Machiavelli e l’arte della politica

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di Massimo Dalla Torre

Come volevasi dimostrare, quello che era nell’aria, si è verificato. Ci riferiamo a quanto sta accadendo nei palazzi della politica, dove si è venuto a constatare che siamo sull’orlo del dissesto finanziario e il Bilancio, materia delicata, è stato rinviato per l’approvazione al 2021. Una sollevata di scudi all’indirizzo della maggioranza che crea ancora di più confusione e sconcerto in chi guarda all’Istituzione che, si è completamente spersonalizzata, arrivando a toccare indici bassissimi.

Costatazioni dettate dalle non azioni e soprattutto dal menefreghismo da parte di chi dovrebbe rappresentarci e che, invece, rappresenta solo se stesso e alcune volte neanche quello. Rappresentanza mascherata da difensori della collettività che la dice lunga di come la politica, usiamo la p minuscola per rispetto a quella maiuscola, va a braccetto con l’incongruenza e le promesse fatte alla collettività sono disattese appieno.

Questioni che rendono l’ambiente incandescente, dove l’aria che si respira è piena di miasmi assolutamente irrespirabili ma soprattutto dannosi all’azione di governo che non si sta portando avanti. Del resto, anche a livello nazionale, le cose non sono migliori, tant’è che ci si aspetta che qualcuno stacchi la spina e dica è stato bello, ma per il bene della nazione, bugia aggiungiamo noi, è meglio tornare alle urne.

Stessa cosa che è stata paventata da chi non convinto delle le tesi che sta portando avanti per curare i mali di questa Regione, muove critiche al parterre politico di maggioranza o di quello che ne rimane. Parterre a cui è stato ricordato quale filo conduttore, il motto: “come ti fai il letto così, ci dormi”; anche se sappiamo, visto i risultati, che il sonno (dei non giusti) è agitato da fantasmi, che non permette di allinearsi con i principi che regolano il delicato equilibrio delle cose, e questo per il bene della collettività molisana è da scongiurare.

Ci siamo “arrogati” il diritto di esternare queste poche considerazioni, in nome e per conto della collettività perché lo sconcerto è sempre più palese. Sconcerto, disorientamento e sfiducia tre parole che, sicuramente, farebbero da pendant con le metamorfosi, non quelle di Ovidio né tanto meno di Kafka, perché, se si dovesse proseguire sulla strada della non chiarezza, improntata proprio alle metamorfosi, sicuramente porterà allo sconvolgimento totale delle cose, messe in atto dai maghi della politica molisana.

Situazione che, non sappiamo non gioverà a chi sta pensando di metterle in atto. Un giovamento, a seconda le circostanze dovuto essenzialmente a una non presa di coscienza di chi è arrivato in cima non si rende conto, che il terreno sta cedendo tanto da causare una caduta vertiginosa.

Situazione che potrebbe essere evitata solamente se si mettessero da parte i troppi “personalismi” che rappresentano il vero nodo dei litigi e dei rinfacci. I quali, non permette assolutamente il decollo della politica Molisana; ecco perché nell’osservare la debacle cui nostro malgrado siamo testimoni e soprattutto vittime ci è venuto nuovamente alla mente il gioco dei quattro cantoni dove c’era qualcuno meno lesto degli altri che, non riusciva a occupare lo spazio angolare, nonostante le promesse fatte prima di iniziarlo.

Un gioco che, nella fattispecie, questa è la cosa, forse più preoccupante, mostra pressapochismo, arroganza, presunzione e approssimazione di chi lo gioca. Un gioco che Machiavelli maestro di arguzia e sagacia politica commenterebbe in questo modo: “La precarietà delle istituzioni trae origine dai continui sconvolgimenti delle situazioni che introducono una variabile di imprevedibilità.

Ecco perché la prima condizione per governare è quella di capire le situazioni che scaturiscono; cosa che non implica una visione deterministica, ma ciò che è obiettivamente dato indipendentemente dalla volontà e dal raggio d’azione qualunque esso sia”.

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