Si intravede il traguardo per l’assegno unico alle famiglie?

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Si discute in Aula l’approvazione, che non dovrebbe avere sorprese, dell’assegno unico alle famiglie, il 24 marzo in commissione tutti i partiti hanno dichiarato il loro sostegno alla misura, rimangono altri passaggi, non facili, nei 100 giorni che mancano da qui al 1 luglio 2021, per far arrivare i primi assegni sui conti correnti delle famiglie; decreti attuativi, nuovi pareri delle commissioni competenti, procedure amministrative, però il traguardo si intravede.

Speriamo non si tratti dell’ennesima fregatura come quando nel 2013 fu approvato l’ISEE con una riforma attesa da anni, accolta da tutti con favore, salvo scoprire poi che gli algoritmi selezionati penalizzavano in modo eccessivo le famiglie con più figli, le più esposte al rischio povertà.

L’introduzione di questa misura, forse, potrebbe essere una svolta, in quanto misura strutturale, organica e di lungo periodo, anche se diversi nodi sono ancora da sciogliere, e vanno ricordati;

le stime parlano di un valore massimo dell’assegno sui 250 Euro mensili, salvo incrementi per figli disabili e/o a partire dal terzo figlio, ma se la quota fissa è troppo bassa, si è parla di 50 Euro mensili, come valore comune minimo.

non sarà facile costruire un meccanismo equo di cancellazione/sostituzione delle vecchie misure con l’assegno unico;

politica, burocrazia, sistemi istituzionali e organizzativi non hanno certo brillato per efficienza, in questi mesi,

i decreti attuativi e la capacità operativa della pubblica amministrazione, da approvare entro 100 giorni, verranno seriamente messi alla prova.

inserire la “clausola di salvaguardia” che  garantisca che la cancellazione degli interventi precedenti non comporti, per nessuna famiglia, la perdita degli attuali livelli di protezione/supporto.

La triste e prolungata esperienza degli “esodati” della riforma pensionistica Fornero costringe la società civile e le famiglie ad una vigilanza particolare, perché non basta affermare la protezione dei diritti, perché essi vengano realmente garantiti.

Un’ultima riflessione riguarda le altre politiche di welfare e di protezione sociale che si stanno discutendo in questi giorni, si è creata una grossa disparità tra i 32 miliardi del Decreto Sostegno e i circa 290 milioni di Euro previsti a sostenere i compiti di cura delle famiglie verso i propri figli minori, soprattutto nel periodo di  chiusura delle scuole.

Sulle famiglie da oltre un anno si sono scaricati giganteschi compiti di cura, educazione, istruzione, coesione sociale, il sostegno è stato sempre riorganizzato senza tener conto delle ricadute sulle famiglie.

Mentre un miliardo aggiuntivo è stato allocato nuovamente sul Reddito di Cittadinanza, nelle politiche di conciliazione famiglia lavoro, è stata destinata la mancetta di 290 milioni indirizzati su congedi e bonus baby sitter meno dell’1% dell’intera manovra, con effetti “antifamiliari” e “antibambini”.

Una famiglia può ricorrere al bonus baby sitter solo per un mese, il decreto prevede 100 euro a settimana, 400 Euro a famiglia, gli altri mesi? 290 milioni possono soddisfare solo 730.000 famiglie, senza contare i costi per congedi, ecc. come si fa fronte a oltre due milioni e mezzo di bambini delle scuole elementari e a circa un milione e mezzo di bambini delle scuole medie inferiori?.

Una quota parziale è coperta, ma le famiglie  continuano a fare i salti mortali, senza  sostegni diretti, come hanno fatto finora, tutto cambia per non cambiare niente.

Al di là dell’ insufficienza complessiva degli interventi su tanti settori, colpisce che questa manovra si caratterizzi emarginando ulteriormente le politiche familiari ,visti i dati sconfortanti sulla denatalità, “senza figli” e senza dimensione familiare, la manovra rimane saldamente ancorata ad un modello di welfare stantio ormai superato, legato più a sussidi sparati a caso che a aiuti reali collegati alle esigenze della gente.

Un parziale correttivo potrebbe essere: prevedere nuovi e più forti interventi per la conciliazione famiglia-lavoro; sostenere parzialmente i costi delle famiglie per istruzione, sport e impegno culturale dei propri figli, creare una rete di servizi per famiglie con bambini in età prescolare (soprattutto nidi e servizi di cura per la fascia 0-3 anni).

Con questa classe politica la strada è lunga, tortuosa e impraticabile, a lume di naso, bene l’avvio dell’assegno unico, “comunque  vada”, con la consapevolezza che occorre vigilare perché sia implementato in modo organico, e che la sua introduzione sia un primo passo nella riorganizzazione di un sistema complessivo di politiche familiari, sociali e di welfare che riconosca il ruolo che la famiglia svolge, con crescenti fatiche,  a protezione della coesione sociale e del futuro di tutta la società.

Alfredo Magnifico

Segretario generale Confintesa Smart

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