Piano Colao, aspetti una Ferrari arriva un calesse

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Sui quotidiani il Piano Colao per il rilancio presentato al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non manca di suscitare commenti e critiche, sta andando in scena il teatro dell’assurdo: chi lo ha voluto lo rinnega, chi non lo voleva lo loda,le bocciature non sono poche, da chi lo definisce “un libro dei sogni” a chi chiede strategie per non renderlo inutile.

Non abbiamo bisogno di altri libri di sogni con l’Italia digitale in cima alla lista; i problemi e gli interventi necessari all’Italia sono  cose note a chiunque, sarebbe meglio dedicare più tempo ad eliminare pastoie e strettoie che non consentono ai soldi che ci sono di arrivare a lavoratori e imprese, o eliminare gli ostacoli che fermano l’avvio di opere pubbliche già finanziate.

Cottarelli esprime tre critiche: mancata indicazione del costo delle proposte avanzate per le finanze pubbliche, accellerazione della giustizia, non solo civile, ma anche penale e amministrativa e, l’ennesimo condono fiscale, elegantemente definito ‘Voluntary Disclosure’, il solito premio dato a chi ha evaso le tasse e il solito incentivo ad evadere in futuro.

 Al Paese servono investimenti in infrastrutture, in tecnologia,,ci sono troppi moduli da compilare, troppi adempimenti da espletare”.

La parola “Piano”, evoca: politica come programmazione, progetto, visione quinquennale, decennale, ricostruzione, Rinascita.

Blocco delle tasse, eliminazione del limite della spesa in denaro contante, sblocco dei cantieri, modello Genova, taglio delle tasse sul modello flat tax e anche su investimenti su turismo e scuola, di fatto vengono recepiti, nel Piano, gli emendamenti presentati dalla Lega, mentre, su migranti, scuola, cassa integrazione, i decreti sembrano un labirinto, le semplificazioni si complicano, eccetera eccetera.

Il piano Colao ha un gravissimo limite: ignora totalmente la contrattazione collettiva.

Pensare di adeguare il sistema economico del Paese alle sfide digitali ed ambientali, modificare l’equilibrio di genere nell’economia, garantire una formazione adeguata a tutti/e senza pensare che questi obiettivi sono irraggiungibili per sola iniziativa  d’impresa e/o della Pubblica Amministrazione è sbagliato concettualmente: significa non saper vedere che le cose possono cambiare solo se le persone se ne convincono, e partecipano in prima persona.

Non si intravvede la contrattazione collettiva,ma due strumenti: la legge o il codice volontario dell’impresa; si torna alla Fiat di Valletta, sarebbe ora che si parlasse, che “la politica” si esprimesse e alle “parti sociali” si permettesse di dire la loro.

Mi piacerebbe una politica che ascolta, provoca se necessario le parti sociali a “sporcarsi le mani” e poi affidi loro e alla loro responsabilità la realizzazione di obiettivi previamente condivisi.

Gli stessi interventi sulla ricerca scientifica sono poco sistematici, non prevedono investimenti sostanziosi e non intervengono, se non in modo periferico sul sistema ricerca-trasferimenti tecnologici.Prosegue la brutta abitudine di sentirsi Monarchi Illuminati, e pretendere che gli altri si sentano deresponsabilizzati dall’uomo solo al comando.

Alfredo Magnifico

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