Incubo dei giovani, lavoro incerto e clima al collasso

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Secondo un sondaggio del Financial Times, la sensazione più diffusa nelle nuove generazioni è la sfiducia, si crede sempre meno al merito e si notano sempre di più le diseguaglianze, mentre il timore per l’ambiente suscita ansie che i più anziani non colgono.

La pandemia è riuscita a peggiorare un quadro già di per sè complicato, niente di solido sotto i piedi, i giovani hanno la sensazione di andare verso un precipizio, anzi, di affondare nella mancanza di sicurezza, causa lo sfascio delle famiglie hanno la sensazione di non avere alcun aiuto su cui poggiare, esprimono un disagio reale, spesso ignorato e a volte sbeffeggiato, in molti casi, sfocia in crisi di dimensione esistenziale fino ad arrivare all’autodistruzione.

I Giovani non chiedono aiuti, non vogliono dipendere dall’intervento di altri, lavorano, studiano, vanno all’università, cercano lavoro, fanno, insomma, tutto ciò che occorre fare, stanno ai patti, al contrario il resto del mondo sembra non onorare gli impegni, le carriere sono bloccate, i prezzi troppo alti impediscono stabilità e nei momenti più difficili sono i primi a pagare il prezzo, in termini di incertezza e di assenza di prospettive, in loro si va sviluppando un senso di inadeguatezza e, peggio ancora, di scetticismo nei confronti della società.

Il contratto sociale, il patto generazionale o «è stato infranto», da parte dei giovani c’è l’ impegno, ma non ci sono le garanzie, si lavora, ma senza sicurezza, dei soldi guadagnati con merito e sacrifici resta in tasca molto poco.

La fiducia dei giovani va a scemare di giorno in giorno in loro traspare un crescente senso di insicurezza, nonostante siano consapevoli che per molti aspetti le loro vite sono migliori rispetto a quelle delle generazioni precedenti; studio, viaggi, internet, varietà di impieghi, il malumore è montante, tanto da cambiare la loro visione su temi come meritocrazia, mondo del lavoro e futuro.

La ricchezza dei genitori è diventata un fattore sempre più importante per determinare crescita e prospettive, più le vecchie generazioni accumulano ricchezza più l’eredità media rispetto al reddito aumenta:

per i nati negli anni ’80 è quasi il doppio rispetto ai nati degli anni ’60, di conseguenza, per i giovani provenienti da famiglie della fascia più bassa della società, l’eredità contribuirà al loro benessere soltanto per il 5%, per chi si trova in quella più alta, lo farà per il 29%, per i nati negli anni ’60 la forbice era più bassa: 2% e 17%.

Questa situazione, oltre a costituire un ostacolo per la mobilità sociale e creare/perpetuare disuguaglianze, va a detrimento anche per chi si trova nel novero dei fortunati, il loro successo nel lavoro risulta sempre relativo rispetto al capitale ereditato e questo alla lunga provoca frustrazione.

Chi è riuscito a migliorare le proprie prospettive senza poter contare sulle risorse familiari tende ad attribuire questo risultato più alla fortuna che al merito, la perdita di fiducia in una società meritocratica, insomma, è diventata tangibile.

L’insicurezza lavorativa aggrava il quadro, si ritrovano sballottati in un mondo fatto di posizioni precarie, contratti di agenzia e posti temporanei peggiorato dagli effetti della pandemia e dalla scarsa considerazione da parte delle aziende, i giovani sono costretti a misurarsi  con bot, macchine e una generazione di esseri umani sempre più qualificati.

Il risultato di tutto questo è una perdita di fiducia e, soprattutto di disponibilità, per esempio nel campo legale,conosco giovani laureati che si avviano a tentare la libera professione nei quali cresce il rifiuto di sottostare alle regole non scritte degli studi che impongono ai giovani neolaureati di subire ritmi feroci, garantire presenza continua e massima attenzione in cambio di una paga al di sotto degli standard minimi, con una prospettiva di carriera ridottissima; “non ne vale la pena”, questo è il pensiero.

A preoccupare i giovani è anche la traiettoria, poco incoraggiante, dell’ambiente e della politica, si parla di perdita di prospettive, di politica lontana, di corruzione e democrazia in pericolo, li preoccupa anche il futuro disastro ambientale, le generazioni più anziane, «non capiscono la loro ansia.. per molti giovani,non solo per Gretha, è un imperativo, per i più anziani una paura balzana.

Il risultato è che i giovani oggi percepiscono timori che i noi di una certa età non abbiamo mai avuto, penso a chi nacque qualche giorno dopo il disastro di Chernobyl ne ha pagato le conseguenze con diversi malesseri,  sono spaventati da un futuro che sentono di non poter controllare.  Usano dire: “Stiamo meglio di altri in passato, certo, ma non abbiamo la soddisfazione di sapere che i nostri figli staranno meglio di noi”.

Alfredo Magnifico

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