Centro Hub di San Giuliano, Cristiano Di Pietro: fondamentale tutelare la sicurezza delle popolazioni ospitanti

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Alla luce di quanto emerso dall’inchiesta “mafia-capitale” e del quadro d’affari nell’ambito del quale operava una cerchia ristretta di loschi personaggi, occorre fare alcune riflessioni anche in relazione ai centri di accoglienza già presenti sul territorio e alla prossima apertura del centro Hub di San Giuliano di Puglia che ospiterà addirittura 500 immigrati in un Comune che conta appena 1050 abitanti. È ovvio che ognuno di noi dovrebbe avere nel proprio dna l’istinto di aiutare chi soffre e chi, per gravi motivi, si trova in difficoltà così come è ovvio che occorra rispettare la dignità degli immigrati, ma è anche fondamentale tutelare le condizioni di sicurezza e gli equilibri socio economici delle popolazioni ospitanti. Ecco allora che, in un momento in cui sembra essere inevitabile la chiusura del distaccamento di Polizia Stradale di Larino, che lamenta già un’insufficiente dotazione di uomini e mezzi delle forze di Pubblica Sicurezza, non posso fare a meno di manifestare la mia preoccupazione.
Nella convinzione che occorra ripensare in toto le politiche e le strategie dell’accoglienza, attualmente condizionate dalla famigerata spending review, bisognerebbe fare in modo che il tema della sicurezza sia concepito in maniera organica e non, come il Governo Renzi sta dimostrando di voler fare, per compartimenti stagni. Non è possibile, infatti, stare a guardare in silenzio aspettando che si verifichino, anche in Molise, episodi di violenza simili a quelli registrati il mese scorso a Roma tra immigrati e residenti. La soluzione andrebbe cercata e decisa a Bruxelles affinché l’Unione Europea e tutti gli Stati che la compongono, condividano con il nostro Paese la responsabilità e il peso dei continui flussi di migranti che approdano sulle coste italiane. L’Europa intera non può continuare a delegare soltanto a noi la questione dell’immigrazione. Dovrà pertanto rivedere il sistema di accoglienza di queste persone disperate che decidono, a rischio di morire, di affrontare il viaggio della speranza verso l’Italia. Detto questo, è chiaro che chi arriva nel nostro Paese deve essere, in prima battuta, soccorso e curato, ma è altresì necessario che rientri poi nel Paese di origine dove dovranno essere previsti aiuti e strutture adeguate ad arginare il problema e ad evitare il continuo flusso di profughi verso l’Italia. Cristiano Di Pietro

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