Il film della settimana/A man of integrity di M. Rasoulof (Iran)

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di Pietro Colagiovanni*


E’un film (2017) del regista iraniano Mohammad Rasoulof. Ha ricevuto diversi premi tra cui quello “A certain regard” al festival di Cannes. E’ un film duro, arrabbiato, intenso ma soprattutto pessimista. Un film duro anche per il suo regista, condannato ad un anno di reclusione e incarcerato dal regime teocratico di Teheran. Scelta comprensibile, quella dei pasdaran iraniani perchè il film è un’unica, intensa denuncia del soffocante regime di corruzione al potere in Iran. La trama è la storia di una tranquilla famiglia che vive nella campagna iraniana, con il padre (un incredibile Reza Akhlaghirad, altro che star hollywoodiane) dedito ad un’attività di acquacoltura. Su quel terreno una grossa compagnia ha però messo le proprie mire e, visto che Reza, il protagonista, non vuole venderela società decide di seguire strade diverse. Arresti arbitrari, minacce, espulsione dal tessuto sociale della sua famiglia fino all’incendio della sua abitazione. Il film, girato in maniera magistrale, è costruito come un thriller e il finale comunque riserva grosse sorprese. Ma non sono quelle del sogno americano (anch’esso molto costruito, la corruzione non è certo un’esclusiva dell’Iran) Reza non è Erin Brockovic, né potrebbe mai esserlo. Reza è un uomo onesto,un buon padre di famiglia immerso in un mondo in cui l’onestà praticamente non esiste. La frase chiave per capire il film è detta da una sua amica, cui hanno incarcerato per 6 anni il marito attivista e oppositore. “Qui siamo tutti oppressi e oppressori”. E in questa frase si cela la triste verità di un sistema assoluto fondato sulla corruzione. Non sveliamo il finale ma l’ultima scena vede Reza piangere disperatamente. E’la disperazione di un uomo onesto, l’uomo integro del titolo, che deve snaturarsi per sopravvivere lui e la propria famiglia. E’un pianto disperato perchè, nella cupa visione di Rasoulof, non c’è via di uscita: l’erba cattiva mangia quella buona. Non solo. I piccoli attori che lottano tra di loro per sopravvivere in questo mondo degradato sono burattini senza fili di qualcuno che muove le fila e prospera smodatamente. Reza non incontrerà mai il responsabile della società che ambisce ai suoi terreni ma lotterà per tutto il film con il suo emissario locale, alla fine un pesce piccolo, una semplice pedina. La cruda e durissima morale di questo eccellente film, con una fotografia spettacolare e attori di altissimo livello, è che un sistema corrotto funziona e chi si oppone o viene spazzato via o si adegua. Non c’è altra scelta.

Voto: 4/5

*imprenditore, comunicatore, fondatore del gruppo Terminus

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