Contro la scuola del liberalismo per la scuola della democrazia e dell’inclusione

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Il governo del PD prepara la sua controriforma della scuola. La scelta del mese di luglio per annunciare l’ultima trovata (le 36 ore di insegnamento) e soppesare le reazioni dei sindacati, per poi aprire la vera partita della riforma, è una pantomima vecchia e conosciuta. Obiettivo del governo, fedele all’Europa dell’ austerity e delle privatizzazioni, è quello di tagliare il più possibile personale e spese, inaugurando, più in generale, la nuova stagione dell’attacco al pubblico impiego. I tagli agli organici di docenti e personale ata, il mancato rinnovo dei contratti e il taglio al fondo d’istituto sono le misure che il governo prepara per smantellare uno dei pochissimi presidi di democrazia di questo paese. La scuola della democrazia che, nonostante le sue imperfezioni, dovrebbe avere il compito di abbattere le differenze sociali, garantire l’istruzione di tutte/i si sta sempre più trasformando in un’azienda che alimenta le differenze sociali, relega in un angolo i soggetti svantaggiati (la cultura del BES e i livelli di apprendimento), produce precarietà lavorativa ed esistenziale. La scuola azienda che premia i lavoratori fedeli e stakanovisti, che ha sfruttato e continua a sfruttare i precari da anni, è la scuola del mercato e del liberismo senza più regole. Il partito della Rifondazione comunista esprime la propria solidarietà  e si unisce ai vari comitati di docenti e ata che in queste ore si stanno organizzando per fermare la vergognosa proposta delle 36 ore. Inoltre, fa appello alle realtà politiche e sociali organizzate sul territorio, ai sindacati, a tutti i cittadini e ai lavoratori per creare una forte mobilitazione a sostegno della scuola pubblica e dei livelli occupazionali in questo territorio. la scuola molisana già ha subito un drastico ridimensionamento in termini di sedi scolastiche, classi, docenti e ata. La classe dirigente di questa regione ha già dimostrato un totale disinteresse nei confronti dei piccoli comuni che hanno subito  la formazione delle pluriclassi e verso le decine di docenti e ata che a settembre non troveranno più  lavoro. È tempo di aprire una reale vertenza sulla Scuola Pubblica che dia voce a chi per e nella scuola lavora e vive.

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