La riflessione/ La variante inglese non si cura con l’immobilismo

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Sono certamente momenti difficili per tutta la comunità molisana e terribili per quella bassomolisana a causa della riscontrata presenza della cosiddetta ‘variante inglese’ del coronavirus, che si è abbattuta con particolare virulenza nel tratto a ridosso della costa adriatica, ma che si sta estendendo anche al resto del territorio regionale. Il bilancio è già preoccupante in termini di contagio e pesante per il numero dei deceduti: è un virus che attacca velocemente e si diffonde rapidamente, ma questo era già risaputo, come è chiaro che in presenza di gravi problematiche emergenziali sia ‘obbligatorio’ ricorrere ad interventi sanitari e legislativi rapidi anche in deroga alle normali procedure istituzionali. Di fronte a questa situazione la parte politica non sembra essere adeguatamente predisposta ad operare secondo quanto detto in premessa: si sente parlare di riunioni decisionali, di monitoraggio della situazione e addirittura si evoca la speranza che non succeda qualcosa di grave. Ma proprio la speranza in questo caso, è bene precisarlo, reciterà un ruolo marginale e dovrà essere sostituita dall’azione.

Qualcosa si sta facendo, inutile negarlo. Gli ospedali da campo alleggeriranno la situazione del Cardarelli, che altrimenti rischia di diventare un pericoloso focolaio, come già avvenuto per la situazione del contagio ‘ordinario’; la realizzazione dei due Covid Hotel (uno pare presso l’hotel Europa a Isernia, l’altro in location da definire in Basso Molise), la creazione di dieci posti per malati Covid al Gemeli di Campobasso ed altri da ricavare nelle strutture di sanità private vanno in questo senso. Ma non basta. Della variante inglese sappiamo che è fino al 70% più infettiva, che ha una maggiore capacità di penetrazione anche in presenza di mascherina e che richiederà tempi più lunghi di quarantena e ricovero, oltre a portare a forme più gravi di infezione, mentre ancora non viene certificata la sua resistenza ai vaccini: ce ne è abbastanza da far tremare le gambe, ma senza abbandonare la speranza (che questa volta serve).

L’argine è sempre lo stesso: distanziamento, mascherina, rispetto di rigorose norme igieniche, comportamenti conformi alle norme di sicurezza. Questa è la parte dei cittadini, ma sarà fondamentale il ruolo delle istituzioni, che dovranno sentire l’obbligo di agire con rapidità e soprattutto abbandonando logiche di contrapposizione, doppioni, estenuanti procedure burocratiche, assumendosi ognuno le proprie responsabilità possibilmente immediatamente al sorgere di un problema. A differenza del passato questa volta non ci sarà il tempo per ragionare ‘ex-post’ sugli errori commessi.

Ci piace credere che in presenza un un problema nuovo e globale, oltreché estremamente grave, la politica usi la sua camaleontica tendenza all’adattamento, ma destinata finalmente a fin di bene. Se lo vorrà ci riuscirà: anzi dovrà riuscirci, altrimenti sarà il tracollo sociale.

Stefano Manocchio

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