FLOP del Tfr in busta paga

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Da una stima dei Consulenti del lavoro emerge che nei primi 5 mesi dall’avvio della norma, possibilità del TFR in busta paga, solo lo 0,83% ne ha fatto richiesta, un flop prevedibile a causa dell’imposizione fiscale ordinaria troppo penalizzante per i lavoratori, al contrario volano nei primi 8 mesi del 2015 le richieste di anticipazione del Tfr già maturato (+27%).Su un campione di un milione di dipendenti ad agosto, dopo cinque mesi dall’entrata in vigore della norma (3 aprile), la scelta di liquidare il Tfr maturando in busta paga è stata effettuata solo da 8.420 lavoratori, ossia lo 0,83%. La grande maggioranza dei lavoratori, oltre il 60% ritiene che la tassazione ordinaria sia troppo penalizzante,al contrario le anticipazioni del tfr, ovvero la possibilità di chiedere al datore di lavoro, in presenza di almeno 8 anni di anzianità, fino al 70% del Tfr maturato per l’acquisto, la ristrutturazione della casa o per spese sanitarie. Nei primi 8 mesi del 2015 il numero delle richieste di anticipazione,con tassazione separata, è cresciuto del 26,6% passando da 202.140 a 256.044 (comprensivo delle quote chieste in anticipo ai fondi pensione). Il motivo di disinteresse dei lavoratori cresciuto rispetto alla rilevazione precedente dal 38% al 62% è legato sostanzialmente al regime fiscale penalizzante stabilito dalla legge.Le preoccupazioni per un peggioramento del regime fiscale delle anticipazioni insieme al basso livello dei tassi di interesse che rendono più convenienti i mutui per l’acquisto di una casa sono alla base di un aumento significativo delle richieste di anticipazione del Tfr accantonato in azienda o nei fondi pensione che consente da un lato di monetizzare parte del Tfr, e dall’altro di conservare il regime fiscale più favorevole.I dati dimostrano che le famiglie hanno bisogno di liquidità a causa della crisi economica e delle difficoltà di accedere al credito bancario.
Alfredo Magnifico

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