Regione/Politica e sanità sul filo del rasoio

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L’argomento è delicato e trattarlo con superficialità e anche con facile sensazionalismo sarebbe inopportuno, anche grave; ma è indubbio che sull’emergenza-Covid le istituzioni molisane stiano giocando una partita decisiva e per questo anche ‘pericolosa’, nel senso che su questo tema sarà determinato il futuro del Molise e anche della politica e della sanità locale. Con il passare del tempo il duo a capo della politica decisoria sul tema, quindi Toma-Florenzano, diventa sempre più solo al comando, in verità anche per scelta. Il dissenso è partito, tempo addietro, da Michele Iorio, che nel formulare proposte ha sempre rivendicato anche il ruolo e la competenza da medico, ma è stato sempre ignorato nella fase realizzativa della politica di contrasto della pandemia in regione; toni ben più forti ha usato il consigliere regionale del PD, Vittorino Facciolla, che ha affrontato a muso duro la questione ed alla fine ha chiesto espressamente le dimissioni del tecnico a capo della sanità regionale. Si è aggiunto il giudizio netto, sempre contro l’operato di Toma e Florenzano, anche da parte dell’on.Rosa Alba Testamento. L’accusa di partenza è di una sorta di immobilismo o almeno di eccessivo tentennamento di fronte alle scelte da fare. Sembrerebbe un contrasto tutto politico, ma a sgombrare il campo da questo dubbio sono arrivati i sindacati della ‘triplice’ che hanno detto chiaramente che i dubbi sull’operato del binomio decisorio restano tutti, anche perché il presidente della Regione a loro dire non li ascolterebbe, oltre a non riceverli. Anche Micaela Faneli non ha lesinato critiche in tema di politica, ma ancor più di progettazione sanitaria.

Tra tutti, Florenzano ha risposto indirettamente a Facciolla (quello più duro, anche nei termini, nei suoi confronti), usando la classica similitudine calcistica, dicendo che tutti si sentono commissari tecnici, nel senso che parlano senza avere contezza o conoscenza perfetta dei fatti sul tema specifico. Il botta e risposta, senza esclusione di colpi, all’interno della politica regionale e tra istituzioni politiche e sanitarie e parti sociali, sul tema della gestione della sanità in Molise, può generare confusione, visti i toni alti, ma anche la delusione e l’irritazione diffusa tra la popolazione, che naturalmente assiste allo scontro e contestualmente registra alcune disfunzioni. Le due cose contemporaneamente non sono certo auspicabili, anzi meritano una risposta istituzionale, possibilmente documentata, sia per stemperare gli animi che per una necessità di chiarezza. Ai dati giornalieri, che parlano da alcune settimane di una ripresa, anzi impennata, di contagi e, purtroppo anche di decessi (ma in verità anche di guariti, è bene precisarlo) si aggiunge un numero che preoccupa non poco. Sono una trentina gli operatori del Cardarelli che in queste settimane sono risultati positivi al Covid-19. Ventisei infermieri e qualche medico e tecnico; Florenzano avrebbe ribadito che il contagio è avvenuto in attività diverse da quella lavorative. Quindi il sistema sanitario locale, da questo punto di vista, regge.

Detto della polemica, dei contrasti e del clima di tensione ora è il momento di qualche considerazione, naturalmente distaccata, non essendo il sottoscritto un tecnico con competenze sanitarie. A mio modo di vedere due sono i problemi: l’assenza di dialogo interno al Conisglio regionale, dove obiettivamente questa maggioranza, aldilà di qualche dichiarazione di buone intenzioni, ha intrapreso dall’inizio la politica del pugno di ferro, facendo valere i numeri in ogni occasione, anche quando la condizione avrebbe richiesto una logica di maggiore apertura ed in secondo luogo la volontà di portare avanti decisioni sanitarie, in alcuni casi, in perfetta solitudine e non averle poi voluto non solo rivederle, ma neanche ‘adattarle’ ascoltando i pareri che venivano dalla società civile. Il riferimento non può non essere rivolto al ‘caso’ del centro Covid di Larino (dove il progetto sanitario ha portato ad una decisione, ma in maniera decisamente differente rispetto al ricovero ospedaliero e di prima accoglienza). Decisori politici e tecnici su questo tema non hanno voluto ascoltare i pareri altrui dall’inizio ed il risultato è che adesso gli unici, fatta eccezione della maggioranza alla Regione, a volere ad ogni costo mantenere i reparti Covid al Caredarelli sono proprio Toma e Florenzano. Alla fine potrà risultare anche che la loro decisione abbia fondamenta solide, sia di progettazione politica che sanitaria, che adesso non sembrano essere chiare, anche perché non sono state spiegate con numeri alla mano, ma con dichiarazioni sintetiche. Ed è ancor più difficile dare un giudizio di adesione alla decisione intrapresa in considerazione del fatto che il reparto Covid in un ospedale ‘generalista’ resta quasi un’eccezione in Italia e va in controtendenza con gli orientamenti nazionali, che privilegiano una netta separazione.

Mi terrò lontano anche in questo caso dal giudizio personale, per quanto detto prima. Proprio questo punto può essere preso ad esempio sintetico di tutto il discorso: sul ‘caso-Larino’, Toma è andato avanti per la sua strada in una posizione di contrasto interna con buona parte dell’assise civica regionale e Florenzano ha concesso poche occasioni di ascolto e risposta al continuo reiterarsi di proposte sul tema. E’ una scelta che potrà dare frutti buoni o cattivi, ma difficilmente condivisione collettiva e che intanto dice che su questo tema attorno ai protagonisti si sta creando una forma di isolamento, che non è mai cosa buona, a prescindere dall’esito finale. Toma e Florenzano sono ad un bivio: se i fatti dimostreranno che avevano ragione loro, riceveranno onori; ma se le scelte fatte, ad iniziare da Larino, si riveleranno sbagliate, nel clima caotico che si è generato ci saranno ripercussioni certe su tutta la gestione politica e sanitaria della regione. L’instabilità non è mai auspicabile, ma in questo caso sarebbe gravissima, perché i tempi sono difficilissimi e i problemi seri. E’ una fase epocale ed in ballo c’è il futuro di una regione e della sua gente.

Seguiremo con attenzione e serietà gli sviluppi degli eventi.

Stefano Manocchio

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