Campobasso rende omaggio alla civiltà contadina con la Festa dell’uva

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di Massimo Dalla Torre

A fare da anfitrione nell’ ultima domenica di ottobre, anche se disturbata dal freddo e dalla pioggia, è stato il dio Dioniso o bacco, divinità cara greci come ai romani che, a Pompei, veniva festeggiato con le vinarie giornate in cui il succo della viti scorreva a volontà, e dove tutto era lecito allietando in questo modo gli abitanti della cittadina campana che nell’ ottobre del 79 a.c. e non nell’agosto come si è sempre creduto vide spegnersi sotto le ceneri e la lava del Vesuvio lo spumeggiare delle uve che si potevano gustare nelle caupone sotto forma di Falerno.

Festa che dopo 40 anni è tornata anche a Campobasso sempre pronta a rendere omaggio alla tradizione rurale che, purtroppo, si è persa nelle nebbie del tempo. Organizzato dalla Polifonica Monforte in collaborazione con gli assessorati alla cultura del comune di Campobasso e della Regione Molise, l’evento ha richiamato numeroso pubblico che ha potuto non solo gustare un buon bicchiere di vino,ma ha anche assaggiare un ottima uva e altri prodotti frutto del lavoro di chi ha scelto la viticultura e l’agricoltura al posto della sonnacchiosa routine casalinga. 4 i carri che hanno sfilato lungo le vie della città, due delle contrade e due dei paesi limitrofi: il carro di contrada Mascione, di contrada Covatta, di Oratino e di Matrice. La manifestazione ha preso il via da piazza Cuoco per poi proseguire lungo via veneto, via Mazzini, via Pietrunto, via Roma, via scatolone, viale Elena e infine corso Vittorio Emanuele sotto lo sguardo divertito dei cittadini richiamati dalla musica delle fisarmoniche accompagnate dal boufù e dal tric a ballac. Obiettivo della manifestazione è stato quello di riportare una festa rurale nel cuore della città capoluogo ha spiegato la presidente della polifonica Monforte Rosa Socci, ma anche quello di ridare il giusto peso ad una tradizione che per troppi anni è andata persa.

La festa dell’uva, -ha proseguito la professoressa Socci- è la ripresa dalla Molisanità tanto da essere l’anello conclusivo di una catena di manifestazioni che ha visto riportare in auge, la festa del folklore e quella di carnevale. Siamo sicuri che l’anno prossimo ci sarà maggiore partecipazione di carri come questi che hanno allietato quest’ultimo scorso ottobrino che precede mesi con altri riti e altre tradizioni legate alla soprattutto alla civiltà contadina.

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