Gam, Zuccherificio e Ittierre e le politiche industriali dell’era Frattura

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frattaziendeLa Regione non fa, di mestiere l’imprenditore. Una sacrosanta verità che il presidente della regione, Paolo Frattura ribadisce ad ogni piè sospinto, specie in occasione delle gravissime crisi aziendali che stanno interessando il Molise. L’ha detto alla Ittierre, l’ha ribadito alla Gam, dopo una turbolenta visita al presidio dei lavoratori, lo ha affermato anche per quanto riguarda lo Zuccherificio. La posizione di Frattura, in via astratta, è giusta. Chi ci segue sa quanto negli anni abbiamo analizzato l’oscuro mondo delle partecipate regionali, come abbiamo scavato nei loro bilanci, come abbiamo trovato sprechi, clientelismo, truffe milionarie e sperpero continuo di danaro pubblico. Per questo la posizione di Frattura è assolutamente condivisibile e giusta, la riaffermazione di un principio sano in un mondo che era malato, ai limiti della perversione economica.

Detto questo però si pone subito dopo un’altra considerazione, di natura politica e non economica. La chiusura di Ittierre, Gam e Zuccherificio, unitamente alla eliminazione dei contratti precari della Regione e delle sue articolazioni supera i confini della gestione ordinaria della macchina amministrativa regionale e si posiziona nell’area di sistema. In poche parole questa azione di repulisti ha impatti sull’intero sistema economico regionale. Nel gergo degli economisti ha un impatto macroeconomico. Facendo i conti a spanne l’azione di chiusura intrapresa da Frattura e dal suo governo cancellerà una fonte di reddito (o una speranza di reddito) per almeno 10.000 molisani, tra lavoratori diretti, loro famiglie e indotto. In una economia piccola come quella molisana 10.000 persone senza più la prospettiva di un reddito determinano immediatamente un impatto sui consumi. E l’effetto a cascata si estende, dai 10.000 cittadini iniziali a tanti altri cittadini molisani. Pensiamo ai piccoli commercianti oppure ai bar, spesso piccolissime aziende familiari che vedranno inaridirsi qualsiasi speranza di incasso quotidiano. E quindi secondo un vortice keynesiano al contrario la piccola economia molisana, già tartassata e poco efficiente si avvita in un vortice di depressione, ossia di crollo dei consumi e della produzione. Ed è qui che si affacciano tutte le nostre perplessità. A parte il carattere mercuriale di Frattura (l’uscita dall’assemblea Gam non è proprio il cammeo migliore per ricordare il suo governo, ma lo stile irruento è lo stesso di quello del padre) il problema è tutto politico. Frattura ha ragione quando dice che non ha colpa della situazione. Sono tutte iniziative del governo precedente quello di Michele Iorio, con l’aiuto dell’assessore alla programmazione Gianfranco Vitagliano (oggi sostenitore di Frattura) e, nel caso della Gam, dell’allora assessore bojanese Angiolina Fusco Perrella. Ma Frattura, come già sottolineato, non ha preso le distanze, il giorno dopo la sua elezione da questo pentolone puzzolente, non ha fatto alcuna due diligence, non ha rimosso i dirigenti installati da Iorio e il suo team. Non ha mandato carte in Procura (che forse pure ci dovevano finire), ha praticamente accettato lo status quo. E invece lo status quo non si poteva accettare.  E non si doveva accettare. E se oggi si arrabbia perché se la prendono con lui è anche perché lui ha gestito, mediaticamente e politicamente, male la vicenda delle partecipate, quasi con ingenuità. Si è posto come il successore di un sistema inaccettabile ed oggi, constatata la sua natura assolutamente improponibile, si trasforma in un mero curatore fallimentare (che non fa neanche le azioni di responsabilità alle passate gestioni). E questo solleva inevitabilmente interrogativi. Perché Frattura non ha fatto il mazzo a Iorio-Vitagliano sulle partecipate regionali, segnatamente quelle industriali? Perchè non ha avviato azione di responsabilità contro gli amministratori della Gam e della Solagrital che hanno votato, senza alcuna discussione in consiglio regionale , un concordato preventivo del gruppo Arena con cui le stesse società  rinunciavano a milioni di euro di crediti nei confronti del gruppo Arena stesso? Perché oggi è costretto ad andare via dall’assemblea dei lavoratori Gam dopo le rimostranze (esecrabili ma forse comprensibili) di un trasportatore che avanza milioni di euro? Perché? E questa è la parte per così dire destruens. Una verifica sull’operato precedente avrebbe dato un senso di giustizia ai lavoratori in mezzo alla strada e avrebbe plasticamente dimostrato come Frattura non aveva nulla a che fare con le gestioni precedenti e con i soggetti precedenti (ricordiamo che in queste storie oltre al pubblico e alla regione ci sono  stati soggetti privati con nomi e cognomi precisi). Ma andiamo adesso alla parte costruens. Noi eleggiamo dei politici perché risolvano dei problemi, piccoli e grandi delle loro comunità. Una emorragia di posti di lavoro di queste dimensioni è sicuramente un problema che il Presidente della regione non può non prendere in considerazione. Ma, si dirà, Frattura e la sua Giunta lo stanno facendo. Andando al sodo invece le cose non stanno proprio così. L’idea di mettere in cooperativa i lavoratori Gam è, al dire il meno, fantasiosa. Per Ittierre non ci sono proprie idee e lo stesso vale per lo Zuccherificio. C’è l’impegno di Michele Petraroia di trovare tutti i possibili ammortizzatori sociali disponibili, anche recandosi con continuità a Roma e tessendo una rete con il governo nazionale. Ma così si salva un pezzo di redditi, si salvano per qualche mese forse per un anno o due alcuni dei 10.000 redditi persi. E poi? E, soprattutto, qual’è la risposta politica al problema che, lo ripetiamo, è un problema di sistema per il Molise? La Regione non fa impresa, siamo tutti d’accordo, ma la Regione deve fare politiche sociali e di sostegno alla popolazione. Esiste per quello. E 10.000 persone sbattute in mezzo alla strada sono un problema sociale di grandissimo rilievo. Al quale il Presidente della regione non può sottrarsi. Al quale il Presidente della Regione non può sfuggire anche se qualcuno lo fa  incazzare.

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