Volevo nascondermi, in arrivo nelle sale cinematografiche il film su Ligabue, interpretato da Elio Germano

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Dal 27 febbraio nelle sale italiane, Volevo nascondermi, diretto da Giorgio Diritti (L’uomo che verrà, Il vento fa il suo giro) con la sceneggiatura di Tania Pedroni (L’uomo che verrà), prodotto da Palomar con Rai Cinema e distribuito da 01 Distribution, vedrà nei panni dell’artista il camaleontico Elio Germano (Il giovane favoloso, Troppa grazia, La nostra vita), pronto a calarsi ancora una volta nell’anima di un personaggio fuori dal comune. Una interpretazione che molti attendono, dopo aver visto nei panni di Ligabue un altro attore di origini molisane Flavio Bucci. Nella locandina si fa quasi fatica a riconoscere Elio Germano, dopo la trasformazione che l’ha reso straordinariamente somigliante agli autoritratti lasciati dal pittore.

foto di Antonio Ligabue pittore


Antonio Ligabue nacque a Zurigo, in Svizzera, il 18 dicembre del 1899, non visse mai con la sua vera famiglia: dal settembre del 1900, venne affidato a Johannes Valentin Göbel ed Elise Hanselmann, una coppia senza figli di svizzeri tedeschi, che l’artista considerò sempre come i propri genitori. A causa delle disagiate condizioni economiche e culturali della famiglia adottiva, furono costretti a continui spostamenti dovuti alla precarietà del lavoro.[1] Quindi, l’infanzia del giovane Antonio fu caratterizzata da grandi disagi, ai quali si univano le malattie di cui era affetto (il rachitismo e il gozzo), condizioni che risultarono nella compromissione dello sviluppo fisico, mentale e psichico del futuro artista.


Solo nel 1928 che, grazie all’incontro con Renato Marino Mazzacurati, che ne comprese l’arte genuina e gli insegnò l’uso dei colori ad olio, Ligabue giunse alla scelta di dedicarsi completamente alla pittura e alla scultura. Protagonista principale delle sue opere è la natura, ma non mancano quadri che raffigurano scene di vita contadina. In linea generale gli esseri umani non sono presenti, o se lo sono, vengono rappresentati come figure marginali rispetto agli animali che popolano i suoi dipinti.


Il “Van Gogh della Val Padana”, così come viene definito, dopo la sua morte viene imitato inutilmente da molti pittori in cerca di successo. Ma, come è giusto che accada, la genialità è irraggiungibile perché sorge da un impeto interiore di individui che non riescono a vivere nella realtà. E nel caso di Ligabue, soprannominato anche il “matt” (il matto), si tratta di una genialità scaturita da un interminabile e angosciante sogno, e dalle tristi esperienze di vita che vive fin da bambino.


Il 18 novembre 1962 l’artista fu colpito da una emiparesi e, dopo essere stato curato in diversi ospedali, trovò nuovamente ospitalità presso il ricovero Carri di Gualtieri, dove morì il 27 maggio 1965.Antonio Ligabue è sepolto nel Cimitero di Gualtieri e sulla sua lapide è posta la maschera funebre in bronzo realizzata da Andrea Mozzali.

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