Il Comune di Campobasso, la scuola di via Leopardi e la disperazione amministrativa

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Mentre le stanche cronache molisane sono agitate dalle prospettive di soppressione della regione Molise (una cosa buona e giusta, visto che questa identità politica e amministrativa fa veramente schifo) con riverberi di nazionalismi o meglio regionalismo da cantina del bar di paese capita a volte, per presa diretta, di imbattersi nella reale condizione della pubblica amministrazione molisana. Non sono solito commentare o intervenire in questioni afferenti la mia sfera privata. L’informazione è un bene a disposizione di tutti e chi ha la ventura (o l’incoscienza) di raccontare la realtà agli altri non deve mai fare questo in vista di un proprio interesse particolare. Accade però che alcune storie vissute personalmente possano avere un contenuto che va oltre la singola vicenda e quindi possano essere utili per una platea più vasta di lettori. Ho una figlia che frequenta la scuola elementare di via Leopardi a Campobasso. Ho seguito le preoccupazioni serpeggianti tra i genitori, incluso il sottoscritto ovviamente, relative alla sicurezza e soprattutto all’antisismicità dell’edificio.

Preoccupazioni che sono in questi giorni sfociate in documenti ufficiali e articoli di stampa. Mi è sembrato a questo punto opportuno raccontare l’evolversi della vicenda per far capire a chi legge come la situazione della pubblica amministrazione locale sia talmente preoccupante da sfiorare la disperazione. Dopo gli ultimi eventi sismici (a partire da quelli che hanno interessato proprio Campobasso lo scorso inverno) gruppi organizzati di genitori, genitori sparsi, associazioni di tutela dei genitori cominciano a chiedere informazioni e soprattutto documentazione relativamente ai diversi plessi scolastici. La cosa interessa anche quello di via Leopardi. Il Comune e questa amministrazione comunale, anziché aprire le porte e dare tutto quello che il cittadino chiede, avvia una specie di catenaccio alle richieste dei genitori. La prima risposta è di tipo formalistico: chi siete, che obiettivi avete, quale è il vostro statuto se siete un’associazione.

Un altro poco e il Comune di Campobasso voleva anche un certificato di sana e robusta costituzione, l’esame del sangue e la fedina penale pulita. Morale della favola: le carte dell’edificio non vengono prodotte. Ma questo, ovviamente, anziché placare le ansie dei genitori le aumenta: perché questa amministrazione comunale, questo sindaco che ovviamente non ha alcuna responsabilità diretta nella costruzione delle scuole (è in carica da appena due anni) non vuole far conoscere la documentazione? Cosa nasconde e, soprattutto, perché? Dopo il tragico sisma di Amatrice la questione diviene sempre più pressante, ma l’amministrazione comunale e anche singoli consiglieri di maggioranza continuano a menare il can per l’aia. Qualcuno addirittura dice a genitori preoccupati per la vita dei loro figli che basta la sua parola, a via Leopardi è tutto a posto. Qualcuno la mattina, mentre accompagna i figli, nota invece che ci sono delle placche di ferro di rinforzo strutturale, poste qualche anno fa, solo su una parte dell’edificio. Perché, si chiede pur non avendo laurea in archittettura o in ingegneria, le placche di rinforzo non sono su tutto l’edificio? Sulle chat dei genitori qualcun altro, pur avendo figli nell’edificio, ribadisce che il comune sta operando per il bene della comunità e della scolaresca, che sta applicando non meglio precisati piani di edilizia scolastica e che quindi i documenti non servono, serve solo la fede nell’infinita bontà dell’amministrazione comunale. Se la cosa non fosse potenzialmente tragica siamo di fronte ad un capolavoro della comicità demenziale. Alla fine però anche la diga del Comune cede. La battagliera associazione dei genitori ottiene udienza dal sindaco e finalmente si possono consultare le famigerate carte. Che dicono cose molto semplici: la scuola non è stata adeguata sismicamente, unica procedura che permette di mandare con una certa serenità i propri figli nell’edificio.

I lavori fatti, inclusi quelli delle famigerate placche, sono lavori di mero miglioramento, cioè quelli fatti sulle scuole di Amatrice e dintorni, i cui esiti alla prova sismica sono noti a tutti. Non solo. Si scopre che i lavori con le placche  sono stati fatti effettivamente solo su una parte dell’edificio e mancherebbero almeno 70 colonnine per completarli. Non solo. I lavori solo su una parte dell’edificio hanno squilibrato la struttura dello stesso, rendendola più fragile e meno stabile. E quindi i lavori, verrebbe da dire, anziché di miglioramento sono stati di peggioramento. Questo è lo stato dei fatti, ad oggi. Il Comune ha ribadito che bastano pochi lavori, per appena 1,4 milioni di euro per sistemare tutto. Dove mai li troverà questi soldi non si sa e, probabilmente ,per i nostri figli comincerà una diaspora presso  strutture magari costruite un secolo fa ma più sicure di questi prodotti deformi della tanta invocata autonomia regionale. Ma meglio così, meglio prevenire che piangere lacrime inconsolabili. Restano, ed è per questo che vi ho narrato questa storia, alcune domande e alcune considerazioni che la vicenda comporta. Perché questa amministrazione comunale, nuova e senza responsabilità dirette, ha messo così tanto tempo ad acclarare la situazione? Perché ha voluto difendere così strenuamente un’azione edilizia chiaramente carente negli anni trascorsi? Evidentemente c’è qualcosa di continuo in tutti questi anni che ha imposto all’amministrazione comunale un disperato tentativo, non più possibile ai nostri giorni, di occultare o quanto meno di minimizzare la reale condizione delle strutture. E poi cominci a pensare a Campobasso e alla sua edilizia. Cominci a pensare a come Campobasso, che non ha flussi turistici (al netto dell’Università) ha un numero di appartamenti residenziali doppio rispetto alla popolazione residente.

Pensi che a Campobasso continuano ad aprire supermercati e centri commerciali visto che le licenze, altrove bloccate o fortemente attenzionate dagli amministratori nel capoluogo regionale sono più facili da ottenere di un biglietto al casello autostradale. Cominci a pensare a come le scuole sono state costruite, a questi lavori di miglioramento che non hanno migliorato un cazzo,a via Kennedy a via Crispi a tante cose. E poi ti illumini. In questi ultimi trenta anni le amministrazioni sono andate e sono venute ma la dirigenza comunale è rimasta abbastanza stabile, tranne qualche fisiologico cambiamento. E siccome per risolvere un’equazione ci vuole sempre una costante, in questo caso la costante potrebbe essere davvero vicina (Pietro Colagiovanni)

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