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Sezione di Campobasso di Italia Nostra a sostegno del Coordinamento Cittadino No-Tunnel di Termoli

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In riferimento al progetto per la realizzazione del tunnel che dovrebbe collegare il porto di Termoli al lungomare nord, la sezione di Campobasso di Italia Nostra  esprime forti perplessità e molta preoccupazione.

È noto infatti che proprio in prossimità del tracciato dove dovrebbe sorgere il traforo insistono il castello e il borgo antico di Termoli. L’impatto di quest’opera, che non esistiamo a definire faraonica se rapportata all’esigua consistenza demografica della cittadina adriatica, sarà catastrofico in un’area a forte rischio archeologico: la complessa stratigrafia di questa porzione del territorio termolese - solo in parte indagata negli anni passati - dove strutture murarie di fondazione, cisterne e altre cospicue tracce del passato tra cui i resti della torre gemella della torretta Belvedere restano ancora celati, indurrebbe ad agire con grande cautela e ad usare il buon senso considerando il fatto che nel corso dello scavo verrebbero certamente intaccati gli strati archeologici. Inutile aggiungere che tale situazione avrebbe come immediata conseguenza lo stop alla prosecuzione dei lavori con l’inevitabile allungamento dei tempi di realizzazione dell’opera e un ennesimo, inutile spreco di danaro pubblico.

 Ci si chiede, dunque, se esista un accurato studio preventivo del territorio oggetto dell’intervento o se, invece, non si sia pensato ad uno meno invasivo e meno costoso come, ad esempio, una revisione più razionale del piano traffico cittadino con l’ampliamento delle zone pedonali e l’implementazione del trasporto pubblico urbano.

Ci chiediamo ancora se siano stati presi in considerazione i danni provocati dal traforo e dal traffico in esso incanalato in un’area estremamente fragile geomorfologicamente che andrebbe soggetta a continue micro lesioni sismiche che si ripercuoterebbero sui monumenti soprastanti.

Per non parlare del devastante impatto paesaggistico e ambientale che si abbatterebbe sul centro storico il quale perderebbe per sempre la sua vocazione di ‘luogo dell’anima’, così, proteso nel mare e carico di quei segni e di quelle tracce peculiari che la storia gli ha lasciato.

Davvero si pensa che una colata di cemento sia sinonimo di vivibilità sostenibile, di progresso e di implementazione turistica?

Ma ciò che più ci lascia basiti, e che non avremmo mai creduto possibile, è il fatto che ai cittadini termolesi sia stata negata la possibilità di pronunciarsi sull’opera attraverso lo strumento democratico del referendum consultivo.

Cui prodest? Domanda retorica.

 

 

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