Job Act, Di Clemente: Il regalo di Natale di Renzi e dei parlamentari molisani

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Il regalo di Natale di Renzi e dei parlamentari molisani, del PD e della destra, non si è fatto attendere: la tutela reale (diritto al reintegro ex art.18) è stata tolta non solo per i licenziamenti illegittimi basati su falsi “motivi economici”, ma anche per quelli illegittimi collettivi, che per definizione sono “economici”.
Ed è stata peggiorata la già nefasta legge Fornero, circa gli illegittimi licenziamenti disciplinari: il lavoratore, per avere la tutela reale, deve dimostrare non solo l’illegittimità del licenziamento disciplinare (la falsità dell’accusa), ma la insussistenza materiale assoluta del fatto oggetto della valutazione disciplinare. Ed anche se il lavoratore dimostra che il fatto di cui è accusato, in base al CCNL, non è tra quelli sanzionabili con il licenziamento, non ha più il diritto al reintegro. Una barbarie.
Nel contempo si confermano gli sgravi triennali dei contributi previdenziali che vanno in tasca ai padroni come extraprofitto per le presunte nuove assunzioni a “tempo indeterminato”: cessato il triennio agevolato, grazie al licenziamento arbitrario facilitato come sopra, il lavoratore potrà accomodarsi alla porta, forse  per uno nuovo, con nuovi sgravi e così via. Insomma, un ulteriore incentivo alla precarizzazione del lavoro, senza contare che da immemorabile si regalano sgravi ai padroni per circa 30-40 miliardi di euro l’anno, mentre la disoccupazione dilaga.
Le nuove generazioni subiscono la condanna definitiva al precariato senza diritti,  mentre si tolgono ancora tutele a chi era riuscito a conservarne qualcuna, con ulteriori peggioramenti di salari e condizioni di lavoro, e maggiore ricattabilità,  mentre banchieri e capitalisti continuano ad accumulare ricchezze a spese del resto della società.
E’ la distruzione di quel che era rimasto di tante conquiste operaie, civili e sociali, frutto delle lunghe lotte passate, costate sacrifici e vite a milioni di persone.
Le masse sfruttate esistono anche nel Molise, e tutte le vertenze in corso sono lì a ricordarcelo. Ma parte di esse hanno votato i parlamentari molisani del PD e della destra, autori di questo scempio sociale contro di loro: tutto ciò serva ad aprire gli occhi per riconquistare una coscienza di classe, che da tempo si è andata perdendo. E cosa aspetta la sinistra molisana legata a SEL o al PCDI, a rompere con  il PD anche a livello regionale e locale ? Parlamentari della destra molisana che si preoccupano di bloccare l’accoglienza a San Giuliano, mentre da bloccare c’è solo il loro governo Renzi.
Siamo di fronte ad un attacco epocale alla dignità ed alla libertà del lavoratore, alla stessa minima civiltà del lavoro conquistata: il PD è arrivato laddove neanche il capitalista pregiudicato Berlusconi era riuscito con i suoi governi, che pure sono stati tra i più reazionari e socialmente pericolosi dalla caduta del fascismo.
Siamo tornati ai tempi dei “padroni del vapore”: la vita di un lavoratore, la sua libertà e la sua dignità, i suoi sogni futuri, sono “nulla” di fronte alle criminali leggi del capitale.
Ma un’altra economia è possibile: quella governata da una classe lavoratrice che abbia riacquistato finalmente la coscienza del proprio ruolo sociale e storico di progresso, dove le pianificazioni democraticamente determinate consentano a tutti di lavorare e guadagnarsi da vivere con dignità, per una produzione volta a soddisfare non il profitto di pochi sfruttatori, ma le esigenze di tutte le persone.
Alla forza ed alla violenza di queste misure reazionarie e socialmente criminali, si può rispondere solo con una forza uguale e contraria, con un blocco sociale unitario delle masse lavoratrici, dei migranti, di tutti gli oppressi.
Anche dal Molise, a partire dalla sinistra politica e sindacale, si organizzi la resistenza ad oltranza per fermare il Jobs Act, con le forme di lotta più radicali possibili, sino all’occupazione generalizzata delle aziende, da coordinarsi in tutta Italia, mediante delegati eletti direttamente dai luoghi di lavoro.
Un percorso che deve portare ad una grande rivoluzione anticapitalista, l’unica che può cambiare lo stato di cose esistenti.

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