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Giunta Battista, da 7 a nove il passo è breve

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Sicuramente molti di voi, si domanderanno perché abbiamo voluto titolare questa chiacchierata mattutina con una sequenza numerica. Una successione di segni aritmetici che apparentemente non ha alcun significato, anche se i numeri inventati dagli arabi prima dell’anno mille, almeno quelli che usiamo nella vita di tutti i giorni, ha un ruolo importante in moltissimi campi che spaziano dall’economia alla scuola, dalla finanza al mondo del lavoro e non ultimi nella politica, dove fanno la differenza. La quale mai come questa volta “c’azzecca” come direbbe l’ex pm di mani pulite Antonio di Pietro. Differenza che da circa quarantottore è entrata ancora di più prepotentemente nelle stanze del potere tanto da scatenare una vera e propria bagarre soprattutto in casa PD, almeno questo è quello che pubblicano i quotidiani locali. Bagarre accentuata dallo stato di fibrillazione che da qualche tempo ha attanagliato chi a tutti i costi cerca di far quadrare il cerchio, senza sapere che la regola che vuole il raggio parte preponderante delle soluzioni legate proprio al cerchio, è inapplicabile. Inapplicabilità divenuta applicabile tramite un atto “motu proprio” che ha accentuato a dismisura l’allontanamento di Palazzo San Giorgio, dai cittadini e di conseguenza dalla realtà. Allontanamento scatenato dall’allargamento da 7 a 9 dei componenti della Giunta del palazzo di città.

Allargamento che ha smosso letteralmente le acque ma soprattutto registra il dissenso dei partiti stessi che una volta tanto sono dalla parte dei cittadini. Fin qui nulla di strano, si potrebbe obiettare, perché di sommovimenti politici e di rafforzamenti pur di consolidare le posizioni conquistate se ne registrano tutti i giorni. La cosa che, invece, lascia attoniti e perplessi è la spesa che si dovrà sostenere. Spesa che, conti alla mano, appesantisce enormemente le casse del Palazzo di città che, a quanto è dato sapere, ha “la scarsella in bolletta”. Per dignità di cittadini che, se non fossimo attaccati a Campobasso abbandoneremo molto volentieri, prendiamo atto delle cose e non facciamo ulteriori commenti se non uno: lasciamo che a parlare in vece nostra sia il rumorosissimo tintinnio delle migliaia di “euro” che servono per questa operazione di restyling politica.

Maquillage che cozza con un piccolo particolare, che piccolo non è affatto, che “il tempo delle vacche magre” è quanto mai imperante e di conseguenza ogni “spreco” è fuori luogo. Un qualcosa dettato dalle innumerevoli esigenze di cui Campobasso necessita. Senza voler accusare nessuno né tanto meno gridare “dagli all’untore” perché le persone che entrano in Giunta sono cittadini e amministratori di provata esperienza cui non si può imputare nulla, vorremo far notare una cosa che l’anno in corso, che sta per finire, è caratterizzato da moltissime vicissitudini: rincari del costo della vita, crisi d’identità e di credibilità soprattutto politica; tutti elementi in caduta libera che certamente sono in netta antitesi con le operazioni di allargamento. Un anno che gli scaramantici non esiterebbero a contraddistinguere con il “17” che, nella smorfia, è sinonimo di disgrazia, iella, malaugurio. Numero che si sposa appieno con i commenti certamente non entusiastici dei cittadini, di questo siamo più che certi, che si sono posti la domanda: ma tutto questo ha un senso? Si ha un senso politico null’altro. Un qualcosa che purtroppo mostra ancora una volta il volto deleterio della questione che, nell’assurdità dei fatti, è sempre più sfigurato da chi inequivocabilmente vuole imporre una linea politico/amministrativa moderna, senza sapere che gli schemi basati sulla modernità, quella attiva e non quella legata alle logiche di partito, serve a poco se non ad accentuare gli scontenti dei cittadini del capoluogo della ventesima regione d’Italia; scusate se è poco!

Massimo Dalla Torre

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