Covid, empatia e cura attraverso la forza degli sguardi. La testimonianza di un paziente guarito

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Riceviamo e pubblichiamo:


Cari giornalisti,
mi chiamo Gianni Manusacchio e sono il paziente del letto n.23, stanza n.9 del V piano del reparto Infettivi dell’Ospedale Cardarelli di Campobasso. Mi rivolgo a voi per condividere la mia esperienza dovuta al contagio da COVID-19 che mi ha costretto al ricovero e che fortunatamente ha avuto un lieto fine. Tornato a casa e metabolizzato quanto mi è accaduto ho sentito il dovere da cittadino di ringraziare dal più profondo del cuore tutto il personale sanitario, dal primario del reparto, ai medici civili e militari (Tenente dell’Aeronautica e Maggiore dell’Esercito), agli infermieri e OSS che si sono presi cura di me sin dai primissimi istanti del ricovero con professionalità, dinamismo, empatia, amore ed estrema gentilezza e simpatia 24 ore al giorno.

Scrivo tutto ciò per dare il giusto merito a questi esperti della cura che non sottovalutano mai la connessione che intercorre tra corpo, anima e mente perché, una volta varcata la porta di quel reparto, si ha la consapevolezza che l’esperienza che si andrà a fare potrebbe avere anche un esito fatale. Il COVID per me è un barbaro, mellifluo, devastante serial killer che con il suo comportamento isola l’individuo e la propria famiglia in una bolla di un tempo sospeso senza respiro.

Cari molisani non abbiate timore né di farvi il vaccino né di ricorrere alle cure ospedaliere dell’Ospedale Cardarelli di Campobasso perché aspettare anche solo un giorno può fare la differenza tra la vita e la morte. Quindi mi auguro che la sanità molisana (per citare Battiato) torni a “quote più normali per contemplare il cielo e i fiori” e che il nostro SISTEMA non mortifichi mai più l’operato del capitale umano composto da persone speciali nonché grandi professionisti.
Gianni Manusacchio (Moli-sano)

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