Salvare il Teatro Savoia è un dovere per tutti

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Nel silenzio assordante delle Istituzioni a vario livello, si sta consumando una triste vicenda che riguarda la prossima chiusura del più rappresentativo Teatro della città e della Regione stessa: il Savoia. Un gioiello dal punto di vista architettonico ed estetico, ristrutturato con un maestoso intervento che lo recuperò da una situazione di degrado che proseguiva da anni. Qualche breve cenno di storia del luogo. Costruito nel 1926, su ciò che rimaneva del Teatro Margherita, fu affrescato al suo interno dall’artista  Arnaldo Di Lisio, con scene che raffigurano momenti di vita e luoghi caratteristici di Campobasso, lungo il perimetro interno, nella volta e nell’androne.

Dopo anni di attività però, il teatro civico chiuse e restò in uno stato di abbandono che lo ridusse in condizioni pessime.  Dopo l’acquisto del 1993 da parte della Provincia di Campobasso, però, a seguito di un Concorso di Idee, il teatro fu ristrutturato in tutte le sue componenti, recuperando e restaurando le opere pittoriche, gli stucchi ed il ferro battuto,  intervenendo sul loggione, sulla platea, sulle quinte, sulle scene, nei camerini, nella fossa orchestrale e naturalmente nel foyer. Un lavoro durato 9 anni e che ha restituito alla città ed all’intero Molise, una struttura di grande bellezza, oltre che estremamente funzionale e versatile dal punto di vista operativo. A celebrare la riapertura del Luogo di cultura, giunse addirittura a Campobasso l’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Era il 25 marzo del 2002.
Da quel giorno, sotto la gestione della Provincia di Campobasso, il Teatro, ha realizzato centinaia di spettacoli, moltissimi di livello nazionale, ospitando i maggiori tra attori ed artisti italiani contemporanei. Rassegne, manifestazioni, eventi, su quel palco divenuto motivo di orgoglio dei campobassani. Nel corso degli anni, la crescita della struttura ha visto anche la nascita di figure professionali specializzate che da allora prestano la loro opera all’interno della struttura.
Oggi, in questo fallimentare 2013, ci troviamo non in una situazione di riduzione o tagli, ma  addirittura dinanzi alla chiusura della Fondazione Teatro Savoia, in house alla Provincia di Campobasso, titolale dello stesso, per mancanza di fondi necessari al suo mantenimento ed a quello del personale dipendente, composto da 5 unità. Tante promesse, proclami, ipotesi, rassicurazioni. Tutte chiacchiere volate via che fin ora non hanno generato nessun giovamento a dipendenti e Teatro. Un rimbalzo istituzionale, come la nostra Italietta ormai fa un po’ su tutto. Quelle rare volte che si raggiunge un traguardo, si fa a sportellate pur di tagliare un nastro, stringere mani, rilasciare interviste e dare generose pacche sulle spalle. In questi giorni, ad una decade da Natale e dal 31 dicembre, nulla ancora ufficialmente si è fatto per salvare il Teatro ed i 5 tecnici che vi lavorano all’interno.
Una sorta di ping pong amministrativo in cui la Regione per garantire la continuità operativa ed il mantenimento dei livelli occupazionali vuole la proprietà del Teatro, subentrando nel mutuo che la Provincia paga per l’acquisto, ma non corrispondendo quanto da essa versato fin adesso. La Provincia, invece, sarebbe disposta a cedere la struttura con un comodato d’uso, anche ventennale, ma di cedere la proprietà non se ne parla. Insomma, a prescindere dalle posizioni, da chi ha torto e chi ragione, da quale sia la soluzione più percorribile, tra 15 giorni il sipario cala e cala definitivamente, innescando tutti quegli atti anche amministrativi che ne conseguono, a cui porre rimedio in tempi postumi diventa un’impresa.
Sembrerebbe poi, che tra De Matteis e Frattura non ci si riesca proprio a vedere per provare a ragionare serenamente e seriamente sulla questione, nonostante la ristrettezza dei tempi e capire come risolvere i problemi di veduta, qualora ve ne siano. Questi ultimi 3 mesi sono stati affrontati con un prestito che la Regione ha fatto alla Provincia, attraverso la Fondazione Molise Cultura, per permettere al Teatro di restare aperto e pagare i dipendenti, altrimenti la data iniziale di chiusura era quella del 30 settembre scorso. Da quell’azione di emergenza, che ha fornito questi mesi che dovevano essere funzionali a  trovare soluzioni, però, nulla è cambiato, tant’è che a giorni la vicenda avrà il tristissimo epilogo. Un epilogo che comunque genererà una duplice valenza negativa: da un lato 5 famiglie saranno lasciate al loro destino, senza un  minimo di garanzia occupazionale. Dall’altro la città perde una struttura dove si fa cultura e se ne è fatta per anni. Un bene strutturale che è risultato utile al mondo associazionistico, della musica, della danza ed anche a quello politico per fare passerelle continue.
Ci si riempie tanto la bocca con il rilancio del comparto culturale, di sviluppo attraverso le attività culturali come indotto economico, ma concretamente si lascia chiudere il più bel Teatro della Regione.
Come gruppo editoriale presteremo particolare attenzione alla vicenda, auspicando che le parti interessate si incontrino e trovino una soluzione, così come è avvenuto per altre situazioni di emergenza. Non spetta certamente a noi porre giudizi su chi debba fare cosa. Quello è compito di chi amministra e governa. Noi invece ci limitiamo a sollecitare un intervento deciso ed efficace, da parte di chi ha facoltà decisionali al fine di scongiurare la chiusura del Teatro Savoia. Un’evenienza che in un momento di per sé difficile ed ombroso metterebbe la parola fine anche alla vita di un luogo che, grazie alla sua vitalità, ai suoi colori ed alle sue note, può essere funzionale anche ad una rinascita emotiva di una piccola collettività.

M.A.

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