Termoli/ Piano casa e cementificazione: come prima, peggio di prima!

E così ci risiamo, niente di nuovo sotto il sole: ancora una volta ci troviamo davanti a scelte basate sulla convinzione che l’unica forma di progresso e crescita per una città sia il cemento; ma almeno negli anni ‘50 c’era l’alibi di dover ricostruire l’Italia e di tutela del territorio non si sapeva nulla.

Con la delibera n. 168, del 14 luglio 2020, la giunta comunale ha ampliato a dismisura la possibilità per i costruttori di evitare l’obbligo di destinare una parte della superficie della concessione edilizia agli “standard edilizi” – prima di tutto al verde, poi ai servizi scolastici, ai parcheggi, ad altri usi pubblici – dando in cambio al Comune un corrispettivo in denaro, ciò nel caso in cui la lottizzazione non disponga di superfici sufficienti a soddisfare gli standard.

Questa delibera è piombata come un fulmine a ciel sereno sugli stessi consiglieri di maggioranza, che sembravano (o fingevano di) non saperne nulla, fino a che la questione non è stata portata in commissione, dalla minoranza, ovviamente. Altrettanto ovviamente, la giunta non ha ritenuto, su una questione così importante per il territorio, di farla passare per il consiglio. A che scopo consultare i rappresentanti dei cittadini e discutere, quando è tanto comodo decidere zitti zitti da soli?

Questa delibera arriva con tempismo perfetto proprio mentre in Commissione Ambiente si lavora a tappe forzate per approvare il Regolamento del Verde Urbano, testo molto completo ed avanzato che entrerà a far parte dei regolamenti urbanistici e va in direzione di un radicale cambio di paradigma sull’argomento, riconoscendo il verde nella sua importanza prioritaria come fonte di ben vivere, socialità, salute e valore da difendere.

Come si può conciliare questo regolamento, e soprattutto la delibera di emergenza climatica e la mozione sull’ampliamento e tutela del verde proposte dalla Rete della Sinistra e approvate all’unanimità dal Consiglio l’anno scorso, con una delibera che trasforma le aree verdi vincolanti per le nuove costruzioni in moneta sonante? Un esempio da manuale di totale incoerenza politica.

Come minoranza ci sentiamo doppiamente presi in giro; specie dopo che non ci è stato consentito, come invece avviene da giorni in Seconda Commissione, nemmeno di discuterne immediatamente in Commissione Ambiente.

Condanniamo con forza nel merito e nel metodo l’operato della giunta, che – per inciso – offre una tempestiva opportunità alla lottizzazione “il Faro”, che ha ricevuto lodi sperticate dalla stampa e da alcuni consiglieri di maggioranza, la quale prevede di realizzare di fronte alla rotonda de “il Punto” un complesso immobiliare costituito da tre torri residenziali, alte 8, 10 e 12 piani fuori terra, per circa 46.000 metri cubi, e locali commerciali su due piani fuori terra, su quasi 11.000 metri quadri complessivi. Il tutto su un’area destinata dal piano regolatore alla piccola industria.

La realizzazione di così smisurate cubature e metrature – in deroga al piano regolatore – è resa possibile unicamente dal famigerato Piano Casa della Regione Molise, prorogato dalla giunta Toma-Cotugno fino al 31 dicembre 2022. Facciamo l’esempio della lottizzazione “il Faro”: il costruttore ha acquistato l’ex mulino Pallante, per demolirlo e ricostruire il nuovo complesso incrementando del 90% la cubatura, rispetto a quella del demolito (in effetti ha i requisiti per incrementarla “solo” del 70%).

Il Piano Casa, oltre a consentire di gonfiare a dismisura volumi e superfici, concede anche uno “sconto” del 20% sulle aree standard e due supersconti dell’80% sul contributo relativo al costo di costruzione e sugli oneri di urbanizzazione.

Contro il piano casa la Rete della Sinistra sta da tempo chiedendo invano l’impegno dell’amministrazione comunale ad agire presso il governo regionale

per cercare di ridimensionare almeno le parti più dannose di un testo che considera la città solo un posto da coprire di cemento, senza regole, limiti e capacità programmatica. Non abbiamo mai avuto risposta alle nostre richieste.

Esprimiamo la nostra assoluta contrarietà a cementificazioni senza senso, che non apporteranno nessun vantaggio sociale e ambientale alla città, anzi, nel caso della lottizzazione “il Faro”, si aggraverà la già precaria condizione del traffico su via Corsica, dove aumenterà l’inquinamento acustico e dell’aria e si aggiungerà un ulteriore elemento di frammentazione e di disarmonia nel tessuto urbano di Termoli.

Aggiungiamo peraltro che si rilevano aspetti di irregolarità procedurali legati ad una interpretazione forzata, estensiva e contestabile del Piano Casa. Prendiamo ad esempio il cambio di destinazione d’uso del terreno, che passerebbe da zona per piccole industrie a zona commerciale e residenziale: il Piano Casa (Art.3, comma 6) lo consente, ma non in deroga agli strumenti urbanistici comunali (la formula di deroga non è riproposta): dunque niente automatismi, ma sono necessari tutti i passaggi che caratterizzano le varianti di piano regolatore.

Continueremo a lavorare, come già stiamo facendo in commissione, per informare e difendere i cittadini da ogni tentativo di attacco all’ambiente e di consumo inutile di suolo, e per denunciare l’assoluta incapacità (o mancanza di volontà) di questa amministrazione di elaborare e portare avanti un progetto di città coerente, sostenibile e armonico.

Perchè noi un’idea di città ce l’abbiamo, ed è quella del nostro programma elettorale, che non dimentichiamo come fa questa maggioranza: una città verde, solidale, inclusiva, a consumo di suolo zero, dove i combustibili fossili sono banditi e il trasporto pubblico è efficiente e sostenibile, dove le decisioni si prendono consultando i cittadini sulla base di progetti condivisi, dove il cemento non è considerato segno di progresso e civiltà.

Termoli bene comune – Rete della Sinistra

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