Antonio Della Porta: storia di un disagio sociale, evitabile

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“Sappiatelo, sovrani e vassalli, eminenze e mendicanti, nessuno avrà diritto al superfluo,  finché uno solo mancherà del necessario.” Salvador Diaz Miròn

Parlare di povertà nel 2013 dovrebbe essere qualcosa di superato  che a che fare solo con il passato invece no è  qualcosa di reale, tangibile, percepibile. Tutti parlano di povertà pochi forse sanno cosa sia realmente. La povertà è avere fame e non avere cibo con cui sfamarsi. La povertà è avere freddo e non avere un tetto per scaldarsi. La povertà è quando vuoi studiare ma non puoi farlo. La povertà è non avere gli stessi diritti. La povertà la vedi nei volti; negli occhi delle persone. Occhi pieni di dignità.

Ma chi ha “affamato” il popolo italiano? I politici con le loro politiche sbagliate. I partigiani volevano un’ Italia, unita, dove le  persone fossero  tutte uguali davanti allo stato . Per inseguire questo ideale  hanno perso la vita; hanno lottato e combattuto e nel nuovo millennio tutto è stato calpestato. Noi di Sbloggo stiamo seguendo un caso di disagio sociale a Campobasso, capoluogo molisano. Antonio della Porta, un uomo termolese di 63 anni, vive da tredici anni in un cointainer, in condizioni non consone per uomo di quell’ età con evidenti problemi di salute.
Ma facciamo un passo indietro. Il maestro, così viene definito dai suoi amici termolesi, per la sua capacità di trasformare un rottame in un’ autentica opera d’arte era un ragioniere, con una bella famiglia e una grande azienda, la Mes ( che si occupava di rivendita di materiali edili ) ma di colpo si è ritrovato solo, senza famiglia, senza lavoro e privato del bene essenziale: la casa. La burocrazia italiana ha contribuito e non poco, con le proprie lungaggini, al perdurare di tale situazione infatti il fallimento della Mes è tuttora aperto, da 21 anni. Della Porta non può avere nessun bene intestato infatti lui dichiara di essere morto nel 1992 quando è iniziato tale disastro. Oggi vive in un cointainer  destinato  alla rottamazione sul ciglio del tratturo . Antonio Della Porta nonostante viva in condizioni disumane mantiene intatta la propria dignità rendendo l’ area vivibile prendendosi cura degli spazi verdi circostanti e  della sua abitazione  ( temporanea ), se così si può definire.
Antonio Della Porta non ha mai elemosinato nulla, vive del suo lavoro che consiste nel  riciclo di materiali, che per molti di noi sono beni morti, lui li riporta a nuova vita. Un pò la metafora della sua vita. Noi di Sbloggo ci siamo fatti carico di questo disagio dando voce ancora una volta a chi quest’ultima è stata tolta.  Abbiamo contattato la Caritas Diocesana ed altri enti sociali che già conoscono questa drammatica situazione e che hanno aiutato , come meglio hanno potuto, il Sig.  Antonio . Questi sforzi sono vani se non c’è un’ unità di intenti ovvero dare un tetto ad Antonio.
Il Comune di Campobasso per far fronte a questa emergenza ha pensato bene ad una sistemazione in una casa famiglia con l’ intento di smantellare l’abitazione provvisoria. Non è possibile accettare tale richiesta in quanto questa comporta ad un’ ennesima “morte” di Antonio ovvero alla rinuncia della sua libertà e del suo precario lavoro.  La zona adibita ad abitazione è situata sul ciglio del tratturo quindi non possono esserci interessi di sorta.
L’ appello che Antonio e noi di Sbloggo rivolgiamo alle autorità competenti e alla Protezione Civile della Regione Molise è quella di destinargli un prefabbricato in legno, come quelli che sono stati utilizzati per la popolazione nel post-terremoto del 2001 che dopo la ricostruzione sono state prese in carico dai vari comuni o di un alloggio popolare che gli spetterebbe di diritto visto il grave disagio in cui versa poiché si trova in una condizione di emergenza abitativa e il container non è a norma igienico sanitarie. Vogliamo che Antonio trascorra un felice e sereno Natale. Le potenzialità di questo signore, tra l’ altro, non devono essere messe in soffitta ma sono patrimonio dell’ intera comunità molisana ed andrebbero tramandate alle generazioni future. Il Sig. Della Porta potrebbe davvero insegnare ai giovani questa nobile arte del riciclo. Le modalità e le cause del fallimento sono da imputare come afferma il Della Porta nella fiducia mal riposta verso persone poco affidabili, politici e clero, che si sono approffittate del medesimo. La sua azienda è fallita ma il signor Antonio, a nostro avviso no.
Si è saputo reinventare un lavoro e nonostante le difficoltà non molla pronto ancora a dar battaglia anche nell’ inchiesta black hole che lo vede coinvolto come parte offesa dove sono coinvolte nomi di spicco. Noi ci auguriamo che nell’ udienza che si terrà a Bari, nei prossimi giorni, la giustizia sia tale, non dilungandosi inutilmente per arrivare alla prescrizione dei reati. Da 13 anni la classe politica e le persone hanno chiuso un occhio davanti al disagio di Antonio. Una vergogna per un paese civile o quantomeno che si professa tale!

Non chiedermi cosa è la povertà perché l’hai incontrata nella mia casa. Guarda il tetto e conta il numero dei buchi. Guarda i miei utensili e gli abiti che indosso. Guarda dappertutto e scrivi cosa vedi. Quello che vedi è la povertà.  Kenya, 1997

( fonte :  http://sbloggo1.blogspot.it/2013/11/antonio-della-porta-storia-di-un.html )

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