“La strada da fare – in cammino nella regione che (non) c’è”, il volume in libreria

1966

Dal 13 luglio in libreria: “La strada da fare – in cammino nella regione che (non) c’è”. Il libro, edito dalla Neo Edizioni di Castel di Sangro, racconta il viaggio di due ragazze torinesi in una terra magnifica e dimenticata, col solo intento di “camminarla”. Questo l’obiettivo iniziale: camminare un posto. camminare verso, e nemmeno camminare in. Ma camminare un luogo preciso, il Molise.Un viaggio a piedi nella regione che (non) c’è, per definirla, raccontarla, darle volti, dimensioni, odori e sapori.Il primo libro di viaggio sul Molise e i suoi abitanti, in un racconto magico e avvincente. Le due ragazze hanno deciso di partire da Torino e di andare a scoprire un luogo per loro – e per molti – sconosciuto. Hanno intrapreso un viaggio durato un mese e lo hanno fatto a piedi, perché la strada si misura con il ritmo lento dei passi, perdendosi tra sentieri e tratturi dimenticati, ricevendo ospitalità da chi di quel viaggio ha voluto far parte. E così questa terra misteriosa si è popolata di nomi, di amici, di storie, e ha acquistato una consistenza che è negli occhi, negli incontri, nei chilometri percorsi, prima ancora che su una cartina geografica. A guidarle, i piedi che tracciano la via, e la libertà di percorrere senza meta una regione sorprendente, conoscendo chi la vive.

La voce di Maria Clara racconta questo viaggio con la cadenza degli spazi sconfinati e dei paesi abbarbicati, delle colline, delle valli, del mare con i suoi trabocchi. Usa il “noi” perché lei e Giulia viaggiano insieme.  E noi con loro. Il libro prende il via dal seguitissimo progetto nato sui social, dal nome Due Passi in Molise – A piedi nella regione che non c’è.
L’autrice del libro  è Maria Clara Restivo, una siculo-emiliana che vive a Torino. Con l’Associazione “E.le.Menti” scrive storie per bambini e poi le racconta ad alta voce. Da diversi anni collabora con la Scuola Holden dove insegna storytelling. Quando può cammina e, da qualche anno, le piace raccontare il profumo che il viaggio le lascia addosso. Insieme a Giulia Rabozzi, sua compagna di strada, sono nati i blog Due passi in Molise e Due passi sull’Appia Antica e, insieme, continuano a camminare, raccogliendo i loro passi su www.duepassialtrove.it

Perché il Molise? La priorità erano i piedi: volevamo camminare e volevamo farlo insieme. Abbiamo condiviso fin da subito il desiderio di restare in Italia, quasi per voler dimostrare per prime a noi stesse che la bellezza comincia quando qualcuno si alza dalla sedia e esce di casa, scegliendo di fare una via diversa da quella che è abituato a percorrere ogni giorno. Confrontandoci, ci siamo rese conto che di tutte le regioni italiane quella di cui sapevamo meno, quella di cui non sapevamo nulla (e  con nulla intendo nessuna nozione topografica ma nemmeno turistica o legata alla tradizione), era proprio il Molise: la cartina aveva scelto per noi.
– Cosa vi aspettavate prima di partire e con quale idea siete tornate a casa? Durante la preparazione del viaggio abbiamo scelto di approfondire solamente la parte logistica, abbiamo evitato di guardare foto o di confrontarci con siti che si occupavano di turismo sostenibile, abbiamo ignorato i consigli. Volevamo fosse un viaggio diverso, volevamo che il viaggio si facesse da sé giorno dopo giorno, che avesse qualcosa di unico, in un certo senso. Perché ne avevamo bisogno e perché sentivamo che era il momento di spingerci un po’ oltre il nostro limite rassicurante. Ovviamente mano a mano che il percorso andava definendosi, la nostra immaginazione costruiva. In particolare la toponomastica dei paesi ci suggeriva storie, impressioni, curiosità dettate da una grande musicalità di quelle parole e dalla nostra voglia di partire. In qualche modo le aspettative erano state sostituite dai nostri dialoghi, racconti inventati a cui però mancavano le facce, gli sfondi. Sicuramente ci aspettavamo di trovare un terra agra e gialla, fatta di tanto spazio e di una natura insolente, che obbliga all’abbandono e all’incuria. Ci aspettavamo curiosità nei nostri confronti, ma soltanto come quella che si offre alla banda che passa nel giorno del santo patrono, giusto il tempo di un passaggio. Ci aspettavamo una nostra solitudine, un viaggio come un altro, avventuroso certo, ma un viaggio tra amiche.

Il Molise invece si è presentato in un manto di verdi rigogliosi, pronti a virare verso l’abete, a Ovest e verso l’olivo, in direzione sud-est; si è rivelato sì, una regione in cui la natura ha ancora il sopravvento ma non in modo disordinato o inospitale, al contrario come un luogo dove ancora si può respirare perché non c’è smog lì. E quella fuga a due si è trasformata presto in un movimento collettivo di persone così innamorate del proprio territorio da volerlo fare brillare anche davanti a due paia di occhi di passaggio.

L’ospitalità ci ha accolto, coccolato,ci ha ingrassato e ci ha fatto sentire a casa, ci ha sconvolto per certi versi, ci ha fatto essere invidiose.

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