L’inflazione erode la ricchezza degli italiani

Secondo l’Istat a gennaio 2025 l’inflazione accumulata negli anni successivi alla guerra in Ucraina ha eroso oltre il 5% della ricchezza reale degli italiani rispetto al 2021, il dato pesa più di ogni indice congiunturale e racconta una frattura profonda tra chi produce e chi vive di reddito fisso.

L’Istituto di statistica segnala un lieve miglioramento del clima di fiducia dei consumatori, passato da 96,6 a 96,8, e una crescita più marcata per le imprese, salite da 96,6 a 97,6, questi valori risultano lontani dai livelli prebellici, quando gli indici superavano quota 100, il lieve aumento è sostenuto dalle attese sulla situazione economica generale e dai giudizi sulla condizione personale”, Istat, sottolinea l’ipotesi di un cauto ritorno alla possibilità di risparmiare.

Dietro questo minimo recupero resta una perdita strutturale, infatti a dicembre 2024 la ricchezza netta delle famiglie italiane ammontava a 11.732 miliardi di euro, oltre il 5% in meno rispetto al 2021 se depurata dall’inflazione, colpa di anni di caro energia, prezzi a due cifre e salari cresciuti troppo lentamente che hanno lasciato un segno profondo tra lavoratori dipendenti e pensionati.

Sul fronte produttivo il quadro è diseguale; spicca il balzo delle imprese dei servizi, che raggiungono quota 103,4, mentre il commercio al dettaglio peggiora e le costruzioni continuano a scendere, mentre, la manifattura mostra una timida “ripresa”, ma resta sotto i 90 punti, zavorrata da dazi e incertezza internazionale, cosi che le valutazioni degli imprenditori restano complessivamente negative -fonte l’Istat-.

I segnali restano fragili; per PMI gli indici parlano di un’economia a singhiozzo e Confindustria descrive un Paese “quasi fermo”, con una crescita stimata allo 0,5% nel 2025, con questa situazione l’inflazione non è solo un ricordo statistico ma una ferita ancora aperta, la fiducia può risalire, la ricchezza perduta no, almeno finché salari e diritti non torneranno al centro delle politiche economiche.

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