Strategia europea sul “Right to stay”, Di Lucente: senza servizi resta solo uno slogan
- redazione informamolise
- 9 mag
- Tempo di lettura: 2 min
L’assessore regionale Andrea Di Lucente interviene sulla nuova
strategia europea sul “Right to stay”, presentata a Bruxelles dal
vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto,
invitando ad una riflessione concreta sulla condizione reale delle
aree interne italiane, del sud, e, in particolare, del Molise.
“Il principio del diritto a restare è certamente condivisibile – dichiara
Di Lucente – ma il rischio è che si continui a parlare di strategie e
programmazioni senza affrontare fino in fondo le criticità quotidiane
che stanno svuotando i nostri territori. Perché nelle regioni
caratterizzate da aree interne vaste e fragili, come il Molise, il
problema non è soltanto creare nuove misure di sostegno: il
problema è garantire condizioni minime per poter vivere.
Possiamo prevedere premialità, incentivi e strumenti dedicati alle
aree interne, ma se poi chiudono gli ospedali, se vengono meno i
punti nascita, se i pazienti sottoposti a dialisi devono spostarsi nelle
regioni limitrofe, se persistono problemi infrastrutturali e
collegamenti insufficienti, allora si crea un circuito senza uscita.
In questo quadro emerge una contraddizione politica sempre più
evidente: mentre da Bruxelles il vicepresidente, esponente di
Fratelli D’Italia, Fitto, parla di nuove strategie europee per
difendere il diritto a restare nelle aree interne, sul territorio molisano
il Ministro della Sanità e il sottosegretario del suo stesso partito, per
mano dei commissari incaricati, continuano ad avallare tagli,
ridimensionamenti e chiusure che stanno progressivamente
mettendo in ginocchio il sistema sanitario regionale. Una linea che,
peraltro, non trova alcuna reale opposizione neppure da parte dei
rappresentanti molisani di FdI eletti in Parlamento.
È facile dedurre che questa incoerenza tra gli obiettivi annunciati a
livello europeo e le scelte che vengono concretamente portate
avanti sui territori, rischia di compromettere qualsiasi strategia di
rilancio delle aree interne: perché non può esistere alcun diritto a
restare se, parallelamente, si continua a indebolire la rete dei
servizi essenziali che rende possibile vivere, lavorare e costruire
futuro in queste comunità.
Senza servizi essenziali il diritto a restare rischia di rimanere
soltanto un principio astratto. Penso ai tempi lunghissimi necessari
per la riapertura del Ponte Sente (chiuso da ormai 8 anni) o alle
difficoltà legate ai collegamenti ferroviari: tutto questo contribuisce
ad aumentare il senso di isolamento delle comunità e ad alimentare
lo spopolamento non potendo offrire un’idea di futuro né ai giovani,
né alla nostra popolazione anziana.
Per far sopravvivere le aree interne bisogna partire dalla base, e la
base è rappresentata proprio dai servizi. Senza sanità,
infrastrutture, e trasporti efficienti, l’abbandono della propria terra
diventa una scelta obbligata. E senza servizi non possiamo
neppure pensare di essere attrattivi per nuovi insediamenti
industriali o per investimenti produttivi.
Il Molise dispone di strumenti importanti legati all’Obiettivo 1, ma
oggi non basta più poter contare soltanto sulle agevolazioni. Se non
costruiamo un sistema territoriale realmente funzionante, rischiamo
di perdere anche le opportunità di sviluppo e investimento. Le aree
interne hanno bisogno di interventi concreti, organizzati e strutturali.
Le aree interne non hanno bisogno soltanto di misure teoriche o di
enunciazioni di principio, ma di politiche capaci di incidere nella vita
quotidiana delle persone. Solo così il diritto a restare potrà
diventare una possibilità reale e non uno slogan”.



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