La statistica/ Campobasso è bella, ma non (r)esiste

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Abbiamo dato notizia ieri della pubblicazione dell’annuale classifica sulla qualità della vita in Italia a cura del quotidiano economico ‘Il Sole24ore’. I due comuni capoluogo molisani, come detto, non brillano ed in alcune classifiche tematiche sono decisamente nella zona ‘nera’ dei 107 capoluoghi di provincia; Campobasso rientra nel limite della metà classifica, mentre Isernia è decisamente più giù: rispettivamente al 54° e al 78° posto. Ci occuperemo oggi del capoluogo di regione. L’analisi diventa tematica leggendo i dati cosiddetti ‘disaggregati’ e neanche questo basterà, perché le sotto classifiche sono a loro volta divise in sezioni e solo sapendo posizione e trend di crescita o in ribasso si può arrivare ad una motivazione certa di quel che si vuole dire. Intanto sappiamo che Campobasso è decisamente mal posizionata in ‘affari e lavoro’ (85°), ‘ ambiente e servizi 72°’, ‘ricchezza e consumi’ (62°), mentre rientra nella prima metà classifica per ‘cultura e tempo libero’ (47°) e registra buone performances in ‘giustizia e sicurezza’ (9°) e ‘demografia e società’ (16°).

Non avendo i dati sottostanti non possiamo dire molto di più, se non che è confermato un tendenziale tenore di vita economicamente basso, come una atavica carenza nei servizi, mentre la città rimane abbastanza sicura e con una propensione al reato bassa da parte della popolazione, almeno locale. Si potrebbe dire ‘niente di nuovo sotto il sole’: ma non è così. C’è una dato preso dallo storico della statistica, che è significativo, in negativo: in 30 anni il capoluogo di regione è passato dal 33° posto al 54°, perdendo 21 posizioni nella classifica nazionale. Un crollo in verticale, che mette in discussione la buona vivibilità generale che ancora si percepisce. Dico subito che il degrado campobassano a chi, come me, vive nella città dalla nascita è evidente e personalmente lo vado segnalando da tempo, rimanendo peraltro inascoltato.

Campobasso è cresciuta e si è sviluppata come una città amministrativo/impiegatizia e questa è stata la sua fortuna per molto tempo, perché parallelamente al ceto medio è nato e cresciuto un commercio non particolarmente dinamico, ma che poteva avvantaggiarsi di un benessere generalizzato nella popolazione, che non aveva punte di ricchezza ma migliaia di persone che a fine mese portavano a casa lo stipendio. Da alcuni anni il clima è cambiato: i concorsi nella pubblica amministrazione sono diminuiti, il personale in quiescenza è stato poco e male sostituito e contestualmente è andato in crisi il commercio che su quel benessere ‘medio’ oramai contava per la propria sopravvivenza. La città è mediamente tranquilla, ma povera e non sfigura maggiormente nella classifica del quotidiano economico solo perché diverse altre città hanno fatto registrare tonfi clamorosi.

Al netto di ciò c’è stato un degrado morale, la popolazione ha perso i valori del piccolo comune di provincia. Insomma diciamola tutta: Campobasso era una città tranquilla, dove si viveva bene, ma senza grandi pretese e prospettive future, bellina e ben tenuta e la gente era semplice, casomai di poche parole, ma onesta fino all’osso. Ora esteticamente ancora c’è, nel centro cittadino e in quello storico, ma per il resto si vede ben poco. Qualche anno fa ha avuto vasta pubblicità una scritta, su una parete di un comune molisano, realizzata da un artista, che sostituiva alcune parole, con un gioco di scritte in nero e rosso, e alla fine realizzava la frase ‘Il Molise (r)esiste’. Bene Campobasso, secondo me è bella e ci si vive ancora in maniera tranquilla, ma non (r)esiste più da tempo.

Stefano Manocchio

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