionali, quindi ci sono e se ne è già parlato, ma non è questo il momento di piangerci addosso. C’è infine da considerare il ‘caso’ delle Rsa, che merita un discorso a parte, per le implicazioni sociali e morali che comporta. Stiamo assistendo inermi alla striscia di notizie dolorose sugli anziani che nelle case di riposo si ammalano e muoiono, o che spirano in ospedale, dopo aver affrontato il calvario che questo virus silenzioso e maledetto impone.

Una generazione che ha sofferto e vissuto il dopoguerra o la guerra stessa, che ha costruito la società molisana con sacrifici silenziosi ma forti e che ancora adesso spesso regge le sorti, anche economiche, di famiglie intere, sta pagando un tributo di vittime altissimo e francamente insopportabile. Scompaiono i ricordi, le tradizioni, la saggezza, la tenuta sociale, soprattutto nei piccoli paesi dove gli anziani sono una risorsa importante, anzi determinante per evitarne la scomparsa.

Siamo inermi di fronte a questa ecatombe, piangiamo e ci rattristiamo, sapendo che il contagio è tale da prevedere che la lista dei decessi si allunghi, non sappiamo quanto e per quanto tempo, ma certo non poco. Allora continuiamo a rispettare le norme di sicurezza, il distanziamento sociale e la mascherina, utilizziamo le procedure di sanificazione casalinga, ma anche il controllo sociale affinché tutti, ad iniziare dagli operatori sanitari fino all’ultimo cittadino, facciano altrettanto; perché questo tunnel buio non si auto distruggerà, se alla parola ed alla critica non seguirà la proposta e l’azione solidale.

Stefano Manocchio

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