La storia è maestra della vita. Il messaggio di Bregantini per il giorno della memoria

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bregantiniIn  tutto il mondo, si celebra la memoria della Shoah. E’ il ricordo degli Ebrei, sterminati nei lager nazisti. Una giornata di preghiera, di riflessione, ma soprattutto di ricordo. Perché mai più avvengano questi terribili eventi. Un ricordare per non ripetere. Nella logica della massima di perenne attualità: “La storia è maestra della vita!”. Ma la domanda che ancora oggi mi pongo è questa: Come hanno fatto, in Germania, i cattolici e gli uomini di buona volontà a non accorgersi del pericolo nazista, fin dal suo inizio?

Le concause, lo sappiamo, sono tante. Ogni libro di storia le elenca, con precisione. E ci fa bene, oggi, rileggere quelle pagine, per tenerci sempre vigilanti ed attenti ai piccoli, fragili eventi, che poi, a loro tempo, diventano terribili e distruttivi. Eppure, c’è stato chi fin dall’inizio, fin dai primi germogli di male, si è accorto della inconciliabile posizione di Hitler, rispetto al Cristianesimo e rispetto alla dignità della persona umana. Uno di questi, che mi piace ora proporre alla vostra riflessione, di grande fascino nella mia vita, è stato proprio il teologo evangelico Dietrich Bonhoeffer. Sono uscite in questi giorni una serie di lettere che scrisse ad un suo amico carissimo. Sono un documento prezioso per cogliere il suo cuore vigile, ben preparato nella fede, attento al nuovo. Ha saputo accorgersi, fin dall’inizio, del veleno che certe piante contengono. Ha distinto i germogli! Ed ha combattuto la zizzania, puntando sul grano buono. Confida già nel 1935, a soli 29 anni, mentre è in Inghilterra per svolgere il suo primo ministero di pastore, all’amico Ernest Cromwell, un ragazzo di padre ebreo e di madre luterana: “Devo tornare in Germania, alla luce delle decisioni politiche più recenti; talvolta il mio cuore sobbalza al pensiero di cosa mi attende, ma i bisogni della Chiesa sono così urgenti, che non esiste altro modo di fare!”.
Da cosa ricava la sua forza, il teologo? Con quali strumenti riesce a cogliere subito la pericolosità di Hitler? Certamente dalla sua grande fede in Cristo Gesù, che è il cuore della sua riflessione teologica e spirituale. Scrive infatti, con chiarezza:  “Ciò che preoccupa senza posa è la questione di che cosa sia veramente per noi il cristianesimo o anche chi sia Cristo oggi!”.
Intuisce infatti, come altri martiri lungo la storia della chiesa, che Cristo è la certezza della verità, poiché Lui è Via, verità e vita! Cristo è la chiarezza, per cui tu, credendo in lui, senti che il tuo cuore si purifica e i tuoi occhi si fanno limpidi, per discernere chi è dalla parte della vita e dell’uomo, oppure chi si fa, lentamente ma inesorabilmente, dittatore, capace di togliere la libertà. Già Pietro, diceva, con forza: “E’ meglio obbedire a Dio che agli uomini!”.
 Bonhoeffer lo sentiva chiaro, ancora nel 1935: “Ho l’impressione che il cammino che sto prendendo mi condurrà ad avere seri problemi”. Eppure, non demorde, non torna indietro. Anzi, inaugura quella stagione di speranza che oggi, in questa ricorrenza, assume un rinnovato vigore: la Resistenza! Cioè la capacità di resistere al male, di porre un argine a chi vuole schiacciare la libertà e la giustizia.
Ma non combatte da solo. Viene mandato nel nord della Germania, per dirigere un seminario specifico, all’interno della Chiesa Confessante (Bekennende Kirche), che lui ha rinvigorito, quella chiesa cioè che raccoglie un vasto gruppo di Luterani, che si oppongono alla dittatura crescente di Hitler. Una chiesa che si schiera, però, ben presto, contro la chiesa che invece di fatto sostiene la dittatura (Deutsche Christen). Qui, scrive un libretto delizioso, che tante volte ho letto e riletto: La vita comune. Sostiene che se si sta insieme, non è per pura simpatia umana, ma per un impulso dello Spirito. Cioè, una chiamata, una forza. Quella energia spirituale ed ecclesiale, che ci permette, stando uniti, di resistere al male.
Pagherà con la morte la sua opposizione ad Hitler, venendo impiccato il 9 aprile 1945, cioè pochi giorni prima della conclusione della guerra. Ma anche in quel momento rivela tutta la sua forza di fede. Le sue ultime parole, infatti, sono: “Questa è la fine. Per me, il principio della vita!”. Vi lascio un’altra espressione del suo epistolario, come capacità di far germogliare la speranza anche davanti a queste tragedie della storia di ieri e della violenza della crisi, oggi: “Non c’è verità senza amore. L’odio stravolge la verità in falsità. La falsità cambia l’amore in odio. Lo sappiamo da colui che ha promesso che sarebbe stato sempre con noi, Cristo Gesù, che noi confessiamo, proprio lui che ha vissuto in mezzo ad un mondo di terribili manipolazione, fatto di falsità, ingiustizia e negazione della misericordia”. »
Giancarlo Maria Bregantini padre

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