Stefano Bollani: 90 minuti di magia dal Brasile ad Ufo Robot.

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bollani 1Fin da quando si varcava l’ingresso del Teatro Savoia si intuiva che quel concerto sarebbe stato un po’ fuori dalla norma. Ore 21:00, si aprono le porte sella struttura in piazza Prefettura e causa un freddo particolarmente pungente i possessori dei quasi 500 biglietti cominciano rapidamente ed entrare e prender posto. A tutti, però, balza un aspetto singolare. Il pianoforte di Stefano Bollani, un bellissimo Steinway & Sons, è collocato nel centro della platea circondato da una quindicina di file si poltroncine da un lato, una ventina dall’altro. Evenienza piuttosto rara che rimarca come a quell’Artista piaccia sentire fisicamente la presenza ed il calore del pubblico.

Intanto, mentre le porte del Teatro si aprivano, in una piccola stanza posta nelle vicinanze dell’ingresso degli artisti, Bollani si presenta in maniche di camicia alla stampa per rilasciare qualche dichiarazione, e lo fa con la simpatia che lo ha reso famoso alla nazione intera. Domande a 360 gradi su vita privata, carriera e progetti a cui egli non si sottrae ed a cui sorridendo sempre risponde. Dopo questo breve fuoriprogramma concordato con il management, principalmente per le emittenti televisive, si attende l’inizio del concerto. Ore 21:15, Bollani sale sul palco ed immediatamente si accomoda alla tastiera iniziando a suonare, come lui sa fare, una versione slow samba di Tristezza di Ornella Vanoni. Scende il silenzio, il Savoia si trasforma in una tomba e tale resterà sempre, ad eccezione che per i forti applausi e per qualche risata provocata da battute e parodie che Bollani ogni tanto compie. Dunque, primo quarto d’ora di musica “educata e delicata” tanto da stabilire la necessaria sintonia tra pubblico ed artista. Entrati nel vivo del concerto, Bollani crea il primo momento di ilarità, in cui canta e suona un brano degli anni ’30 che narra delle vicende amorose di un giovane ligure, in una maniera così spontanea e scherzosa da sterzare di colpo l’andamento del concerto, partito appunto in maniera soffusa.       foto 3 bollDa questo momento ritmo e velocità cominciano a salire sulle note di Spain di Chik Corea che dalle prime note chiaramente latineggianti, pian piano va a cadere sulle classiche scale di blues, in un ritmo comunque coinvolgente e su cui proprio lui non si frena, muovendosi parecchio, alzandosi dallo sgabello ed utilizzando una sorta di pedale collegato ad una specie di cassa sorda con cui si da il tempo e riempire ancora di più le frequenze basse che la sua mano sinistra magistralmente copre al meglio. Un alternanza di velocità, con dinamiche pressoché perfette, rende la scaletta sempre varia e ricca di variazioni di intensità e di concentrazione. Dopo Spain, Bollani esegue un suo brano, Bolero di Pietra, eseguito generalmente con l’Orchestra del Titanic, ma che ieri ha presentato in una versione molto breve al pubblico, che non ha superato i tre minuti di durata. Tra un brano e l’altro, Bollani ha anche ricordato la sua unica esperienza molisana, in cui suonò in un locale del capoluogo assieme all’hammondista Charlie Wood, (eclettico jazzista reso noto negli anni ’90 dalla sua versatilità e dl magistrale utilizzo del Pedal Bass). La seconda “questione molisana” Bollani la solleva cantando un brano che afferma scherzosamente di aver scritto per Fred Buongusto ma che egli “non ha mai voluto cantare”. Il pezzo, un mix di boogie e blues, narra delle fantastiche vicende amorose del nostro Fred con una donna, Mafalda, che resta incinta proprio dopo una notte di passione con il cantante campobassano e che lo induce a fuggire “per un impegno” all’estero. Altra parodia Bollani la fa sul cantautore siciliano Franco Battiato, su cui egli scherza, sempre con rispetto, ironizzando sui marchi di fabbrica di quell’artista e sulle frasi e le parole che hanno lo hanno reso famoso ed unico nel suo genere. Anche questo ha offerto il concerto di ieri in cui Bollani, soprattutto in queste due circostanze “satiriche”, ha palesato la sua grande passione per Renato Carosone “il suo riferimento” e che durante questi due brani ha omaggiato suonando alla sua maniera, quella maniera che molti intellettualoidi italiani hanno sempre snobbato e classificato di seconda serie. Tornando al concerto, in chiusura, al primo dei tre bis (ebbene si, il calore molisano lo ha fatto tornare sul palco tre volte) si è fatto dettare dal pubblico una serie di brani e li ha miscelati tra loro alla stregua di come un dj mixa brani dance. E non è stata cosa di poco conto considerato che si trattava di cose molto diverse tra loro, tra cui Tico-Tico, Spain, Mrs Robinson, Michelle, Anema e Core, Ufo Robot.                                           foto 2 bollComunque, grazie alla sua bravura ed a qualche trucchetto del mestiere, anche questo esperimento è riuscito alla perfezione, tra la simpatia del pubblico che naturalmente ha parecchio apprezzato. Tra le richieste, poi, resterà storica quella di una signora che dalla platea ha chiesto a Bollani di eseguire un pezzo di Allevi. Una richiesta piuttosto fuori luogo, onestamente, ma a cui Bollani ha risposto con una imitazione del pianista marchigiano di una ironia unica. Come detto, dopo questa che doveva essere l’ultima esecuzione, Bollani è stato richiamato dal pubblico sul palco ancora tre volte, in cui si è lasciato andare a due prezzi brasiliani tra cui la stupenda “O que sera” di Chico Buarque ed un brano di rag-time che ha messo in luce il suo grande controllo dello strumento, la sua velocità e la sua precisione. Nei saluti finali, poi, l’artista ha posto l’attenzione anche sulla situazione culturale di tutta Italia, riferendosi anche alla paventata, ma sembra scongiurata, chiusura del Savoia, facendo un parallelismo che vede in difficoltà simili teatri e luoghi di cultura di tutta Italia, dove spesso, purtroppo, già si è passati alla cessazione delle attività. Questo è stato il concerto di Stefano Bollani a Campobasso. Un grande evento da tantissimi apprezzato, da qualcuno visto con superficialità e dissenso, da qualcuno altro ancora ignorato. Come è naturale d’altronde. Un dato è certo a prescindere da interpretazioni, letture tecniche, opinioni sull’utilizzo delle scale, delle variazioni sul tema e quant’altro: ce ne fossero 10 all’anno di eventi così!!

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