Isabella Rizzo, direttrice di Terminus. “Un’azienda moderna per un Molise moderno”

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E’ stata un’altra giornata di intenso lavoro. L’ennesima, in un vortice di telefonate, riunioni, incontri. Ma alla fine il bilancio è positivo. Isabella Rizzo, 42 anni, origini salentine, direttrice di Terminus, ente di formazione accreditato presso la Regione Molise valuta positivamente il percorso raggiunto in tempi molto brevi da un progetto aziendale innovativo. “ Abbiamo appena chiuso il percorso d’aula del sesto corso di formazione per operatore socio sanitario. Tra poco partiranno altre due aule sempre di operatore socio sanitario, una a Campobasso ed una a Termoli, sede dove recentemente siamo stati autorizzati dalla Regione allo svolgimento di corsi riconosciuti. Stiamo lavorando su nuovi percorsi di formazione professionale, anche utilizzando la nostra piattaforma di e learning, stiamo lavorando per avviare l’attività di formazione professionale riconosciuta nel Lazio, dove opera una nostra società partecipata, Impresapuntonet. Stiamo anche pensando all’apertura di nuove sedi nelle regioni limitrofe, in particolare Puglia e Abruzzo. Tenuto conto che il nostro ente ha appena tre anni di attività, sono estremamente soddisfatta”. A ben ragione, aggiungiamo noi. Le difficoltà quotidiane sono notevoli, incluse quelle burocratiche.

“ E’ uno dei punti dolenti della nostra attività aziendale. Noi non lavoriamo con soldi pubblici, muoviamo l’economia locale e formiamo persone che vogliono uscire dallo stato di disoccupazione o vogliono migliorare le loro capacità lavorative. In qualsiasi altro posto saremmo portati ad esempio e la pubblica amministrazione ci valuterebbe positivamente e ci valorizzerebbe. Nel Molise no. Pensi che da oltre un anno, nonostante abbiamo già gli iscritti e le richieste l’attuale Assessore alla formazione non ci autorizza allo svolgimento di corsi pagati dall’utenza. Tenga conto che nelle nostre sedi di Campobasso e Termoli arriva anche tanta gente da fuori regione, che si ferma per mesi nelle nostre città, che affitta appartamenti e alberghi, che spende e consuma nel nostro territorio. Non solo. Queste persone che fanno i corsi spesso lo fanno per avviare un’attività o perché hanno concrete prospettive di assunzione. La Regione che fa, quindi? Non autorizza i corsi, per questione di basso cabotaggio politico, non fa lavorare gli enti (che impiegano tanti dipendenti), non permette alla gente di venire in Molise, non permette ai disoccupati di trovarsi un’occupazione. Un assessore al lavoro che impedisce il lavoro, quindi. Ebbene tutto questo sarebbe assurdo in qualsiasi posto in Italia e nel mondo, ma nel Molise è semplicemente la cruda realtà”.

Ma Isabella Rizzo non è una che si scoraggia. “Guardi ne ho viste talmente tante che ormai non mi fa paura nulla. Il nostro è un progetto ambizioso e vincente e lo porteremo avanti superando ogni difficoltà, anche perché l’utenza ci apprezza e ci incoraggia.  Nelle mia vita lavorativa ho incontrato persone davvero orribili che nel Molise hanno ricoperto e tuttora ricoprono ruoli pubblici di un qualche rilievo. Così come ho incontrato persone eccezionali, che non vengono adeguatamente valorizzate. Credo che ci sia un problema di sistema in questa piccola regione, un sistema poco moderno che non premia le persone capaci e volenterose. Un peccato perchè il Molise è bellissimo ed è ricco di risorse che neanche sa di avere. Terminus nel suo piccolo punta proprio a questo: un’azienda moderna per un Molise moderno”.

E quando parla di difficoltà quotidiane Isabella Rizzo accenna ad un sorriso. Una donna, una madre di due figlie in tenera età che svolge funzioni manageriali nel Molise è un’unicità più che una rarità. “Ormai ci sono abituata. Vivo in una società fortemente maschilista, spesso palesemente sessista. Vedere arrivare una donna che gestisce con grandi spazi di autonomia un’azienda crea spesso un shock culturale. Molti, fortunatamente non tutti, non capiscono. Qualcuno si offende perché crede che il fondatore dell’azienda non voglia parlare con lui e manda avanti una specie di controfigura. E invece non è così. Terminus è un progetto aziendale complesso, dove ognuno ha un ruolo. E’ come una squadra di calcio. C’è il presidente, c’è l’allenatore, ci sono i calciatori. E ognuno deve svolgere il proprio ruolo, armoniosamente. Ma nel Molise c’è ancora una cultura feudale dell’attività economica. Esiste solo il proprietario, il titolare, il capobottega, il padrone della roba. Terminus non è così, è una cosa diversa. E’ un progetto di azienda utile all’imprenditore, ai collaboratori, ai clienti e al territorio in cui opera. Con trasparenza e rendicontabilità, anche sociale. Un progetto ambizioso che col tempo sono sicura  sarà pienamente capito e apprezzato”.

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